Ciò che possiamo licenziare

Visualizzazione post con etichetta Pier Carlo Padoan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pier Carlo Padoan. Mostra tutti i post

giovedì 3 dicembre 2015

Pier Carlo Padoan è come Giulio Tremonti

Apparentemente diversi sono la fotocopia l’uno dell’altro. Appartengono alla categoria di quelli che sono bravissimi a dirti domani perché non si è avverato oggi quello che avevano previsto ieri. Le scuse di Tremonti erano l’11 settembre e la globalizzazione per Padoan il terrorismo di Daesh e le stragi di Parigi. Quanto a tagliare i costi inutili sono uguali: il nulla del nulla.


Durante la prima Repubblica era un vezzo dire che la situazione italica era instabile perché si cambiava governo  praticamente ogni anno. Era un grave errore. Il Belpaese dal dopoguerra alla scomparsa dei partiti tradizionali ha avuto ininterrottamente un solo, stabile, stabilissimo, governo. È stato unicamente per non perdere la nomea di creativi pasticcioni ed arruffoni che si ruotava spesso il Primo Ministro, anche perché tutti tenevano famiglia e qualcuno anche di più. Per cui in alcuni casi, essendo il turno di uno che già c’era stato, si è provveduto addirittura a numerarli come i re con lo stesso nome. Ma a parte questa umana debolezza per il resto tutto procedeva come sempre: il governo in carica assomigliava a quello precedente ed era la fotocopia di quello successivo. 

La seconda repubblica non ha voluto essere da meno, d’altra parte come cambiare natura? Impossibile, sarebbe come chiedere ad un bradipo di cimentarsi nei cento metri. E quindi avanti con le stesse somiglianti politiche facendo finta che tutto cambi,  ma non è vero. Ovviamente a simile prassi non sfuggono neppure i singoli ministri e in special modo quelli dell’economia. Anche qui bisogna che tutto cambi, ma anche no. E Pier Carlo Padoan assomiglia drammaticamente al suo predecessore più famoso Giulio Tremonti. Al di là dell’appartenere entrambi alla dannata categoria che, con puntualità scientifica,  saprà spiegare domani  quanto non si avverato oggi delle loro previsioni di ieri.  Entrambi sono portatori di occhiali che probabilmente usano più per estetica che per vederci meglio. Altro in comune non sembrano avere. E invece no. Sono uguali nello spirito più ancora che nel fisico. 

Tremonti negli ultimi anni della prima decade di questo millennio sosteneva che la crisi non c’era ed era tutta un’invenzione dei comunisti disfattisti, adesso Padoan ci dice che la crisi è finita e che non c’è nulla da temere. Gli errori di entrambi sono evidenti. Tremonti per giustificare la crisi che non vedeva, neanche con gli occhiali, diceva che era tutta colpa dell’11 settembre o alternativamente della globalizzazione. Che entrambi i fatti si fossero concretati un decennio prima gli sfuggiva. Così come succede al Padoan: se nel terzo trimestre i consumi sono calati da la colpa è del terrorismo islamico e delle stragi di Parigi che però sono accadute nel quarto trimestre. Per dirla come uno che fa finta di intendersene. Insomma la colpa non è della propria miopia, ma sempre di qualcosa d’altro. Tutti e due, pur se in tempi diversi, hanno tuonato contro gli sprechi della spesa pubblica: Tremonti tuonava e basta mentre Padoan fa parte del governo che ha bruciato almeno un paio di esperti che avevano presentato report di migliaia di pagine sulla riduzione della spesa, ma il cui unico risultato, visto lo spreco di carta, è stato un ulteriore indebolimento della foresta amazzonica. Uno aveva in mente la finanza creativa che si risolveva nelle cartolarizzazioni l’altro invece vuol fare cassa vendendo quello che funziona invece di quello che non è capace di gestire. Il che praticamente è la stessa cosa. Entrambi dicono di rifarsi a esperienze imprenditoriali ma non si sono domandati perché Marchionne, quando ha avuto bisogno di denaro, abbia venduto i carrelli elevatori OM invece della Ferrari. E comunque quando ha venduto un pezzetto di Ferrari l’ha piazzato in borsa a scanso di equivoci. Ma forse era troppo complicato da capire come nel caso della revisione della spesa. 

Sia Tremonti che Padoan si sono trovati d’accordo nel dire che più contante circola meglio è. Il primo non voleva limiti il secondo l’ha innalzato da 1000€ a 3000€ ed entrambi hanno sostenuto con cipiglio severo e scientifico che le loro rispettive posizioni non influivano né sul nero né sulla evasione fiscale. Anime candide. A Padoan peraltro sfugge che l’importo da lui posto come limite massimo è il doppio dello stipendio mensile di un italiano medio. Come dire che un impiegato se ne vada in giro con in tasca due mensilità, magari in banconote di piccolo taglio. Da ridere.  Ma da sbellicarsi è che ieri si è approvato un provvedimento che obbliga i baristi ad accettare il pagamento di un caffè con la carta di credito. Che ci sia una discrepanza, ancorché minima, tra i due pensieri può balzare all’occhio di uno sprovveduto ma non a quello di un ministro. Troppo impegnato a guardare altrove.  E per finire la chicca: Tremondi con l'autorevolezza che gli deriva da chissà chi ha sostenuto che 
«Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi» non è solo una brillante e ossimorica formula teorica ma un un modo d’essere ed un dato di fatto imprescindibile che nel Belpaese si concretizza pressoché quotidianamente. Specialmente quando si tratta di ministri dell'economia. E poi ci si domanda perché gli altri non capiscano le italiche capriole.  Ci vorrebbe un genio ma anche in Europa ce ne sono pochi. In genere lì si trova gente normale.

sabato 22 febbraio 2014

Il governo di Matteo Renzi.ha giurato

Qualcuno ha scritto che è il topolino partorito dalla montagna. Il topolino piace all'elefantino , anche se Walt Disney ha sempre sostenuto il contrario. Più donne e più giovani ma la stupidità non è questione né di genere né di età. Manca il ministro dell’integrazione Uno ha pensato che questo sarà il suo terzo governo: Napolitano. Mentre un altro si è arrabbiato per davvero: Richetto Letta. E gli italici?

