Ciò che possiamo licenziare

Visualizzazione post con etichetta Corte Costituzionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Corte Costituzionale. Mostra tutti i post

domenica 12 febbraio 2017

Alla Consulta piace il gioco dell'oca

Il porcellum è stato considerato (giustamente) incostituzionale perché toglieva ai cittadini la rappresentatività Mentre avere un candidato bloccato in diverse circoscrizioni li rappresenta. Un passo avanti e un passo indietro. Come nel gioco dell’oca.


Pare che i francesi dicano che la vita è un gioco mentre per gli inglesi il cricket è un gioco. Per gli italici, come al solito, esiste la via di mezzo: la vita è un gioco ma solo un po’. E con qualche probabilità a questo principio si devono essere attenuti i tredici giudici della Consulta. Peraltro il gioco dell’oca fa fare passi avanti e passi indietro a seconda che si cada su una casella o su un’altra. Come soprammercato è abbastanza popolare lungo tutto lo stivale e non potrebbe essere diversamente. I tredici giudici della Corte sono pur sempre italiani. Comunque alla fin della fiera la Consulta ha reso note le motivazioni che stanno alla base della sentenza emessa lo scorso 25 gennaio e quindi un qualche senso di divertimento ha toccato l’animo di più d’uno dei sessanta e briscola milioni di italiani. Neonati inclusi.

La sentenza ha ammesso che i capilista possano essere bloccati e che in aggiunta un candidato possa essere capolista in più collegi. Cosa bizzarra visto che si è considerato incostituzionale il porcellum – vera porcata che ha assistito a diverse elezioni -  perché metteva in scena una lista bloccata. Ovvero alterava il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti e coartava la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti.  In altre parole con la nuova sentenza si fa un passo avanti ed uno indietro. Il passo avanti sta nel principio che la lista non possa essere bloccata. Il passo indietro è che il principio viene negato per il capolista. Il gioco dell’oca.

Se però il capolista presentato in più circoscrizioni risultasse eletto in tutte non potrà scegliere motu proprio il collegio d’elezione, ma dovrà affidarsi al caso, magari tirando due dadi. Così come avviene nel gioco dell’oca, dove il caso la fa da padrone.

Quindi la Corte ha decretato che il ballottaggio è incostituzionale non essendovi un quorum minimo. Quorum che non esiste nel processo di elezione del sindaco che assai spesso viene scelto con il ballottaggio. Pertanto, a logica, che non esiste nel gioco dell’oca, una bella percentuale dei sindaci d’Italia è incostituzionale. Divertente.

Infine la Corte ha sentenziato che  il premio di maggioranza è legittimo perché fissa  «una soglia di sbarramento non eccessivamente elevata (40% dei voti per ottenere il 55% dei seggi) che non determina di per sé una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo.» Aggiungendo poi che «se il premio ha lo scopo di assicurare l’esistenza di una maggioranza, una ragionevole soglia di sbarramento può a sua volta contribuire allo scopo di non ostacolarne la formazione»  Il tutto senza considerare che un sistema proporzionale difficilmente potrà permettere ad una singola lista di ottenere quella percentuale. Mai successo neppure al tempo della Democrazia Cristiana. Così come il premio dato alla coalizione non garantisce la governabilità. Cosa già accaduta almeno un paio di volte negli ultimi vent’anni.   Ancora una volta un passo avanti ed uno indietro. Come nel gioco dell’oca.

Il tutto scritto in cento pagine. Il che fa, della Corte Costituzionale uno dei peggiori nemici della foresta amazzonica e contemporaneamente un grande estimatore del gioco dell’oca

Poi, detto per inciso, come dato esclusivamente statistico, cinque dei tredici giudici sono stati nominati da Napolitano Giorgio che ha passato la più parte della sua vita in Parlamento, sia nazionale sia europeo. Come dire i posti d’elezione del gioco dell’oca.

sabato 25 giugno 2016

La Corte Costituzionale dice sì alla bambina con due mamme. Bene per adesso ma quando sarà adolescente?

