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lunedì 4 novembre 2013

Il caso Cancellieri ed il senso del ridicolo

Come al solito quando si tratta di un caso emotivamente forte si travalica il buon senso e come niente si scivola nel ridicolo. Anna Maria Cancellieri cita Paperon de Paperoni e i 110 casi nei quali dice di essere intervenuta. Che poi i detenuti siano 60.000 è un dettaglio.



Sui fatti, almeno questa volta, non c’è storia: le telefonate ci sono state e sono anche ammesse. 
Anzi a ben vedere tra interviste ed articoli di giornali ne sono contabilizzate molte di più di quelle che sono lì a comporre il caso Cancellieri-Ligresti. Queste ultime, almeno fino ad oggi, sarebbero solo quattro: quella nella quale la ministra si mette a disposizione della famiglia Ligresti, quella di Gabriella Fragni (compagna di Salvatore Ligresti) che chiede aiuto per Giulia Ligresti e quelle della Cancellieri ai due vicedirettori del Dap, rispettivamente dottor Francesco Cascini e dottor Luigi Pagano. Il primo sostiene di non aver fatto nulla (1) perché il caso era già noto e l’amministrazione penitenziaria se ne stava già occupando, il secondo ha fatto una telefonata (2) in cui si è sentito dire che il caso era già noto e chi di competenza se ne stava già occupando. Il che è bello a leggersi anche perché questa è una delle poche volte in cui due voci della pubblica amministrazione sono omogenee, confermate e non discordanti. Bene.

Il dottor Pagano poi ammette e conferma di aver ricevuto in passato altre telefonate dalla ministra Cancellieri e per l’esattezza «tre o quattro mentre il collega Cascini qualcuna di più»  Quantificare il “qualcuna di più” detto da Pagano è presto fatto: sono 106 o 107. Al numero ci si arriva per differenza dato che al congresso dei radicali la ministra Cancellieri ha dichiarato di aver seguito questa procedura, normale o inusuale? è tutto da vedere, almeno 110 volte. Tutti casi umani a cui lei, la ministra, ha voluto dare il suo sostegno. Azioni meritorie. Queste, d’altra parte, fanno intuire, nell’ordine, che in fondo in fondo in carcere non si sta neanche tanto male se la ministra è intervenuta solo in 110 casi su una popolazione carceraria di oltre 60.000 detenuti. E al contempo che avere il sostegno della ministra non è cosa poi così agevole se solo in 110 ci sono riusciti. Ma forse gli altri 59.890 detenuti non conoscono la mail e neanche il numero di cellulare della ministra. Può capitare.

La difesa della ministra si svolge all’interno del congresso del Partito Radicale e, come scrive il Corriere della Sera, è densa di rabbia ed orgoglio.  Che, a ben vedere, non sono proprio sentimenti che rendano sereni e neppure tanto lucidi i loro portatori. Comunque, durante il suo intervento la ministra ha sostenuto con chiaro cipiglio che in Italia «non ci sono detenuti di serie A e di serie B, i cittadini sono tutti uguali si chiamino Ligresti, Paperon de Paperoni, che siano marocchini, filippini, italiani, non conta nulla.» Tirare in ballo zio Paperone è stato un tantinello esagerato a meno di non professare una visione del mondo dadaista che però non pare essere nelle corde della ministra visto che commentò le condanne definitive dei responsabili del massacro della Diaz dicendo:«E' il prezzo altissimo che paghiamo, perché perdiamo alcuni dei nostri uomini migliori.» (3)  Laddove, con ogni probabilità, la ministra confondeva abilità tecnica con l’operare retto, il senso della giustizia e guarda caso l’umanità. Quell’umanità che oggi lei reclama, a gran voce, suo diritto di esercitare. Vincendo facile peraltro: chi non è d’accordo, almeno a parole sull’umanità? Probabilmente anche Landru che però, forse, si sarebbe trattenuto dal paragonare Giulia Ligresti a Marco Biagi non foss’altro che per il differente ruolo e contesto nel quale rispettivamente si sono trovati ad agire. False comunicazioni sociali e manipolazione del mercato in relazione al bilancio Fonsai del 2010, per la prima, riforma del mercato del lavoro per il secondo. Insomma una qualche differenza c'é.

