Ciò che possiamo licenziare

Visualizzazione post con etichetta Piero Grasso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piero Grasso. Mostra tutti i post

lunedì 21 settembre 2015

La minoranza del Pd fa sul serio?

Per far sul serio ci vuole un progetto e la voglia di rischiare. Della minoranza del Pd non si capisce quale sia il progetto politico. Ha mancato molte occasioni tattiche.I posteri se vorranno giudicheranno.

La minoranza del Pd fa sul serio? Non è certo la domanda del secolo e neppure dell’anno. A voler essere buoni lo si può considerare l’interrogativo del giorno e forse della settimana. Come orizzonte temporale non si può certo andare più in là che il rischio del ridicolo è addirittura prima di arrivare all’angolo.
Quel che è certo è che a far la voce grossa quelli della minoranza ci provano, qualche volta alla Camera, qualche volta al Nazareno e, come in questi giorni anche al Senato. Quando minacciano di non votare Renzi convoca una direzione e li liquida dicendo che devono seguire i suoi desiderata legislativi: «non per disciplina di partito ma per lealtà e senso di responsabilità.» Che poi è come dire che chi non pensa come lui è un irresponsabile neanche tanto leale con il partito che l’ha fatto eleggere ovvero che lo deve fare per disciplina di partito. Ovvio.

Comunque, fino ad ora la minoranza non ha dato grandi grattacapi al segretario del partito se si fa eccezione per la seccatura, Renzi direbbe lo sbatti, di convocare periodicamente, spesso dalla sera alla mattina, una direzione straordinaria. Ne sono già state convocate 25 e tutte sono finite con lo stesso risultato: ex bersaniani, ex dalemiani, ex veltroniani, ex ulivisti tutti diventati renziani più i renziani doc vincono a stragrande maggioranza su bersaniani e dalemiani e veltroniani (se ce ne sono ancora) e ulivisti rimasti tali. Copione di una noia mortale che da quasi due anni si ripete sempre uguale. Se qualcuno ci vede un plagio ha ragione: il riferimento è a Dalla ed alla sua critica alla musica andina che noia mortale son più di tre anni che si ripete sempre uguale. Però la domanda resta: la minoranza del Pd fa sul serio?

Per fare sul serio in politica, come in qualsiasi altra attività, ci vogliono almeno due condizioni: una necessaria ed una sufficiente, più un corollario. Quella necessaria presuppone un progetto, nel caso specifico politico, che la minoranza non ha mai esplicitamente dichiarato se non per differenza. Ovvero dire il contrario di quello che sostiene il segretario Renzi. Che magari è pure giusto, ma poggia sul quasi nulla e richiede troppi sforzi per capire quale è il vero senso del busillis. Quella sufficiente è che si abbia la voglia di rischiare. Il rischio, è inteso, sta tutto nella possibilità di una prossima candidatura. E qui cominciano i distinguo perché tra quelli che possono campare anche fuori dalla politica, pochini, quelli che diventerebbero simil esodati: troppo giovani per la pensione/vitalizio e al contempo disoccupati dalla politica, poi ci sono quelli che fuori dalla politica non sanno che altro fare. Sono quelli a cui le mogli non affiderebbero neanche il cane da portare a far la pipì. 

E poi c’è il corollario: cogliere le occasioni topiche di distinguo che di solito sono occasioni tattiche. E su queste la brillante minoranza non ne ha colto alcuna. Non l’ha fatto con il job act, non l’ha fatto con la sedicente buona scuola e, per distinguersi, non ha neppure colto le occasioni offerte dai casi Azzollini e e Calderoli. In quest’ultimo si è arrivati al paradosso che il senatore (nominato e non eletto) Gotor Miguel ha votato a favore del diffamatore ed ha accettato lo spacchettamento del reato per, ha detto, disciplina di partito. Da scompisciarsi. E negli ultimi giorni questi pericolosi sinistri hanno evitato di votare contro la proposta di calendario della maggioranza rinunciando a battersi per rispedire la riforma del Senato in Commissione e come se non bastasse non hanno dato nessun aiuto al Presidente Grasso. Che quel «se apre l’articolo 2 valuteremo le conseguenze» detto da Renzi rivolto alla seconda carica dello Stato ha molto più che un vago sentore di minaccia. Quindi la minoranza del Pd sulla questione Senato farà sul serio? Vien da dubitarne ma si lasci la possibilità ai posteri di emettere l’ardua sentenza. Sempre che non abbiano qualcosa di meglio da fare.

lunedì 18 marzo 2013

L'evoluzione della specie: da Grillo (parlante) a Gufo (saggio).

In natura non sopravvivono i migliori, né i più intelligenti ,né i più forti ma solo le specie che sanno evolvere con il mutare del contesto. Se Grillo evolvesse in gufo sarebbe un gran bel cambiamento.  Distruggersi con le proprie mani è un attimo. Sarebbe un vero peccato, oggi,  perdere tutto il già fatto.