Va bene l’interesse del minore nella fase dell’infanzia e della pubertà, ma questo interesse sarà lo stesso in quella dell’adolescenza? Avere due mamme può essere uno svantaggio per una ragazza. Chi se la sente di affrontare due suocere?L’adozione a tempo potrebbe essere una soluzione. Bene comunque che abbia trionfato il buon senso con buona pace di Alfano e company.

Una bambina con due mamme
E così la Corte Costituzionale ha stabilito in modo inequivoco che in una coppia dello stesso sesso la figlia o il figlio biologico di uno dei due partner può essere adottato anche dall’altro.  L’ha fatto, ovviamente, da par suo e cioè in punta di diritto considerando e ponzando sia sulla legge cosiddetta Cirinnà sia su quanto precedentemente la giurisprudenza aveva già fatto suo e , a fortiori ratione, rientra addirittura nel senso comune. Che proprio perché comune questo senso sfugge alla comprensione di Angelino Alfano e della sua piccola congrega, così come a personaggi di indubbia levatura e caratura come il Gasparri Maurizio o il Giovanardi Carlo, giusto per portare ad esempio due dall’acuminato sapere. 

Il senso comune vuole che in una disputa che veda coinvolto un minore il giudizio debba tener conto dell’interesse di questo e di null’altro. Ora detto così può parere fin troppo facile ed ecco allora la motivazione, orpellata come si conviene, che la Consulta, mai così benemerita, ha scritto: «Si rileva che la legge del 20 maggio 2016, numero76 (regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) entrata in vigore il 5 giugno, non si applica, ratione temporis, ed in mancanza di disciplina transitoria, alla fattispecie, dedotta in giudizio.» Il che, chiarissimo per il Gasparri ed il Giovanardi, tradotto per i comuni mortali, significa che la legge sulle unioni civili non c’entra in modo alcuno con la decisione se far adottare un bimbo oppure meno alla compagna (nel caso specifico) della mamma o al compagno del papà. E questo in base alla legge 184 del 1983 che disciplina le adozioni in generale. La qual legge 184 stabilisce che nel processo adottivo va tenuto conto dell’interesse del minore che è prevalente rispetto a quello degli adulti. E fin qui a parte quelli dall’acuminato sapere ci si poteva arrivare facilmente. E quindi evviva che anche la Consulta ci sia arrivata. Evviva Evviva.

Però, come in tutte le grandi questioni che toccano la summa del pensiero e della vita c’è anche un però. In termini pratici l’interesse del minore non è dato una volta per tutte, come sempre, non è che la briscola sia la stessa ad ogni partita. Il minore evolve nel tempo e il suo interesse, che deve prevalere sempre su quello dell’adulto, può anche cambiare di segno. Ed arrivare pure al suo opposto. Quindi se è lecito oltre che ragionevole, pensare che una bimbina, intesa qui come sineddoche,  di tre, ma pure di quattro e foss’anche nove anni abituata a vivere con due mamme veda nel suo interesse essere adottata da quella che non l’ha partorita, la stessa cosa con uguale facilità non può essere data per assodata nel momento in cui questa passa dalla pubertà all’adolescenza. Poiché l’interesse di una adolescente è di molto diverso da quello della bimbina che fu. L’adolescenza è quella fase della vita nella qualle all’affermazione «Di mamma ce n’è una sola» di solito risponde «E meno male»

Una adolescente già soffre di suo la presenza di una sola mamma, asfissiante, impicciona e ficcanaso quanto basta, figurarsi cosa significhi per lei combattere e difendersi da due dello stesso genere che per definizione hanno le stesse caratteristiche essendo ambedue mamme. Si provi un po’ a ricordare il risveglio del mattino e la ciabatta “educativa” e si moltiplichi il tutto pr due. Se già è difficile nascondere il diario ad una, che al confronto Sherlock Holmes è un pivello, diventa  missione impossibile, nasconderlo a due. Senza contare poi il controllo pre uscita fatto doppio, il dover mostrare d’avere indossata la condottiera due volte, nonché sottostare al doppio interrogatorio in fase di rientro. E il doppio controllo sulle date fatidiche. E anche la doppia spiegazione del perché piaccia quel ragazzo e non quell’altro e alla fine doversi sorbirsi il doppio predicozzo sui fatti della vita. Per non dire del doppio racconto e del doppio pianto per le pene d’amore. Uno strazio. Che se si passa la vita stressate dai genitori e angariate dai figli (se ci saranno) la prima parte con due mamme deve essere assolutamente mortale. 