Dopo di che la ministra, nello stesso congresso, ha ritenuto opportuno dir bene del figlio Piergiorgio Peluso: «è un bravissimo ragazzo.» (4), che anche la signora scarafone lo dice del suo. Saggezza dei proverbi.  Piergiorgio Peluso è manager dalla carriera fortunata che lascia, dopo soli 14 mesi, il gruppo Ligresti con una ricca liquidazione (3,6 milioni) per approdare in Telecom, guarda come è bizzarro il caso, qualche mese dopo che la mamma, ministro dell’Interno, ha firmato con la stessa azienda un contratto di 81 milioni di eurini, che va dal 2012 al 2018, per i famosi e mai usati braccialetti elettronici. Che la ministra Cancellieri faccia di tutto per i detenuti è fatto ormai assodato ed incontrovertibile. Che poi a pagare sia lo Stato è solo un dettaglio. Pure trascurabile.

In tutta questa vicenda ovviamente non possono mancare le voci dei partiti e dei loro più rappresentativi esponenti. Ecco quindi Maurizio Gasparri chiosare che «questi tecnici alimentano carriere proprie e familiari con un dinamismo, per usare un eufemismo , di fronte al quale i politici impallidiscono.» Con ciò implicitamente affermando  che i politici sono più tarlucchi dei tecnici e tutti e due sono personaggi da cui ben guardarsi. Bravo Gasparri, questo suggerimento mancava.
 Ovviamente è intervenuto anche Danilo Leva, ignoto ai più, ma che pare ricopra l’incarico di responsabile giustizia del Pd che l’ha fatta da par suo dicendo:«No a strumentalizzazione ma anche a minimizzazioni.» Così da rispettare il né aderire né sabotare d’antan.  Poi c’è chi difende la ministra, Benedetto della Vedova e Lorenzo Dellai solo perché temono per le sorti del governo. (1) Che se questo cade rivederli in parlamento sarà difficile. E tutti tengono famiglia. Ovviamente Letta Enrico, sentito il parere, fatto di vibrante e commossa soddisfazione di Napolitano, si è detto sicuro che la ministra «fugherà ogni dubbio.»  Ma è una certezza non eterna e nel caso potrebbe anche cambiare di segno. Quindi, occhio alla penna.

E poi c’è Giulia Ligresti di cui non si è effettivamente capito se sia o meno affetta da anoressia. A quanto scriveva Il sole 24ore (5) «la donna versa in uno stato di profonda prostrazione e rifiuta il cibo. » Senza voler essere cinici si può affermare si tratti di un comportamento non inusuale nei neodetenuti ma non solo. Per quelli che sono amici di Pluto e senza alcun grado di parentela con Paperon de Paperoni di solito si procede prima con la vigilanza e il controllo e in un secondo tempo se la situazione non migliora si passa l’alimentazione forzata. In genere i casi rientrano. In quelli disperati, ma solo dopo aver esperito tutte le procedure, si passa ad altre forme di detenzione. Quindi la questione non è facile e neppure semplice. Non sono disponibili numeri esatti sul fenomeno ma senz’altro i casi sono più di 110 e senz’altro il Dap qualche numerello in più ce n’ha. E magari ha anche da fare qualche considerazione in merito. Pur rimanendo sostenitori del Beccaria.