Alla fine in una settimana o giù di lì Matteo Renzi il corridore è riuscito ha formare il suo governo.
 Qualcuno lo ha già battezzato come il Renzi primo che però non si capisce bene se sia un augurio o una minaccia. Per intanto non resta che aspettare e vedere. Pare che questo sia un atteggiamento zen, a dire di Richetto Letta, anche se i monaci tibetani quando è il momento sanno muoversi con una certa qual grinta. Ma forse le vie dello zen sono tante. E magari Letta Richetto non è proprio il più indicato a cui chiedere, è cattolico. Così dice.

Il governo ha evidenti segni di novità e alcuni di questi cascano nella categoria del folclore. Tanto per cominciare sono in 16, che sembra essere un numero piccolo, ma manca il ministero dell’integrazione. Qualcuno dice che non serve perché è questione culturale mentre qualcun altro sostiene che talvolta un ministero sia necessario per aiutare lo sviluppo della cultura. E qui ci sarà da discutere. Nella squadra di governo ci sono 8 donne, quindi la metà del team. e molti su questo fatto si sono sperticati in complimenti come se di cretini ce ne fossero solo tra gli uomini. Negli ultimi governi s’è visto che, ahinoi, la specifica qualità è stata ben distribuita tra i generi.  Giusto per essere obbiettivi. Inoltre è un governo giovane: l’età media veleggia intorno ai 46 anni e anche qui grandi applausi. Però il ragionamento sulla stupidità fatto qui sopra ha una certa qual ragione d’essere anche in questo  caso. E pure qui il riferimento a qualche ministro dei precedenti governi  cade facile. Adesso si tratta di aspettare le nomine dei sottosegretari e dei viceministri. Spesso questa pratica rappresenta una bella buccia di banana sulla quale sono scivolati in tanti. Peraltro il manuale Cencelli nessuno dice di leggerlo ma tutti lo tengono sotto mano. Comunque c’è anche chi ha considerato il gruppo nel suo complesso.

I commenti sono stati vari, come sempre. Ci sono i calorosi, quelli tiepidi e i decisamente contrari. I contrari hanno fatto notare che sembra la riedizione del precedente e  a sostegno  della tesi portano dati che oggettivamente sono di fatto. I tiepidi parlano di montagna che ha partorito un topolino. Detto dal Sole24Ore non butta bene. Poi a dimostrazione che questo non è un Paese normale il topolino piace moltissimo   all’elefantino. Di norma topolini ed elefantini  non stanno bene insieme. Lo dice Walt Disney. Per bizzarro che possa sembrare Giuliano l’apostata Ferrara è quello che si è lanciato nelle lodi più sperticate. In verità più per Renzi che per la sua squadra, ha titolato Ecce homo e l’ha definito il vero erede di Berlusconi. Chissà se anche questa deve essere considerata una promessa o una minaccia. A scelta.

Qualcuno ha fatto notare come il decisionista e spiccio Renzi  abbia deciso poco sui ministeri che contano per davvero. Alla giustizia, ad esempio, è stato mandato l’ex ministro dell’ambiente del governo Letta, Andrea Orlando che sa di giustizia come la massaia di Voghera e che senza dubbio ha più titoli di Nicola Gratteri che di mestiere fa il magistrato antimafia. De gustibus. Agli interni, che qualche bontempone definisce il ministero dei dossier,è rimasto Angelino Alfano che ha rinunciato con leggerezza alla vicepresidenza. La sostanza al posto della forma. De gustinus 2. Infine l’economia: Renzi ci voleva uno dei suoi e Napolitano ci ha messo chi vuole lui. Normale. Si tratta di un tecnico, Pier Carlo Padoan, che conosce bene il mondo della finanza internazionale e come soprammercato è un grande amico di D’Alema: ha fatto il presidente della fondazione Italiani Europei. De gustibus 3. A doppia via.

Sembra che Renzi e Napolitano prima di comunicare la lista dei ministri si siano tenuti compagnia per oltre tre ore. Dicono che non hanno discusso di alcunché e neppure si sono esercitati a braccio di ferro. Napolitano faceva le parole crociate mentre Renzi chattava con what’s app. Si sentivano soli. Poi, quando la noia cominciava a prendere il sopravvento hanno deciso di scendere in sala stampa dove ad attenderli c’era il fior fiore dei creduloni d’Italia.

E Richetto Letta? Quando ha dovuto consegnare la campanella a Matteo non aveva la faccia di uno capace di insegnare lo zen.  Ma nessuno aveva creduto che ne fosse in grado. Forse andrà in vacanza. In Australia. Agli antipodi di Italia e di Renzi.


E gli italici: ora che il governo ha giurato qualcuno si annoierà con Sanremo, qualcun altro discuterà di calcio, qualcuno andrà al cinema e pochi a teatro e qualcuno andrà a letto presto. Finché dura.