Senza dire degli effetti collaterali che colpiscono chi per sua ventura si trova a gravitare intorno a questa bizzarra famiglia e che magari di mamma ne ha una sola (beato). Questo non si capaciterà di dover sottostare allo sguardo indagatore delle due mamme della fidanzata. E delle doppie critiche. Problema mica da ridere. Quanti in coscienza avrebbero l’ardire di affrontare due suocere? E dover trangugiare la famosa zuppa della suocera che poi sono due? Cioè anche due zuppe? E magari essere costretto a chiamare entrambe mamma con l’incredibile situazione di averne addirittura tre? Detto seriamente potrebbe essere addirittura causa di divorzio per crudeltà mentale. Senza contare che: quanto può essere viziato un bambino con tre nonne?
Tutto ciò considerato varrebbe la pena che qualcuno dei sonnolenti parlamentari considerasse con la dovuta serietà la questione e sollevasse le fondamentali obiezioni di merito fino alla proposta di  legiferare sul fatto che l’interesse del minore con due mamme lo si debba considerare “a tempo”.  E dunque vada rinegoziato, come il debito di Roma, considerandolo variabile dipendente dall’età dell’adottato.
Comunque bene che la Corte Costituzionale sia intervenuta per rendere il buon senso parte integrante del diritto con tanto di sentenza. Non capita spesso.


domenica 14 giugno 2015

Corte costituzionale: se mancano due membri è difficile. Se ne mancano tre allora è fatta.

Da sette mesi si attende l’elezione di due giudici ma non si trova il quorum. Tra un paio di mesi scadrà il mandato di un terzo e allora tutto sarà più facile. Questi tre sono in quota Parlamento cioè spartizione partitocratica. I giornalisti lo sanno ma tacciono.

Giusto per i distratti si parte con un breve riassunto. La Corte Costituzionale, detta anche Consulta dal nome del palazzo in cui ha sede, come compito istituzionale ha di verificare la legittimità delle scelte operate dal legislatore, cioè a dire dallo Stato e dalle Regioni. Tra i cosiddetti contrappesi è il più importante. 

La Corte del Belpaese è composta da quindici membri che sono eletti per un terzo cadauno dal Presidente della Repubblica, dal Parlamento in seduta congiunta (leggesi spartizione tra i partiti) e dalle supreme  magistrature ordinaria ed amministrativa che poi sono la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione. La tripartizione delle nomine è stata voluta dalle Madri e dai Padri della Repubblica per favorire (se non proprio garantire) il massimo dell’equilibrio possibile. Che poi ci si riesca (e ci si sia riusciti) è tutto un altro paio di maniche. Ogni giudice, a prescindere da chi l’ha nominato, dura in carica nove annie non può essere rieletto.

Attualmente i giudici sono tredici (dodici più il presidente) e a completare l’organico ne mancano due, guarda caso sono quelli di nomina parlamentare. L’ultimo giudice eletto dal Parlamento porta la data dell’11 novembre 2014 e nei sette mesi successivi per arrivare ad oggi, i deputati e senatori non sono riusciti a trovare due nomi su cui concordare. Anzi ne hanno bruciati diversi, non che su questi ci fosse da strapparsi le vesti però un qualche titoletto ce l’avevano. Apparentemente quindi la situazione sembra grave ma poiché al solito non è seria ci si sarà ben presto una soluzione. E tutti, dai deputati ai giornalisti, dai soloni del diritto alle matricole della facoltà di tappologia, sanno che basta aspettare la fine di luglio e il nodo gordiano si scioglierà come per incanto. Ma nessuno lo dice. Omertà assoluta.

