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sabato 6 gennaio 2018

Canone RAI si anticipa il carnevale



Orfini Matteo, presidente Pd, sul canone va oltre Renzi. Meglio la fiscalizzazione che il canone. Come si fa ad essere indipendenti se si dipende da qualcuno per i fondi di mantenimento? Amletico quesito che Orfini Matteo, ex portaborse dalemiano e ora renziano, non si è mai posto.

Orfini Matteo - Presidente Pd - ex portaborse di  D'Alema
                                                         
Il carnevale 2018 cadrà nella seconda settimana di febbraio e l’11 del mese sarà sabato grasso. Quindi festa e scherzi a più non posso, per le donne e gli uomini normali di questo paese. Ma la regola non vale per i bonzi del Pd che vogliono anticipare il divertimento già all’inizio di gennaio. E quindi pensa che ti ripensa sono giunti alla conclusione che sarebbe stata una bellissima barzelletta lanciare l’idea dell’abolizione del canone RAI. Risate a crepapelle.
Tra quelli che si sono messi subito in scia, aumentando le risate, l’Orfini Matteo, come ti sbagli. L’Orfini, una vita da portaborse: prima di D’Alema, grazie al quale entra in parlamento, ed ora di Renzi grazie al quale è diventato presidente del Pd. E con il peso della sua carica, che conta come il due di picche quando la briscola è cuori, sostiene che il canone va tolto del tutto e che la sua fiscalizzazione fa più forte la RAI. Giusto per spiegare ad Orfini quel che ha detto, per fiscalizzazione si intende che i costi RAI saranno sostenuti dallo Stato. Mica male come idea. Che poi ci si domandi da dove lo Stato (o il governo) trarrà i soldi è un dettaglio del tutto trascurabile. Magari da tasse indirette che toccano chi ha meno e lasciano indenni chi ha di più. Come si possa essere più forti dipendendo dallo Stato (e dal governo) piuttosto che dal canone è tutto da dimostrare. Ma l’esperienza della vita questo ha dimostrato all’Orfini Matteo: dipendere è meglio che essere autonomi.
 Quando nel 2016 il governo Renzi decise di inserire il canone RAI nella bolletta della luce si sollevarono alti lai solo dal gotha della nazione (come non ricordare le critiche del Testa Chicco) mentre ai più il provvedimento non faceva né caldo né freddo: tanto il canone già lo pagavano. Anzi alcuni ne furono addirittura felici: calava di qualche euro, veniva rateizzato, ma soprattutto andava a pescare quei furbetti e quelle furbette, alla Santanché, che non lo pagavano. Quindi un bel colpo per ridurre l’evasione. Ovviamente l’idea di aver fatto una cosa giusta, ancorché un po’ pasticciata, deve aver sconvolto sia il Renzi Matteo che i suoi pasdaran e, come noto, i pasdaran non brillano per acume. Ora nel Pd e nel governo si trovano ancora dei pensanti, pochi, che a far la parte dei buffoni non ci stanno.
Uno di questi, il ministro Calenda ha dichiarato che da qui alle elezioni, il 4 marzo, si assisterà ad una sorta di Truman show dove, ma questo era sottinteso tutti i cialtronazzi che calcheranno il palcoscenico lanceranno le più esilaranti promesse. Da chi prometterà di  regalare la pasta per dentiere a chi dirà di voler togliere l’Iva da questo o quel prodotto a chi garantirà che sarà tre volte natale e  festa tutti i giorni. Magari anche la vita eterna, ma a rate. E l’abolizione del canone Rai rientra a pieno titolo in questo filone. Alleluja.
Con la fine del carnevale finiranno anche le corbellerie in libertà? Sarebbe auspicabile ma non accadrà.

giovedì 29 novembre 2012

Che bella la settimana prima del ballottaggio


Sono come i giorni che corrono prima degli esami. L'adrenalina scorre a fiumi e l'eccitazione è massima. I cuori battono all'impazzata e di tanto in tanto vengono i sudori freddi. Sembra un torneo di calcetto. E c'è chi perde le staffe.


