Ciò che possiamo licenziare

lunedì 3 ottobre 2022

O Pera o gatto.

Pera Marcello: una carriera all’insegna del prima, poi e infine. Ha un record: la militanza in tutti e tre i partiti del centrodestra. Eletto nel collegio di Sassari ha portato via il posto a un gatto. Il suo cognome fa riferimento a una cosa inanimata.


«Ti mando in Sardegna!» era la terribile minaccia buona per tutti i dipendenti dello Stato dai poliziotti ai magistrati ai funzionari, magari impegnati con solerzia nel loro lavoro e che nel farlo, magari, avevano pestato qualche piede di riguardo. Talvolta, però, può accadere all’apparente minaccia di trasformarsi in opportunità. Una grande opportunità E questo deve aver pensato il Pera Marcello, da Lucca, quando gli hanno offerto la candidatura al collegio uninominale di Sassari. Il Pera Marcello è uomo d’esperienza: prima ragioniere poi filosofo e infine politico. Tutta la sua vita è stata scandita hegelianamente da un prima, un poi e un infine: anche in politica. Prima è socialista poi s’impegna sulla questione morale, aderisce al movimento di Massimo Severo Giannini¹, per mani pulite invoca una vera, radicale, impietosa epurazione², per dire solo una delle sue tante incendiarie dichiarazioni di quel periodo. Nel 1994, in un momento di grande lucidità definisce il Berlusconi Silvio: è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e angosciato il povero Fellini³, infine, a stretto giro,,sempre nel 1994, aderisce a Forza Italia e comincia a criticare il pool mani pulite, arrivando a definirlo golpista.  E poiché è la somma che fa il totale nel 1996 viene eletto senatore in quel di Lucca, naturalmente per Forza Italia di cui nel 1998 diventa vicepresidente. Nel 2001 viene rieletto, sempre a Lucca, ma è l’ultima volta in casa, dopodiché inizia l’esperienza del paracadutato: nel 2006 nella circoscrizione Emilia-Romagna, nel 2008 in quella del Lazio; una circoscrizione gli dura meno di un pacchetto di sigarette. Nel 2020  assurge all’incarico di consigliere politico questa volta del Salvini Matteo. Ad oggi la sua carriera di globetrotter della politica lo porta a cambiare nuovamente partito, adesso, ma bisogna vedere quanto dura, è con Fratelli d’Italia. Così si è girato tutti e tre i partiti dell’italico centrodestra. Non è un primato da tutti, solo lui e il Tremonti Giulio lo posono vantare. Il nuovo partito lo candida alle elezioni politiche del corrente anno, al Senato nel collegio uninominale di Sassari, collegio dato per sicuro dove, come si usa dire il centrodestra potrebbe eleggere anche un gatto. Ma poiché non tutte le ciambelle escono col buco e un cigno nero è sempre in agguato, la Meloni Giorgia e i suoi strateghi lo piazzano anche nel plurinominale della Campania. Lo vogliono proprio in Parlamento, non c’è che dire. La spunta a Sassari. Non è la prima volta che il Pera Marcello ha a che fare con questa parte della Sardegna anche se una precedente fu esperienza asprigna: ebbe a che dire con Francesco Cossiga.

Nella seduta del Senato del 26 ottobre 1998 il Pera si rivolse al senatore a vita Francesco Cossiga così: «Un barbaricino che ruba pecore è forse vittima della sua miseria, un barbaricino che sequestra persone è forse vittima del sottosviluppo economico della sua zona, ma un barbaricino che si dedica all’abigeato parlamentare che cos’è? Io e lo dico sine ira, ma certo cum studio, credo che quel barbaricino sia un ladro di democrazia». Da notare i due dotti passaggi in latino, si vede che è preparato.

Il sassarese Cossiga non poteva non ribattere e così fece:« Al senatore Pera vorrei dire che io non sono barbaricino, io sono dell’Anglona, i miei avi erano pastori, probabilmente hanno anche rubato pecore. La mia famiglia ha l’onore di annoverare per sé forse ladri di pecore, ma anche eroi del Risorgimento. Data la pesantezza dei suoi giudizi, direi che il mestiere dei miei avi lo confesso: forse pastori e forse anche ladri di bestiame. Nella tradizione italiana il nome di cose inanimate si dà, di solito, a coloro che sono di incerte origini. Lascio quindi derivare quale fosse il mestiere delle sue ave». Risposta sapida il giusto⁵.

Il Pera Marcello viene eletto a Sassari con il 41% dei voti e il collegio registra l’affluenza del 53,11%, quindi in Senato va a rappresentare poco più del venti per cento dei tattaresi, non certo un grande numero, Forse quell’ottanta per cento che ha snobbato le urne e non l’ha votato ha ricordato le sprezzanti parole  sulla miseria e sul sottosviluppo economico e magari anche il dire pungente del senatore a vita Cossiga e non se l’è sentita di farsi rappresentare da lui. Se ci fosse stato un gatto, magari, forse.

 

Buona settimana e buona fortuna.

 

 

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1         "Campioni d'Italia", di Gianni Barbacetto, Marco Tropea editore 

2         La Stampa, 19 luglio 1992

3         Citato in Michele De Lucia, Siamo alla frutta, Kaos 2005. ISBN 8879531530

4          Pera, il ragioniere che diventò presidente Un carattere d'acciaio per il filosofo dalle mille e mille contraddizioniIl Tirreno, 28 dicembre 2001

5         https://www.youtube.com/watch?v=hWrwdsSHXF8

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