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sabato 25 maggio 2013

Don Pino Puglisi, don Andrea Gallo e papa Francesco: i fatti e le parole.


Due uomini, preti per gioco del caso, nello stesso giorno sono al centro della cronaca. Due che sono sempre stati dalla parte di chi perde. Speravanoi che la Chiesa li seguisse. Ma l'ufficialità è arrivata solo con la morte.


E così nello stesso giorno, 25 maggio, la Chiesa è tornata alla ribalta della cronaca grazie a due suoi preti.
Nulla di scandaloso questa volta. Niente pedofilia, niente denaro da risistemare, niente trame o complotti, niente politica, niente potere, niente tasse da non pagare, niente contributi da richiedere, niente dimissioni, niente carte imbarazzanti, nessun segreto da rivelare. Anzi tutto quello che ha riguardato sia don Pino Puglisi sia don Andrea Gallo è sempre stato alla luce del sole. Sotto gli occhi di tutti, purtroppo, deve aver pensato spesso qualche membro della gerarchia ecclesiastica.
Uno, don Gallo è morto pochi giorni fa, il 22 maggio, di morte naturale mentre l'altro l'ha fatto secco la mafia il 15 settembre del 1993, che poi era il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Ma si sa la mafia ha un senso dell'umorismo tutto suo.

I due preti, che il termine deriva dal greco πρεσβύτερος - presbyteros, letteralmente "più anziano" e che nella Chiesa sta a significare colui che officia il culto – erano caratterialmente diversi e infischiandosene degli stereotipi entrambi giocavano allegramente con la legge del contrappasso. Uno era del nord e uno del sud ma la miseria di fronte alla quale si sono confrontati non ha confini geografici, solo forme diverse. Che nella sostanza la miseria è solo miseria. Quello del sud era riservato quello del nord esuberante e anche un po' caciarone. Quello del sud, come i contadini del Verga,  taciturno pestava duro su terra dura quello del nord era più industriale e col tempo, aveva imparato a conoscere le sofisticate tecniche del marketing sociale e le usava senza scrupolo.
Il loro comune denominatore stava tutto nella passione per i giovani nati e cresciuti in situazioni che si usa definire, nel gergo del politicamente corretto, di disagio sociale mentre per quelli che parlano chiaro e tondo si dicono disgraziate. Termine più crudo ma anche più chiaro. Che madama chiarezza dalle parti della Chiesa ufficiale non sempre ci si trova comoda. E dove, anzi, tra parole e fatti molto spesso ci corre un mare. La concretezza era il secondo segno che avevano in comune: entrambi facevano e non solo predicavano. E il fare stando fuori dal coro e dalle convenzioni di comodo, come si sa comporta rischi: il primo dei quali, di norma, è l'isolamento. Che esser soli quando si combatte per una causa palesemente giusta fa ancor più duro l'essere soli e pure il combattere. Ma i due non si sono mai fatti scoraggiare ed hanno proseguito con la testardaggine dei giusti. Entrambi pensavano, probabilmente, che il loro fare avrebbe smosso anche l'istituzione nella quale credevano e che questa prima o poi li avrebbe seguiti. E protetti. Si illudevano e di molto. Si son trovati, altro scherzo del caso, nello stesso giorno a far parlare ancora di sè e dei loro progetti con due grandi manifestazioni di popolo.
Oggi don Puglisi è stato fatto “beato”, l'anticamera per diventare santo – che forse non era proprio il suo obbiettivo – mentre don Gallo ha avuto un funerale oceanico dove accanto ai suoi disperati (e ai suoi ammiratori) si è trovato pure il cardinal Bagnasco. Quello stesso cardinal Bagnasco che spesso si è scagliato contro i gay e le unioni omosessuali mentre don Gallo ne difendeva la dignità e i diritti. Chissà se don Gallo è stato contento di avere un simile officiante. Ma tant'è. 
A guardarla da fuori è sembrato che il Vaticano più che esaltare i due attori abbia voluto, come si dice , “mettere il cappello” (o la berretta cardinalizia) sulle due storie. Prendersi i meriti senza aver pagato il dazio. D'altra parte non sarebbe la prima volta. E in questo son maestri.