Il Grillo parlante


Quando nel 1798 Thomas Malthus scrisse il “Saggio sul principio di popolazione” avrebbe tratto senz'altro grande lusinga dal sapere che alcune sue intuizioni sarebbero state riprese, nel 1855 da Alfred Russel Wallace e quattro anni dopo, da Charles Robert Darwin per chiarire a sé stessi e al mondo intero quando, come e perché le specie evolvono. 
Che poi queste stesse categorie siano utilizzate,154 anni dopo i due grandi naturalisti, da un blogger polemico-dadaista per cercar di chiarire a sé stesso e ad altri quattro gatti l'evoluzione della politica in questo sciagurato Paese l'avrebbe incuriosito per qualche minuto o forse l'avrebbe lasciato indifferente.
L'intuizione di Malthus e dei due geni che lo seguirono si sintetizza in: «Sopravvivono le specie che hanno capacità di adattamento. E hanno l'abilità di evolvere con il contesto. Magari trasformandosi morfologicamente».
Se Grillo Giuseppe, in arte Beppe, e il suo amico Casaleggio Gianroberto, riflettessero qualche minuto e su queste tre semplici frasette probabilmente, essendo intelligenti e vispi come pochi nell'attuale panorama politico, ne trarrebbero di guadagno.

Laura Boldrini Presidente dellaCamera
Loro grande merito è stato di aver capito e sentito più di ogni altro la voglia di cambiamento. In quattro-e-quattro-otto, alla faccia di politici consumati, nel senso di usurati, hanno costruito un grande movimento di popolo. Semplicemente con il loro esserci hanno posto al centro della politica italiana questioni che altrimenti sarebbero state marginali o al più parte della tradizionale giaculatoria politica. Chi non rammenta la vecchissima vignetta di Altan con la donna che dice: «Non mi ricordo più se veniamo prima dei disoccupati e dopo i giovani o tra il mezzogiorno e i pensionati”. 
Ambiente, spesa pubblica, legge elettorale, conflitto di interesse,leggi antimafia, costi della politica non sono più disegni di fumo ma sono già diventate questioni pratiche. In questo parlamento i tentativi di mercato delle vacche o di inciucio abortiscono ancor prima che il solito D'Alema riesca a pensarli. Stanziali della politica sono costretti a neppure provare a salire sugli alti banchi delle istituzioni. Avere come presidente del Senato Piero Grasso e della Camera Laura Boldrini è già un bel salto di qualità rispetto ai precedenti. Uno spariglio l'hanno chiamato quelli che ne capiscono di giochi di carte. Bersani ed il Pd se vogliono sopravvivere saranno sempre più costretti a sparigliare e questo significa per loro fare altro rispetto a quanto hanno praticato fino ad ora. E tutto questo è indubbio merito del Movimento 5 Stelle. Non ci fosse stato la zuppa sarebbe stata sempre la stessa. Semplicemente viepiù irrancidita.

Thomas Malthus
Ora l'abilità consiste, e questo è il riferimento al trio Malthus-Wallace-Darwin nel capire che non si può essere monocordi. Aver passato anni nei panni del grillo parlante ha pagato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno un po' sordo d'orecchio non ha sentito nessun boom questo c'è stato. E per d'avvero. Avere occupato i banchi alti per “star sul collo” ai vecchi politici è stata una bella mossa. Non solo simbolica. Che poi sono i simboli a smuovere le montagne. 
E adesso ancor più che simbolicamente la specie grillo deve evolvere e passare allo stato di gufo. 
I gufi hanno un udito finissimo, caratteristica già dimostrata nel recentissimo passato, sa ruotare la testa di 270°, così vede ovunque senza sforzo, si mimetizza benissimo e si nutre di topi, altri uccelli e anche, fatto non strano, di insetti.
Inoltre nel periodo marzo maggio, guarda caso, nidifica, la femmina può fare due covate da 3 a 10 uova. Che suona bene, per chi vuol capire la metafora.
Nella cultura popolare, che di solito ci azzecca, il gufo è rappresentato come portatore di saggezza ed erudizione. Nonché portatore di cultura. Ha il piccolo difetto di essere un filino permaloso. Ma questo anche il grillo. Però nessuna tradizione racconta che il grillo o il gufo abbiano deliri di onnipotenza. Che distruggersi con le proprie mani è un attimo.
By the way: insultare le donne tunisine non porta grandi vantaggi ma solo sgradevolezze. Nessun paese ha il monopolio delle peripatetiche o, come dicono in Francia, les mademoiselles che fanno dei free-lance sur le trottoir. E' professione ampiamente distribuita e qualche volta viene esercitata anche a corte.