Infine, come d’obbligo, la ministra Anna Maria Cancellieri rivendica d’aver fatto carriera con le sole sue forze, nessuno almeno pubblicamente ha sollevato il problema, ma lei ci tiene a ribadirlo. Forse non conosce il detto latino excusatio non petita  con quel che segue, ed è meglio così poiché altrimenti si morderebbe la lingua. Quindi  chiama a testimonio i ministri sotto la cui gestione ha lavorato: Mancino (il ministro indagato per la trattativa Stato-mafia), Maroni (il ministro dei respingimenti), Pisanu (il ministro che implorava Moggi di aiutare la Torres, squadra della serie C1) (6),  Bianco (qualche malalingua lo accosta al caso Lusi) e Amato (lui è sempre dovunque). Che poi è come chiedere a san Francesco di testimoniare sulla bontà del lupo.



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(1)  Corsera, 3 novembre 2013
(2)  La7, 3 novembre 2013, telegiornale delle 20,00
(4)  Il fatto quotidiano 3 ottobre 2012

venerdì 9 novembre 2012

Dimettersi in Italia. Una faticaccia.




Dr. Nicola Izzo
ex vicecapo vicario della Polizia di Stato
Il vice capo 'vicario' della polizia di Stato dottor Nicola Izzo vuole dimettersi. Sobbalzo generale su sedie e poltrone dell'italico popolo e dei suoi maggiori rappresentanti.
E che, siamo diventati inglesi? E già perché il ministro dell'energia inglese,  il liberaldemocratico Chris Huhne ha lasciato la sua carica per aver tentato di scaricare sulla moglie una multa per eccesso di velocità. Una manciata di punti sulla patente sono costati un ministero. Mancanza grave.
O siamo diventati tedeschi? E già perché il il ministro della difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, si è dimesso quando qualcuno ha scoperto e reso di dominio pubblico, che ha copiato una parte della sua tesi di laurea. Mancanza gravissima. Che peraltro denota poca fantasia e anche un bel po' di pigrizia. Chi avrebbe mai pensato un teutone pigro?
Lo scandalo dilaga per l'Europa e le famiglie dei due reprobi, fino all'ottavo grado di parentela, se ne stanno tappate in casa. Anche quando sono soli, nel chiuso delle loro camerette, arrossiscono silenti.
Qui da noi certe cose non succedono. Non succedono proprio. Qui da noi queste cose non si fanno. 
Lo sanno tutti, anche i bambini. Avete mai visto un bambino dimettersi da capoclasse? No. E allora?
E allora succede che a respingere le dimissioni del dottor Izzo ci si mettono addirittura in due. Prima le respinge il suo capo, il dottor Antonio Manganelli, per intenderci il funzionario di Stato più pagato d'Italia, qualcosa come 600.000€ all'anno. Che l'omologo della CIA, (quella degli Stati Uniti e non la Confederazione Italiana Artigiani) tanti soldi non se li sogna neppure dopo una indigestione di hot dog. E poi a rafforzare il diniego ecco il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Che, giusto per intenderci ha commentato la sentenza relativa alla Diaz con un “così perdiamo i nostri uomini migliori”. Appunto.
Dr. Antonio Manganelli
Capo della Polizia di Stato
Tutto questo accadeva lunedì 5 novembre
Già, ma perché il dottor Nicola Izzo ha presentato (lunedì 5 ) le sue dimissioni? Per una questione, tutta da provare al momento, di irregolarità nella gestione di alcuni appalti di competenza del Viminale. A luglio (quattro mesi fa) al ministro dell'Interno è stato recapitato un dossier che accusa Izzo di gestione disinvolta. Il dossier è anonimo e questo senz'altro non è bello.
Il dott. Manganelli dice, in questi giorni, che a luglio o giù di lì è stata aperta un'indagine amministrativa interna (ma che ad oggi non ha portato risultati). E il dottor Izzo? A girarsene spaesato per i corridoi del Viminale offrendo la sua lettera di dimissioni a tutti, ma nessuno che la vuole. Colleghi, ministri, capi del personale, autisti addirittura gli uscieri sono scomparsi. Nessuno si fa trovare. E lui lì imperterrito a fare anticamera. Ma niente.Nel frattempo però  i giudici della procura di Napoli decidono di indagare su Izzo per un'altra questione di appalti senza gara. E neanche questo, se fosse provato, è bello.
A questo punto il dottor Izzo conferma le dimissioni: “non sono personaggio da operetta, troppi si dimettono in questo paese per incassarne il rigetto, io no.”(2), che sono irrevocabili. Lui dice per potersi meglio difendere. Alcuni maligni invece sostengono per evitare possibili misure restrittive. Che veder arrestato il vice capo della polizia non sarebbe neanche questo molto bello. E neppure è tanto bella la fine della lettera: “Sono anche stanco, sono troppi anni che mi sono state affidate responsabilità maggiori di quelle che potevo reggere con le mie capacità e questo ha finito con l’espormi, col farmi commettere errori, col crearmi corvi nemici.”  Ma tant'è. Si dia per scontato che non ci siano cattivi pensieri e si consideri che il dottor Izzo si è dimesso.
Anna Maria Cancellieri
Ministro dell'Interno

