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lunedì 11 settembre 2017

Pisapia Giuliano: il veltrorenziano.

Un bel mix di volemose bene e di temperata arroganza. La confusione tra centrosinistra e sinistra centro. Nessuno l’ha chiamato, ma minaccia di andarsene. Ama il suo lavoro di avvocato: rinunci al masochismo e si abbandoni al piacere. Il nuovo “nuovo che avanza” non è poi tanto nuovo.

Giuliano Pisapia Fondatore di Campo Progressista

Agli italici, in politica come del resto in tutto, piace non farsi mancare nulla. E anche quando pare che il tutto sia stato raggiunto nella sua completezza ecco apparire ancora qualcosa di nuovo: magari la sintesi di due precedenti esperienze. È il caso di Pisapia Giuliano che si presenta come il nuovo “nuovo che avanza”.

Nel febbraio del 2017 il Pisapia Giuliano lancia, come ti sbagli, un nuovo soggetto politico, quelli che già ci sono pare non gli bastino, e lo battezza Campo Progressista. Nome confuso a sufficienza dato che a far la conta di quelli che si dichiarano progressisti, anche a destra, ci vuol più di un pallottoliere e un campo in più o in meno non fa differenza. In ogni caso il Pisapia in questo nuovo campo decide di gettare i semi di due esperienze di centrosinistra: il buonismo un po’ ingenuo e un bel po’ frescone del veltronismo e le voglie, tipiche del renzismo, d’essere “leader richiesto” e, come aggiunta, di andarsene con il pallone.

La summa di cosa sia il veltrorenzismo il Pisapia Giuliano l’ha ben confezionata con l’intervista al Corriere della Sera di venerdì 8 settembre. Già la data è significativa ed il titolo dell’articolo tutto un programma; «Basta fuoco amico o farò un passo indietro.»  Da capire chi gli ha chisto di fare un passo avanti.

Il busillis sta tutto nel suo posizionamento che, confuso il giusto, definisce di «centrosinistra o sinistracentro.» Come dire che i due termini, un per l’altro pari sono, e neppure lo sfiora il dubbio che stiano a significare posizioni politiche diverse. Dovrebbe essere ovvio, ma qui la fa da padrone il buonismo, per l’appunto un po’ frescone, del veltronismo. Così come, laddove si parla di elezioni in Sicilia, la sua ricetta per rimettere insieme i cocci di una coalizione che veda partecipe anche la sinistra consiste nel consigliare a Micari, candidato di Renzi ed Alfano, e a Fava, candidato di SI e Mdp, di parlarsi. Come dire: vogliatevi bene. Che umanamente potrebbe anche essere anche un bel manifesto, ma politicamente, viste le posizioni,  e gli alleati, che si trovano agli opposti, proprio non ci sta. Per sopramercato di veltronismo e anche con un bel po’ di renzismo, la dichiarazione di modestia: «fare il leader non era la mia intenzione» Dove però, oltre al fatto che quello da lui  imbastito è un movimento di vertice che poco ha a che vedere con la mitica base, solo lui non coglie la contraddizione in termini: se si fonda una qualsiasi  impresa, a maggior ragione se politica, è ovvio ed evidente che se ne è leader. Altrimenti non ci si fa fondatore ma ci si contenta del ruolo di gregario semplice e magari di sostenitore. Il che però vuol dire sparire dai monitor: nessuna intervista, nessuna richiesta di “autorevoli pareri” e, soprattutto, nessuna apparizione televisiva in prime-time. Per sé e per i parenti di contorno.

La proposta politica poi, al di là dello stucchevole volemose bene, racconta, nell’ordine, di «giusta miscela tra la novità e le esperienze» per quanto riguarda le candidature. Che tradotto significa: in lista ci saranno dinosauri, molti, e poche giovani promesse, però ossequienti. Aggiunge che «la manovra non può essere un aut aut ma si può trovare lo spazio per nuova occupazione, nuovi investimenti, lotta alle disuguaglianze, mondo della scuola – e poi – approvare leggi sullo ius soli temperato (temperato, si capisce) e il bio testamento.» Il che non è male se non avesse precedentemente chiosato: «non basta dire cose di sinistra, bisogna farle.» Appunto.

E se tutto ciò non accadesse? «Basta col fuoco amico o farò un passo indietro.» Il che, oltre terribile minaccia, paventa un dramma. Chissà per chi oltre a lui. Dopo aver portato il pallone, non richiesto, ce ne sono a sufficienza, minaccia di andarsene e portarselo. L’ha minacciato anche Renzi, ma quando gli hanno risposto «vai pure» è rimasto. E così farà anche il Pisapia Giuliano. Dice che è innamorato del suo lavoro di avvocato e allora rinunci al masochismo e si abbandoni al piacere.

Giusto a corollario è bene ricordare che in realtà il Pisapia Giuliano, classe1949, di nuovo ha ben poco. È già stato deputato per due volte., nella XIII e XIV legislatura con Prc (Partito della rifondazione comunista), come indipendente. Ma, come si chiedeva Lenin:  indipendente da chi e da che cosa? Non è lo si è mai capito. È stato presidente della commissione giustizia della Camera. Ha provato l’ebbrezza di passare dal gruppo parlamentare di Prc a quello misto dove la compagnia, per definizione, è bizzarra. Alle elezioni del 2006 non si ricandida o non lo ripresentano. Quindi dopo un po’ di riposo, nel 2010 si presenta per il posto di sindaco di Milano: vince le primarie di coalizione del centrosinistra contro il candidato del Pd e poi supera la Moratti Letizia che per arroganza e presunzione ci ha messo del suo. Nel 2016 termina il mandato di sindaco e nel 2017 lancia Campo Progressista. Il palazzo non gli è sconosciuto.




3 commenti:

  1. Si vanta di essere un sessantottino ma non conosce i tempi ne' il significato della parola. Nel 1968 aveva 19 anni ed ha cominciato ad interessarsi di politica nel 1970 nel gruppo di estrema sinistra Democrazia Proletaria che poco aveva a che fare con la vera sinistra. Un gruppetto che cercava lo scontro aperto con le forze dell'ordine senza pensare alla costruzione di una sinistra marxista anziché marziana. A differenza dei lavoratori che manifestavano in modo molto più concreto che non distribuire volantini deliranti e gridare slogan di eguale valore e scioperando rischiavano il posto di lavoro, lo studente Pisapia veniva da una famiglia agiata dove il padre, avvocato, poteva coprirgli le spalle per qualsiasi manchevolezza avesse commesso. Ora se questo è un personaggio di sinistra, portatemi pure erba fresca da mangiare al circo dove mi esibisco in forma di elefante.

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  2. l'uomo dal neurone solitario

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  3. Un guitto della moderna sinistra al caviale che paradossalmente fa il paio perfetto con gli ultimi nostalgici nazisti rossi .
    Per lo meno è uno coerente con ciò che è sempre stato.

    Bezuchov

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