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giovedì 23 ottobre 2014

Chi contro Renzi?

Il premier vagheggia il partito della nazione che è come mettere in valigia il costume da bagno ed i moon boot. Una ricerca di CE&co indica nel cambiamento la domanda politica che viene dal Paese incrociandola con le categorie di destra e sinistra.  Le variabili critiche per gli aspiranti anti-Renzi: fiducia e simpatia. Al momento come concorrenti si sono palesati Passera e Della Valle. All'orizzonte c'è Di Maio  mentre Barca è scomparso.

La Storia dirà, avendone voglia e in un futuro chissà quanto lontano, se quello che Renzi sta vivendo in questi giorni sia l’apice del suo successo (e potere) o solo una tappa intermedia, e quindi si abbia spazio per un ulteriore allargamento. Certamente coloro che vivono il presente, giorno dopo giorno, apparizione tv dopo apparizione tv, cronoprogramma dopo cronoprogramma e promessa dopo promessa si stanno domandando se ci sia (o ci sarà) qualcuno che possa essere l’antagonista del vivace Presidente del consiglio. E soprattutto antagonista in cosa e in come.

Quel che è certo è che Renzi Matteo si sta espandendo come una macchia d’olio inglobando allo stato attuale, che qualcuno potrebbe pure uscirne per il rotto della cuffia, tutto e tutti. Brunetta Renato propone di dargli la tessera di Forza Italia mentre Gennaro Migliore (ironia dei nomi) lascia Sel per avvicinarsi, lento pede forse per non dare nell’occhio, a quella del Pd  Se si prendono per buoni i sillogismi (o anche il principio dei vasi comunicanti) succede che Brunetta, passando per il centro la tessera di Forza Italia la dà a Migliore. Ex pericoloso sinistro. Altro che dadaismo. 

Comunque Renzi che non si fa crescere l’erba sotto i piedi è già più oltre e sta pensando al partito della nazione. Che magari, nelle intenzioni è anche unico e dentro ci sta proprio di tutto come nelle valigie di quelli che per la vacanza non scelgono la destinazione ma l’offerta last minute. E quindi per non sbagliare infilano il costume da bagno dentro i moon boot . La logica è che, se tutti stanno ben appiattiti dentro, trovare l’alternativa al leader diventa difficile. E questo, sapendolo con certezza ma non avendone le prove, è di certo il retro pensiero del fiorentin fonasco. Quindi chi può insidiarlo ed essergli antagonista?

Una intrigante ricerca sviluppata in tre spet temporali, l’ultimo dei quali nel giugno 2014, su tre campioni indipendenti ciascuno di 800 casi, condotta da CE&Co, l’istituto di ricerca diretto da Carlo Erminero, indica come la domanda politica sia ragionevolmente univoca e saldamente ancorata al concetto di cambiamento. E che questa si polarizzi tra chi ritiene che il sistema possa essere riformato e chi per opposto che debba essere abbattuto. Con la variabile destra-sinistra, diversamente declinata a fare da spartiacque. Laddove per destra si intende che il cambiamento debba avvenire senza la costrizione di «alcuna regola avendo come unico riferimento il “merito”» mentre per sinistra si intende il riconoscimento di una «sostanziale uguaglianza: nessuno deve vincere troppo».

Gli intervistati, on line su un panel web proprietario, si sono spinti fino a definire il posizionamento di un ben nutrito numero di personaggi politici.  Quasi inutile dire che l’area mediana  tra destra e sinistra, con prevalenza centrosinistra, è la più affollata e che la differenza tra i vari nomi indicati si misura sulla propensione al cambiamento attribuita a ciascuno. Due le criticità che possono (potrebbero) spostare i posizionamenti: la fiducia (credibilità) e la simpatia. Due attributi che, come dice la parola stessa, sono “dati” più che “posseduti”. Cioè è il contesto che li esalta o li deprime.

È appurato dalla logica, ancor prima che dai numeri, che quelli che si son baloccati con la politica negli ultimi venti anni sono tagliati fuori: la loro incapacità ha generato il modello Renzi. Il quale si sta impegnando a contraddire il mito di Crono: è il figlio che mangia il genitore.  Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. In ogni caso non potranno essere dei credibili antagonisti di Renzi con qualche possibilità di vittoria gli ultrasessantenni Bersani e D’Alema, e avranno vita grama nel breve-medio anche quelli alla Fassino e Chiamparino, che pure avevano intuito il pericolo o eran corsi in soccorso del vincitore. Non potranno farcela neanche il cinquantatreenne Gianni Cuperlo e il quarantatreenne Angelino Alfano. Per dire degli “amici”. Sono vecchi dentro e capaci di evocare un sogno tanto quanto un tappo di sughero che galleggi in una pozza d’acqua piovana. Sulla stessa barca dei perdenti trova spazio, anche se con motivazioni diverse Silvio Berlusconi. Certamente è (stato) un gran venditore di sogni ma si trova spiazzato da due fatti: Renzi promette (meglio) le stesse cose (o quasi)  che lui in vent’anni non è stato capace di realizzare e in più, patto del Nazareno, gli conviene star tranquillo per non correre altri inutili rischi. A destra non c’è nient’altro avendo il domiciliato di Arcore dato credito solo a portatori di voti dalla mediocre levatura politica.

Chi resta allora sulla piazza? Posizionato all’esatto opposto di Renzi è Grillo con una parte, forse consistente ma senz’altro non con la totalità, del M5S. Grillo però (in coppia con Casaleggio deve avere un diabolico pensiero) sta dilapidando giorno dopo giorno il tesoretto di consensi acquisito con un comportamento ondivago e dai tratti decisamente bizzarri.  E comunque come hanno insegnato tutte le rivoluzioni, da quella francese in avanti, la quantità di sangue che la gente (il popolo) è disposta a sopportare ha un limite fisiologico.  Nella stessa area e in parte con gli stessi problemi si trova anche Salvini. Il bagno di folla di Milano non sposta granché.  Con l’aggravante di una minor simpatia e maggior rozzezza.

Di nuovo o simil tale al momento ci sono solo due potenziali concorrenti che si stanno spendendo molto: Corrado Passera e Diego Della Valle. Il primo sta cercando di costruire un partito dal nome improbabile (Italia Unica) e si porta dietro il grave peccato di essere stato ministro del governo Monti. Ha alle spalle una carriera importante ma forse non è sufficiente per generare fiducia e sul versante simpatia è buio pesto. Diego Della Valle si presenta come uomo normale, di recente e planetario successo. Vanta inoltre la conoscenza, da outsider e contestatore, del grande capitale. Ma non ha alcuna struttura a sostegno e queste non si costruiscono dal nulla.

Ci sarebbe un terzo, nel lontano orizzonte: Luigi Di Maio. Lui una struttura ce l’avrebbe e potrebbe caricarla anche di altri plus: anche lui appartiene alla categoria dei normali, è equilibrato, dialettico al punto giusto (Renzi lo patisce) ha dieci anni meno del Presidente del Consiglio e si è tagliato lo stipendio. Ma prima di misurarsi con Renzi dovrebbe sistemare i conti con Grillo. Non è facile ma il tempo forse lavora per lui. Una volta c’era anche Fabrizio Barca ma di lui si son perse le tracce: se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare.

1 commento:

  1. Paolo Penacchio23 ottobre 2014 22:22

    non rimane che affidarsi al pensiero mistico orientale per il quale quando sarai pronto incontrerai il Maestro.; ma quando sarà pronta la sinistra?

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