Comunque, perché luglio? Perché a luglio scadrà il mandato di un terzo giudice Paolo Maria Napolitano. E quindi?  E quindi, penseranno i più, la situazione si farà più difficile e complicata. Per niente proprio, a quel punto tutto sarà più facile e filerà liscio come l’olio. Perché?  Perché, santa innocenza, ci saranno a disposizione più posti da spartire. Infatti i tre seggi a disposizione potranno essere equanimemente ripartiti tra i tre partiti maggiori, quantitativamente parlando, che siedono in parlamento: Pd, M5S e Forza Italia. A quel punto secondo il detto che un po’ per uno non fa male a nessuno si potrà procedere. Si deciderà per una terna o per un trio, visto il clima, e come per incanto ci saranno i voti per risolvere la faccenda. Non è bello a dirsi e nemmeno a farsi ma è quello che accadrà.

Ovviamente la cosa potrebbe (o avrebbe potuto) essere ben spiegata al popolaccio ma i signori che gestiscono le notizie, gli aspiranti cani da guardia del potere, si son ben guardati dal farlo. Mica si vorrà disturbare i manovratori mentre traccheggiano in attesa di arraffare un’altra fettina di potere e di influenza su un organo tanto importante.

Si dirà che la vita è così e che bisogna essere realisti e farsene una ragione. Cosa che accade ogni giorno. Mai nessuno che dica che proprio perché accadono queste cose la vita è così e sarebbe proprio un bel colpo riuscire a non farsene una ragione.

venerdì 22 maggio 2015

PierCarlo Padoan: ignorante e pericoloso .

Con l’intervista rilasciata a La Repubblica dimostra di non aver ben chiaro qual è il ruolo della Corte Costituzionale. Il rivendicare la preminenza delle scelte del governo sul diritto e il richiedere uniformità di pensiero tra Consulta ed esecutivo è storia già vista e apre le porte a pericolose involuzioni

Fino ad ora PierCarlo Padoan pareva simpatico con quella sua aria da gnomo del bosco catapultato in politica e nel governo praticamente a sua insaputa. Faceva simpatia quel suo arrabattarsi (figurativamente parlando)  per trovare i fondi necessari a soddisfare tutti i desideri del suo giovin signore.  Ce lo si immaginava come il piccolo scrivano fiorentino, tutte le notti, chino sui libri dei conti con il lapis appuntito completamente avvolto da quei rotolini bianchi che la vecchia calcolatrice Olivetti a manovella sa produrre a iosa. E si aveva comprensione per quel suo “trovare” un miliarduccio qua e un ,miliarduccio là riuscendo ogni volta a sovvertire l’antica regola della matematica che recita: cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Con lui il PierCarlo Padoan da Roma il risultato cambiava a piacimento. Era tenero.

Oggi fa molta meno tenerezza anzi incute un bel po’ di paura e se va avanti così che questa si trasformi in terrore sarà un attimo. Con l’intervista rilasciata oggi a la Repubblica nella quale critica aspramente, i telegiornali dicono bacchetta, la Consulta per la decisione presa sulle pensioni dimostra di essere ignorante (nel senso etimologico del termine) e pericoloso. E non serve stabilire se più ignorante o più pericoloso i due aggettivi assai spesso vanno di pari passo. E il risultato non è bello come spesso dimostrato dalla storia e Achille Starace, tanto per dirne uno, ne fu un efficace esempio.