Certo che se a rendere omaggio ai due fosse andato papa Francesco, di persona, magari senza preavviso e
come ultimo tra gli ultimi, sarebbe stato assai diverso. Un gran bel segnale e anche ben concreto. Poiché dall'elezione fino ad ora, papa Francesco di parole in favore degli ultimi e della non necessità di avere banche e del fatto che la Chiesa debba tornare povera ne ha dette tante ma di fatti, quelli veri che lasciano il segno, ancora non se ne sono visti. Ché alla fine, al di là delle cerimonie e dell'ufficialità di rito, queste son state due belle occasioni mancate. O, meglio, di ulteriore chiarezza sull'essenza della più antica istituzione del mondo. Perché è comodo occuparsi blandamente degli effetti senza curarsi delle cause.
Omaggio quindi, anche da chi da sempre è laico e di libero pensiero, ai due uomini, preti per gioco del caso, che hanno speso la vita per lasciar la sfera di mondo che li circondava un po' meglio di come l'han trovata.


9 commenti:

  1. Due eccezioni che...confermano la regola! Già!

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  2. La Chiesa tollera le "eresie di sinistra" sin tanto che rimangono testimonianze isolate. E le tollera perchè le sono utili a mostrare un pluralismo di facciata. Ed è anche disposta ad omaggiarle quando i protagonisti muoiono. Non esita a stroncarle quando, come nel caso della teologia della liberazione, si diffondono e mettono in discussione la sua ortodossia reazionaria.

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  3. Paolo Penacchio26 maggio 2013 17:46

    non ho idea di quanto don Gallo toccasse del patrimonio più prettamente teologico della chiesa cattolica, a me sembra più eredi di far Pantaleo e di don Minzoni che d iLutero o Bonaiuti.

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  4. Antoaneta Velkova26 maggio 2013 17:48

    la strumentalizzazione della loro morte per scopi pubblicitari,estendere la loro "santita'" anche sul marciume che e' la chiesa cattolica

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  5. Giuseppe Golin Guaranì-Kaiowà26 maggio 2013 22:01

    e ti pare che la casta ecclesiastica si fa smuovere di un millimetro? Ormai li consciamo no? E anche questo nuovo papa ci crede qualcuno?....

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  6. Massimo Canella27 maggio 2013 14:34

    sì, come papa Francesco ha un collegamento col movimento argentino della chiesa dei poveri mentre è stato un oppositore della teologia della liberazione; come Francesco d'Assisi, pur nella sostanza osteggiato da chi gli ha successivamente stravolto la Regola, è stata però l'antemuraglia della Chiesa e della sua ortodossia, in opposizione ai catari ai poverelli e alle altre eresie dellì'epoca. Fidiamoci dei "placet" dei cardinali, di ortodossia e di utilizzabilità se ne intendono

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  7. Massimo Canella27 maggio 2013 22:56

    ecco notizie sul maestro di papa Bergoglio, Juan Carlos Scannone, che ci permette di chiarirci le idee su cosa il papa rappresenti effettivamente (qualcosa, anticipo, che non rientra in ogni caso nei nostri schemi): http://www.missionline.org/index.php?l=it&art=4170

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  8. Don Andrea non era per niente "caciarone". L'articolo non mi è piaciuto.

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    1. Caro "Anonimo" con la frase "quello del nord esuberante e anche un po' caciarone" non volevo essere irrispettoso e tanto meno offensivo. L'intenzione era di marcare le differenze caratteriali di questi due uomini. Nulla di più. E, comunque, mi spiace che questopezzo non le sia piaciuto. Spero ne abbia letti altri che, nella sua visione, possano rimediare a questo.

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