 E' già un bel fatto, abbastanza raro, da noi. 
Domande: a che pro respingere le dimissioni? Perché mettercisi in due? E sopratutto perché accettarle tre giorni dopo?
Forse si vuol rimarcare che siamo italici e certe cose le lasciamo fare solo agli anglosassoni? Che poi tra il Viminale e i soldi qualche incomprensione senz'altro c'è visto anche la questione dei braccialetti elettronici. Pare siano stati spesi circa 80 milioni in dieci anni per controllare 14 detenuti (1), che non devono essere neppure tra i più pericolosi se li lasciano uscire dal carcere. Non solo ma che il contratto con Telecom che gestisce la cosa sia stato rinnovato fino al 2018 dal Ministro Cancellieri e con parere non positivo del Ministro Paola Severino neanche questo è molto bello. Se poi succede che a luglio del 2012 il figlio del Ministro vada a lavorare in Telecom si capisce che il senso dell'opportunità non abita da queste parti.

E dopo cinque giorni di grande fatica il dottor Izzo vede finalmente coronato il suo titanico sforzo: accettate. Le dimissioni sono accettate. E, così come si conviene, in quattro-e-quattro-otto ecco nominato il nuovo vicecapo. E' il dottor Alessandro Marangoni da Brescia che si trova da pochi mesi alla direzione centrale delle risorse umane. A Roma, Guarda la fortuna. Così si è risparmiato un trasloco e relative spese. Che coi tempi che corrono... Visto che occhio i ministri tecnici.
E allora che le dimissioni, le rare volte che son date, non devono essere respinte. Anzi vanno accolte con squilli di tromba, rulli di tamburo e sentiti ringraziamenti.
Magari per incentivarle, le dimissioni, dovrebbero essere premiate. Con una promozione. Anche solo platonica. Tanto l'apparire è meglio dell'essere.



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  1. 3 ottobre 2012 il fatto quotidiano “Braccialetti elettronici, in dieci anni 80 milioni per controllare 14 detenuti” Vittorio Malagutti.
  2. 23 ottobre 2012 Libero “Cancellieri e Fornero il loro figli sono choosy?”

giovedì 14 giugno 2012

Anche l'Italia prende la sua Bastiglia (con un mese d'anticipo sui francesi).