Per la cronaca il Piercarlo Padoan ha dichiarato «La Consulta doveva valutare i costi della sentenza sulle pensioni» Bello, ma la Consulta non è lì per quello.
È ignorante il Padoan poiché dimostra di non conoscere, di ignorare, il senso ed il perché sia stata istituita la Corte Costituzionale. Gli basterebbe fare un giro su Wikipedia per capire l’enormità di quanto ha dichiarato a la Repubblica. E Renzi potrebbe spiegargli come arrivarci. Alla  Corte Costituzionale è demandato il compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni e, come soprammercato, ad esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del presidente della Repubblica. Mica male vero? Quindi sta lì, in autonomia dall’esecutivo, per stabilire se una legge è legittima o non legittima a prescindere da qualsiasi altra considerazione. Cioè a dire che il suo ruolo è difendere lo Stato di diritto e non la ragion di Stato. Che tra i due c'è una bella differenza.
Quando la Consulta comincerà a tener conto dei desiderata dell’esecutivo significherà essersi incamminati per una brutta china e allora la democratura non sarà così fuori dall’orizzonte. E in questo sta la pericolosità dell’ex simpatico gnomo del bosco.
Tutti gli esecutivi dicono di lavorare per il bene del Paese ma non sempre così è successo anzi sono stati proprio quelli che con più forza e magari anche con l’aiuto della galera si impegnavano a  dimostrare il teorema che, alla fin della fiera, hanno causato i danni peggiori. Di solito si comincia con piccole e medie ingiustizie (come le pensioni) per salvaguardare i grandi temi (il bilancio dello Stato) e poi si finisce con il discriminare quelli biondi con gli occhi azzurri. S’è già visto.

giovedì 13 febbraio 2014

La legge Fini-Giovanardi è anticostituzionale

Per capire che la Fini-Giovanardi fosse una bischerata o legge quantomeno impropria ed inadeguata c’erano tanti motivi: già il fatto che avesse come firmatario Giovanardi doveva dare da pensare. Pesante e leggero sono aggettivi qualificativi opposti, non li si possono equiparare. La nemesi storica di Carlo Giovanardi.



E così un’altra legge dai connotati decisamente stupidi è caduta. 
Non c’è che dire i giudici della Corte Costituzionale si stanno dando un gran da fare per cancellare alcune corbellerie. O come si dice in Toscana alcune bischerate. Almeno le più grosse ed evidenti. Per capire che la Fini-Giovanardi fosse una bischerata o legge quantomeno impropria ed inadeguata c’erano tanti motivi: già il fatto che avesse come firmatario Giovanardi doveva dare da pensare. Comunque bastava metterci un pizzico di buon senso. Merce rara purtroppo, in ogni dove ed in particolare nei due rami del Parlamento. 

Innanzi tutto l’equiparazione era semanticamente illogica: pesante e leggero sono due aggettivi qualificativi che tra loro confliggono. Pesante è il contrario di leggero e viceversa,  quindi l’equiparazione è un ossimoro. Però qui bisognerebbe spiegare a Giovanardi il significato di ossimoro e ci si mette sulle curve. Meglio tagliar corto e dirgli, al Giovanardi che pesante e leggero non stanno insieme. Perché? Perché no. Così magari si evitano lungaggini. Poi quella bella legge aboliva la distinzione tra spaccio e consumo. E anche qui si sta parlando di logica. Le situazioni di chi spaccia e di chi consuma sono di molto differenti così come gli obiettivi. sono di gran lunga differenti. Molto diversi. Per non dire del contesto in cui si trovano a vivere e ad agire Probabilmente anche Paperoga coglierebbe la differenza. Figurarsi che della differenza tra chi spaccia e chi consuma se ne era accorta anche Rosa Russo Jervolino. Quindi, come dire, non era una differenza particolarmente difficile da vedere.

In questi otto anni però un bel po’ di ragazzi si sono fatti del carcere. Anni che non gli verranno mai resi.  E attualmente con questa imputazione, dicono le stime, dietro le sbarre ce ne starerebbero oltre diecimila, che solo a fare uscire questi già la situazione delle carceri migliorerebbe. Di poco ma migliorerebbe. Che se poi si mettesse mano anche alla Bossi-Fini si farebbe tombola. Ma questo è un altro discorso. E qualcuno per pochi grammi di cannabis ci ha lasciato pure la pelle come è successo a Stefano Cucchi finito dentro per il possesso di 20 grammi di cannabis. E poi si sa come andò a finire. Tanto per ricordare un caso. 