In attesa del d-day si gioca e si scherza come ai tempi del liceo. O, se si vuole parere più maturi, come a quelli dell'università. Prima della tesi. Talvolta ripercorrendo a mente tutto il programma si pensa «acc..., questa non la so.» Panico. Ma poi ci si ripiglia,subito dopo perché sale dal profondo anche la domanda “che si sa.” Di solito quella più facile. Cuor contento il ciel l'aiuta.
I giorni scorrono lenti e frenetici al tempo stesso. La questione di fondo resta: “dove vanno a finire i voti degli alti tre?”
Gli incontri clou sono già programmati: 
Bersani-Puppato, Renzi-Tabacci, Bersani-Tabacci, Renzi-Puppato. Già, perché a guardarla bene più che l'agenda di una settimana politica sembra il calendario dei play-off di un torneo di calcetto. Dando seguito alla semantica di un tifoso obnubilato che definì il coinvolgimento in politica con “discesa in campo.” Dimostrando anche in questo scarsa competenza.
Gli spogliatoi di solito stanno a livello dei seminterrati e i giocatori salgono scalette per raggiungere il terreno di gioco. Quindi “si sale in campo.” Almeno si va verso l'alto. Che per chi viaggia sotto il metro e mezzo dovrebbe essere una bella aspirazione
E con l'aiuto di tutti e anche un po' della fortuna ci si libererà definitivamente “del liftato del cucù.” Che Angela Merkel non l'ha ancora dimenticato.

La partita Bersani-Vendola c'è già stata. Con soddisfazione di entrambi. Anzi Nichi a cose fatte ha detto «ho sentito profumo di sinistra.» Cosa vuol dire avere il senso dell'olfatto. Anche se, di solito, dopo il calcetto quel che si sente non è profumo e comunque come dicono i britannici, che se ne intendono, la politica quando è ben fatta non è solo ispirazione ma anche traspirazione. E pure tanta. Nel senso di fatica.
Comunque Bersani ha portato a casa i tre punti. Almeno in potenza. Ché i voti, fuori dal porcellum non si spostano come cassette di pomodoro. In compenso non ci sarà l'incontro Renzi-Vendola, perché il secondo gioca solo con chi conosce e con Bersani ha antica frequentazione. Anche se poi su tanto divergevano e divergono, non foss'altro che sull'atteggiamento avuto sulla prima proposta Marchionne e sull'articolo 18. E questo è da spiegare alla base di Sel.
Matteo Renzi conferma che se perderà non andrà in Africa e i popoli di quel continente ringraziano sentitamente avendo già ospitato Nino Benvenuti, Guido Bertolaso, Flavio Briatore e schivato Walter Veltroni. Anche per loro, una volta tanto, un po' di fortuna. Inoltre il fiorentino ribadisce che non chiederà strapuntini di potere ma continuerà a fare il sindaco. Bello. Si tratterà di vedere se vero. E soprattutto se quelli che si sono impegnati con lui saranno della stessa idea.

Chi invece vuole a tutti i costi rimanere è Rosy Bindi che sempre più assomiglia a Daniela Santanché. Per toni e atteggiamenti. Si vede che le passionarie hanno tratti comuni. Plastica a parte. Che poi partire dall'Azione cattolica per arrivare al vaffa lanciato a Bianca Berlinguer in diretta tv non è un bel viaggio.
Il derby Bersani-Renzi s'è giocato con fair play pur ciascuno ribadendo il proprio stilema. Di volta in volta si sono dati reciprocamente ragione, hanno condiviso alcune posizione e ribadito che su altre l'accordo non c'è. D'altra parte fanno parte dello stesso partito anche se di diverse correnti. Ci sta.

Pier Luigi non ha rinunciato alla vivida metafora e se n'è uscito con un «meglio un passerotto in mano che un tacchino sul tetto.» Perché poi uno debba tenere un passerotto in mano e che ci faccia un tacchino sul tetto non si sa. Forse quelli della Lipu (Lega italiana protezione uccelli, ndr) non apprezzeranno ma oramai è detta, a beneficio dei cultori del genere. Matteo ha cercato di spruzzare un po' di sinistra qua e là, neanche fosse Chanel n°5 e poi, ha inseguito il segretario sul terreno delle metafore. Ha paragonato sé stesso e Bersani a due allenatori. Neanche a dirlo. Ovviamente Bersani è l'allenatore che gioca con vecchie glorie (che poi son vere glorie?) ed è perdente, mentre lui ha moduli di gioco aggressivi e vincenti. 
Quindi tutto nella norma.
L'ultima domanda di Monica Maggioni: «avete una persona a cui chiedere scusa. E perché.»
Bersani è paterno: «la mia famiglia, mia moglie e le figlie, per tutto il tempo rubato. E il parroco per lo sciopero dei chierichetti». Con tanto di richiesta coram populo di perdono dall'aldilà. Da Giovanni XXIII al parroco di Bettola, che altro può mancare?
Mentre il riferimento di Renzi continua ad essere il giovane precario:«chiedo scusa a mio fratello che laureato con centodieci e lode in medicina ha lasciato Firenze per non fare il medico fratello del sindaco. E se ne è andato all'estero.»
Colpo di scena. Bersani dice: «Come mio fratello. Dico sul serio. Come mio fratello.»
Vuoi vedere che avevano un fratello in comune e non lo sapevano?
Alla notizia a D'Alema sarà venuto uno sturbo.