Ebbene sì anche noi ce l'abbiamo fatta e con sommo sprezzo del pericolo e sfidando consuetudini pluridecennali abbiamo abbattuto il nostro più importante ed incancrenito simbolo di Ancien Régime.
Nell'anno del signore 2012 (questo riferimento è a favore dei posteri), ieri, 13 giugno, che è anche il nome di un ristorante milanese con cucina siciliana, e con un mese ed un giorno di anticipo sui francesi che l'hanno fatto solo il 14 luglio (by the way del 1789)  anche il popolo italiano ha conquistato e catturato e abbattuto e …. (pensate voi a qualche altro verbo eroico) la sua Bastiglia.
E' stata una lotta dura, senza esclusione di colpi, i sanculotti di Mario Monti, con in prima fila Pietro Giarda ed Antonio Catricalà e al loro fianco Annamaria Cancellieri che mostrava come la Marianna il petto ignudo (metaforicamente parlando),  hanno lanciato il cuore, i polmoni e anche le coratelle oltre l'ostacolo e sono finalmente riusciti a conquistare questo fondamentale obiettivo: avere un decreto legge anticorruzione. Se vi par poco.
Sembra che vi fossero anche Terzi di Sant'Agata e Filippo Patroni Griffi che però partecipavano con aristocratico distacco, a loro espressioni come  “presa della Bastiglia” o come “révolution avec les sans culottes”  suonano male e portano alla mente ricordi sgradevoli. Peraltro ai loro vecchi la presa della Bastiglia, quella vera, non gli è andata tanto a genio.
Comunque,.da oggi 14 giugno (sempre 2012 e sempre per i posteri) l'Italia è diventata un fulgido esempio cui potranno guardare con ammirazione e sbalordimento i giusti e i retti di Paesi come il Sudafrica (64º),  il Brasile (73º), l´India (95º) e la Russia (143º). Nonché l´Afghanistan, il Myanmar, la Corea del nord e la Somalia.
I numerelli che avete notato poco sopra stanno a rappresentare la posizione che le suddette nazioni occupano nella speciale classifica sulla corruzione stilata da Trasparency International.  Il Bel Paese è al 69° posto, numero già di suo inquietante, insieme al Ghana. Davanti a noi nazioni note per la loro specchiata intransigenza in fatto di onestà, trasparenza e rigore fiscale come  Barbados (16º), Bahamas (21º), Qatar (22º), la celebre isoletta di Saint Lucia (25º), il Botswana (32º), Porto Rico (39º) ma anche la Polonia (41ª), la Rwanda (49º), la Repubblica Ceca (57ª) e Cuba (60º) dove Benedetto XVI è stato di recente. Non per aprire una filiale dello IOR, si spera.
Per ottenere questo mirabile risultato la ministra Paola Severino, nome che di per sé è già un programma, con l'astuzia degna di Ulisse, ha confezionato tre eleganti pacchettini, che peraltro sono meno ingombranti di un cavallo e senza parere li ha offerti ai 536 deputati che per l'occasione sedevano in Parlamento. Questi, ignari dell'antico detto “timeo Danaos et dona ferentes” , molti sono i distratti, pochi quelli che hanno dimestichezza con il congiuntivo figurarsi con il latino, hanno carinamente accettato. E patatac la fiducia è stata ottenuta. Che sudata.
Apparentemente c'è stato qualche distinguo e infatti: l'articolo 10 che riguarda la incandidabilità dei condannati ha ottenuto 461 voti a favore e 75 contrari, l'articolo 13   sulle norme penali 431 pro e 71 contro e l'articolo 14 sul traffico di influenze 430 sì e 70 no. Ma più che per fatti politici veri e propri la differenza di voti è stata dovuta, dicono fonti ben informate, a qualche calo ipoglicemico e anche a problemucci di  incontinenza varia. Normale nell'attività parlamentare: si sta troppo tempo seduti, si mangia disordinatamente e si fa poca attività fisica. Cioè sportiva.
Ora c'è un solo punto in sospeso: capire quando il decreto legge entrerà il vigore, soprattutto per l'art. 10, se per le prossime elezioni, 2013 o per quelle del 2018. Per oltre un centinaio fra deputati e senatori, tra condannati in via definitiva e inquisiti, il cambio di data non è insignificante.  Comunque questo è già un punto di partenza. E speriamo non d'arrivo.
Anche se s'è sentito qualcuno canticchiare:
Pigliate sta Bastiglia, siente a mme !
Pe te fa senti'
come un gran pascia'
e t' inebria il cuor !
Ah !
Pigliate sta Bastiglia, siente a mme !

Non è che qualcuno, magari qualche potere furbo, sta pensando di tirare un tiro mancino?
Mario  occhi di ghiaggio Monti e ministra Severino, occhio alla penna!