Naturalmente Carlo Giovanardi ha commentato la decisione della Corte Costituzionale dicendo: «Sconcerto per il ruolo della Corte, che scavalca il Parlamento - subito doppiato da - La Corte manda un messaggio devastante ai giovani, quello secondo cui ci sarebbe differenza di pericolosità tra droghe pesanti e leggere.» A riprova che non capisce le differenze.

Comunque, mentre i diecimila sono finiti dietro le sbarre  il pasciuto Giovanardi, sempre un bel po’ sovrappeso,  se ne è stato bello e allegro in Parlamento a sproloquiare su tutto: di gay, di unioni civili, di eutanasia, addirittura a  ventilare che gli antiproibizionisti non potessero parlare in pubblico. Poi ci furono anche  le vergognose dichiarazioni sui casi Cucchi e Aldrovandi. E qui non è solo questione di buon senso.
Carlo Giovanardi, tanto per fare un po' di storia,  è anche quello della distinzione tra «Persecuzioni di situazioni gay e Olocausto gay» che per lui il secondo non c’è mai stato. Evidentemente è anche daltonico o forse ha difficoltà con la lettura perché non ricorda che i gay erano contrassegnati dalla stella rosa e finivano nei lager prima di diventare fumo per i camini. E’ scritto in tutti i libri e nei documentari che trattano del tema.

Last but not list poco meno di un mese fa il Giovanardi  ha presentato un emendamento per tutelare qualunque orientamento sessuale, quindi quello omosessuale e bisessuale ma anche eterosessuale  e fra questi è compresa la pedofilia. Poi ha sostenuto di essersi sbagliato, porello, intendeva pedofobia. Che la pedofobia non pare essere un orientamento sessuale, però se lo dice lui.
A tanto accanimento contro la logica ed il buon senso come si può mettere rimedio? Ci pensa la storia: la nemesi storica. Con ironia:  sua figlia va in Sudafrica e si fidanza con un rasta (e lui dice:« mi spiega cos'è») che è un uomo di colore (e lui dice:« mi spiega cos'è»)  e pure gay (ma questo il Carlo l'ha capito subito) e già sposato con un altro uomo. Dopo la confessione Giovanardi sviene. Ma neanche questo gli è servito per capire. Giovanardi è un caso disperato.

Ah, grave dimenticanza, della sentenza della Corte Costituzionale ha parlato anche Maurizio Gasparri. Ma di quel che dice Gasparri non val la pena di dar di conto.



giovedì 5 dicembre 2013

Corte Costituzionale: il porcellum è una porcata.

Epocale scoperta della Corte Costituzionale. Non è normale in un Pese normale che le leggi porcata siano costituzionali. In Italia ce ne si accorge dopo otto anni e ben tre elezioni che poi sono tre parlamenti, tre legislature e un numero indefinito di vitalizi. Forse si sta diventando un Paese normale. E comunque essersi liberati di una porcata ha del miracoloso.






E così la Corte Costituzionale ha stabilito che il porcellum era, ed è, una porcataMica male.  E verrebbe d'aggiungere: bella scoperta. Ma soprattutto meglio tardi che mai. Ovviamente i paludati giudici costituzionali non l’hanno detto in modo rozzo come, per esempio, avrebbe potuto fare Calderoli. Quel Roberto Calderoli che dopo aver scritto la legge e naturalmente averla presentata e vistasela approvare dal parlamento ha pensato bene di darne una sua personalissima definizione che, almeno per una volta, ha corrisposto perfettamente alla realtà. Disse infatti «abbiamo fatto una porcata.» Bravo. Ottima intuizione. La sua legge elettorale una porcata lo era di nome e di fatto

Ora che dopo ben otto anni dal suo varo e la bellezza di tre legislature, quindi tre elezioni (2006, 2008 e 2013), dunque tre parlamenti e la maturazione di chissà quanti vitalizi, se ne sono accorti anche i giudici della Corte Costituzionale: più che un fatto bellissimo ha del miracoloso. Da oggi gli italiani possono tirare, oltre che la cinghia anche un bel sospiro di sollievo. La nazione è in buone mani. Questi giudici della Corte Costituzionale sanno distinguere tra una buona legge e una porcata. C’è la crisi ma non tutto in Italia va male.

