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venerdì 20 febbraio 2015

Pena per Gino Paoli e tristezza per i militanti del gnocco fritto

Non sempre atteggiamenti e comportamenti vanno a braccetto. Le Feste dell’Unità da dispensatrici di salamelle e gnocco fritto a dispensatrici di nero. È stato anche parlamentare con il Pci ma eletto a Napoli e non a Genova e nella commissione trasporti invece che cultura.

Subito dopo l’edizione più vista del festival di Sanremo, ecco un altro piccolo scoop per il mondo della musica leggera: Gino Paoli è indagato per evasione fiscale. E già che ci si è anche per esportazione di capitali. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Specialmente nel suo mondo. Se per gli altri si prova rabbia per lui solo pena. Pena perché è il nonno (ha ottanta anni)  che si conosce da sempre quello che ha insegnato a cantare anche agli stonati e che con le sue canzoni ha scandito molte tappe della vita di qualche generazione di italici.

Pena per Gino Paoli perché il suo romanticismo è solido e non lagnone e i lenti, per quelli che hanno avuto la fortuna di ballarli,  sulle sue canzoni erano speciali. Così speciali che qualcuno ci si è pure innamorato. Pena perché ha avuto una carriera di alti e bassi. Prima trasgressivo, musicalmente parlando con la scuola genovese,  poi vincente, poi dimenticato ed etichettato come troppo vecchio e quando vecchio ha cominciato ad esserlo per davvero s’è messo a fare tour come un ragazzino.  In fondo, per uno che ha vissuto  nel rutilante mondo dello spettacolo, non ha dato troppo da dire ai giornaletti se non per due suoi amori, prima con Stefania Sandrelli e poi Ornella Vanoni, e un tentativo di suicidio. Tutti e tre gli sono andati male: con la Sandrelli e la Vanoni si è lasciato e del suicidio gli è rimasta ancora oggi la palla in corpo, vicino al cuore. Altri atteggiamenti stravaganti, a memoria, non ne ha avuti. Si intendeva che stava dalla parte dei normali e dignitosi anche se talvolta meno fortunati e le sue canzoni di normalità e dignità tutto sommato dicevano.

Si è impegnato in politica ed è stato in Parlamento con il Pci. Stranamente eletto nel collegio di Napoli invece che in quello per lui naturale di Genova e poi è finito nella commissione trasporti invece che in quella cultura. Misteri della politica. E adesso si stava battendo per il giusto riconoscimento del diritto d’autore che dopo la notizia di oggi può lasciare qualcuno perplesso.

La tristezza invece la si riserva tutta per i militanti delle salamelle e del gnocco fritto delle feste dell’Unità, quelli che per dare una mano al partito si giocavano le ferie e con orgoglio versavano ogni sera l’incasso al segretario della sezione. Quelli che erano contenti di vedere i cantanti e gli attori democratici girare tra gli stand e fermarsi a cenare sui lunghi tavoloni dove stavano tutti. Ed era proprio bello vedere anche il compagno Gino Paoli cantare alle feste dell’Unità dove tutti pensavano che lo facesse come loro in omaggio all’idea, per intenderci: gratis  Ché questo è quello che fanno le star americane quando si impegnano per un candidato. E adesso è triste scoprire che così non era: si faceva pagare e questo, volendo, ci sta, ma come il peggiore dei borghesucci, in nero. Come dire esentasse, che loro invece quasi tutti dipendenti le tasse gli sono, da sempre, trattenute  alla fonte. E fa tristezza pensare che i dirigenti del partito abbiano accettato (o magari proposto?) quel sistema per frodare il fisco. E fa tristezza anche leggere che poco tempo fa l’abbiano fermato, il Paoli, al confine svizzero con più valuta del consentito che equivale a diversi mesi di stipendio di uno normale. E fa tristezza che magari per qualcuno questo possa essere un esempio e pensi che se anche uno come Paoli (o magari qualche  dirigente del partito) fa così alla fine è giusto fare così e che non c'è differenza con gli altri e quindi dacci dentro anche tu.

Però quel che più pesa  tra pena e tristezza è la pena. Perché deve essere duro guardarsi allo specchio tutte le mattine e radersi senza scalfire il baffo quando si sa che il comportamento non corrisponde a quello che si pensa. O magari che quello che si pensa è solo un atteggiamento. Magari per sbarcare il lunario.

1 commento:

  1. Giancarlo Deodato21 febbraio 2015 14:26

    pena si, e molta tristezza, per la fine di un mito della propria gioventù

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