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sabato 10 dicembre 2016

Gentiloni Paolo, Primo Ministro: la quiete dopo la tempesta.

Piace a tantissimi, in tutti i settori pure alla minoranza pd. Piace anche a Renzi, il che non depone a suo favore. Flemmatico, romano, battutistaa (quando è in forma) Per molti la risposta giusta dopo il (sedicente) ciclone Renzi. Non ha una corrente sua. L’ultimo errore perfetto di Renzi.

Paolo Gentiloni prossimo Primo Ministro

A questo punto della partita sembra proprio che Gentiloni Paolo, sessantadue anni, romano, sarà il sessantaquattresimo presidente del consiglio italico. Piace a tantissimi e in tutti i settori: anche alla minoranza del pd. Il che già di suo non è bello. La sua storia politica è tipica: parte dalla sinistra extraparlamentare per atterrare, come molti con la sua storia, nella Margherita, occulta neo democrazia cristiana, per poi trascinarsi nel Pd. Neanche fosse il partito del compromesso storico. O forse sì.

Flemmatico quanto basta, il Gentiloni Paolo, ha l’aria del pacioso e gli piace far la rivoluzione per interposta persona: in gioventù stava con Mario Capanna (per intenderci l’attuale proprietario di un’azienda agricola che si lamenta per i pochi vitalizzi che percepisce) poi con Francesco Rutelli (ex radicale convertito, come ti sbagli) e quindi si aggancia a Renzi Matteo, democristiano dentro. Un percorso da manuale.  Come sempre si apprezza quello che non si ha e quindi Il Gentiloni va in solluchero per il vitalismo di Renzi. Bello, forse, da vedere ma certo non da praticare: troppo stancante. Non gli manca il senso dell’umorismo, fu lui a definire Renzi come “il bambino che mangia i comunisti”. Si era già dimenticato della sua antica militanza nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, appunto. Ma d’altra parte con l’età è normale perdere un po’ di memoria.

Stare con Renzi qualche frutto l’ha dato, non foss’altro che essere la seconda scelta per il ruolo di ministro degli affari esteri, dopo la Federica Mogherini, di vent’anni più giovane e certo senza grandi meriti da poter vantare. Accipicchia. Probabilmente di lui il Renzi Matteo apprezza di non avere la smania di apparire, la flemma e soprattutto lo scarso o  quasi nullo peso politico. Dentro e fuori il partito. Quando si è candidato alla carica di sindaco di Roma è stato sonoramente battuto pur vantando una precedente esperienza come assessore della capitale. Alle primarie del suo partito è arrivato terzo su tre. Analogo risultato hanno ottenuto le sue proposte politiche parlamentari: fallita la sua riforma del sistema televisivo, fallita la riforma della Rai, fallita la proposta di registrazione dei siti internet. Ma la sua dote migliore, agli occhi di Renzi è di non avere  dalla sua non si dice una corrente di proprietà, ma neanche uno spiffero. Il candidato perfetto, per Renzi. L’ultimo errore perfetto di Renzi.

Il Gentiloni Paolo con quella sua aria da “capitato lì per caso” è considerato da tutti un innocuo e per questo riesce a pescare molte simpatie in quasi ogni schieramento e ad ogni livello. Probabilmente in molte stanze quando s’è fatto il suo nome si sarà pensato e magari detto «passata è la tempesta.» e qualcuno tra i più dotti avrà aggiunto «odo augelli far festa e la gallina, tornata in sulla via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno.» Appunto. la gallina tornata in sula via.

Cioè il ritorno calmo calmo, quieto quieto, del vecchio metodo democristo ma anche ex piciista alla Napolitano, che annacqua, ammorbidisce, un po’ tira e un po’ cede. E questa cosa agli assisi sugli scranni del Parlamento piace. Eccome. Chi meglio del flemmatico Gentiloni per imbrigliare e disfarsi del casinaro Renzi? Probabilmente fra i renziani di ultima e penultina generazione e magari anche di quasi prima, ad eccezione di quelli che sono per il ridotto in Val di Chiana, starando già preparando i bagagli per il nuovo trasloco. E dotare il tranquillo Gentiloni di una corrente, a sua insaputa. Naturalmente.

In molti hanno in mente il cardinale Giuliano della Rovere che si dava per malato e sul punto di schiattare all’inizio del Conclave per poi dimostrarsi in ottima salute e guerreggiante alla grande col nome di Giulio II. Però il della Rovere era ligure, gente ispida e dura. Sulla guerra con il Gentiloni non si corron rischi anche perché, curiale di famiglia e democristo di ritorno, preferirà alle spade le più placidi e micidiali tossine che dai morti non lasciano fuoriuscire sangue raggiungendo lo stesso risultato. Quindi non si ergerà come l’antico Giulio II ma quatto quatto farà la sua battaglia in proprio e magari senza apparire. Da democristiano, doroteo mannaro, non avrà neppure bisogno di bisbigliare il mefitico «Matteo stai sereno»

7 commenti:

  1. Danilo Cattalini11 dicembre 2016 00:33

    meglio gentilini ...

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  2. Pierluigi Bussolino11 dicembre 2016 14:39

    Questo è il problema più grave che non si chiedono mai se piace al popolo.


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  3. Antonio Spinelli11 dicembre 2016 14:43

    Dimaio a scritto giustamente..... È arrivata una macchina vuota....è sceso gentiloni!!!!!

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  4. Massimo Canella11 dicembre 2016 14:45

    niente che possa spostare gli equilibri o meglio i disequilibri del 2013, il grande rimosso di tutti questi discorsi. Continuo a vedere la probabile consequenzialità fra il No e un governo di destra, moderata quanto le circostanze internazionali permetteranno

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  5. Marco Fernando Capodaglio11 dicembre 2016 14:47

    Per ora abbiamo evitato un monocolore Grillo a cui ci avrebbe portato la vittoria dei si, salvo bocciatura pesante della genialata elettorale di Renzi . Una cosa per volta

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  6. Gentiloni ha già detto che seguirà le orme di Renzi. "Non per scelta ma per senso di responsabilità ci muoveremo nel quadro e del governo e della maggioranza uscente" Cioè tutto cambia e nulla cambia

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