Oddio, in un paese normale, magari all’indomani della promulgazione della legge, sbandierata su tutti i giornali e meritoria di infinite conferenze stampa ed interviste e pure dopo aver sentito la calderoniana definizione a qualcuno della Corte Costituzionale, gli sarebbe pure potuto venire venuto l’uzzolo di “guardarci dentro” a questa legge. (L’espressione è volutamente dialettale per consentirne la comprensione anche agli amici di Calderoli) E magari a quel solerte servitore dello Stato, anche solo per averla scorsa e senza essere entrato nel dettaglio, gli sarebbe dovuto venire il dubbio che se una legge è definita una porcata da chi l’ha scritta forse con la costituzione aveva poco a che fare. Perché non è normale, in un Paese normale, che le leggi porcata siano, come dire, anche costituzionali. Di solito nei paesi normali si cerca di fare leggi che siano quantomeno decenti. Poi se quel solerte servitore dello Stato nonché  giudice costituzionale avesse investito qualche minuto del suo prezioso tempo a leggere il parto di Calderoli si sarebbe reso conto, quasi subito che, nell’ordine: le segreterie dei partiti la facevano da padrone nella definizione degli eletti, che gli elettori erano semplicemente chiamati a ratificare e non avevano libertà di scelta alcuna e poi che una maggioranza relativa, che è pur sempre minoranza per quanto cospicua, acquisiva la maggioranza assoluta del Parlamento. Che poi il sistema di votazione del Senato fosse differente da quello della Camera e di vantaggio quasi esclusivo per una sola parte politica, come se, detto senza malizia, fosse stato studiato alla bisogna, l’avrebbe capito anche un bambino.  

Probabilmente pretendere tutto questo sforzo in così breve tempo sarebbe stato chieder troppo ai quindici giudici costituzionali in carica nel 2005. Già perché in Italia i giudici costituzionali sono  quindici mentre quelli della Suprema Corte degli Usa, tanto per fare un esempio, sono nove e sono di riferimento ad una repubblica federale composta da 50 Stati (contro le nostre 20 scardellate regioni, di cui ad oggi 16 con rappresentanti inquisiti) e con una popolazione di quasi 320 milioni che è come dire più di cinque volte il numero degli italiani. Ma tant’è.  Quindi per ben otto anni e, tre tornate elettorali non è successo assolutamente nulla. O per meglio dire andava tutto bene madama la marchesa Chissà come mai. Chissà perché. E questo, guarda un po’ il caso, nonostante tra gli attuali quindici due fossero già in carica prima della presentazione della legge, tre lo fossero prima delle elezioni del 2008 e ben dodici prima delle elezioni del febbraio 2013. Evidentemente avevano altro da fare.

Ora qualche dietrologo dotato di malizia farà notare che la bocciatura del porcellum segue a ruota la nomina di Giuliano Amato a giudice costituzionale. Un elemento di novità sia rispetto a otto anni addietro sia rispetto alle successive scadenze ma Giuliano Amato invece oggi c’è. Sarà un dettaglio ma forse la cosa ha il suo peso. Senz’altro lui è lì a portare in questo organismo tanto delicato quando fondamentale per il buon funzionamento dello Stato un po’ della sua scanzonata voglia di esserci e quella ventata di gioventù e aria nuova che tanto colpì, ai tempi andati anche Bettino Craxi. Comunque bene quel che finisce bene e la fine della legge porcata è già un bel risultato. 

Si spera che questa vicenda serva di lezione anche per gli attuali giudici costituzionali e che magari buttino un occhio un tantinello più attento alla prossima legge elettorale che di deputati e senatori che ambiscano ad imitare Calderoli ce n’è a iosa. Ahinoi.