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mercoledì 7 ottobre 2015

Rondolino spiega il “tradimento” di Verdini.

In un articolo su l’Unità Rondolino svela l’arcano: perché Verdini è passato da Berlusconi a Renzi. Nella foga dello scrivere gli sfugge una mezza verità, ma rimedia cacciando la bufala della settimana. Senza Verdini Forza Italia è spacciata? Rondolino dice di sì anche se i sondaggi lo smentiscono.


C’è a chi piacciono i traditori e a chi no. C’è chi pensa che chi tradisce una volta tradisce sempre (antica massima popolare) e chi invece no.  C’è chi è convinto che la gestione della politica abbia pur sempre delle regole in qualche modo etiche e morali e chi no. C’è chi se non è d’accordo se ne va e chi invece cambia semplicemente di casacca e indossa, guarda il caso, quella del vincitore. Magari essendo già stato in precedenza con altri due vincitori, oggi fortunatamente bolliti. 

La quistione, direbbe Gramsci, sta tutta qui.  Per Rondolino Fabrizio che ha ripreso a scrivere sull’Unità la scelta di Verdini va capita e difesa. In fondo, dice il Brondolino, con il tradimento, pardon con l’abbandono di  Verdini s’è dato  il colpo di grazia a Forza Italia. E di questo, magari, si dovrebbe essere contenti. In verità se questo colpo di grazia ci sia stato ancora non si sa: con Verdini nella pancia Forza Italia veleggiava intorno ad un mal contato 13/15%  delle intenzioni di voto senza di lui la percentuale, largo circa, è rimasta la stessa. S’è solo portato via un tot di senatori di cui non si conosce l’esatto peso elettorale che se lo si valuta a scurrilità e volgarità dev’essere senz’altro ingente. Ma non è detto che questo sia il metro. E per certo questa non si chiama politica. Che poi, dice il Rondolino il Pd di quei voti neanche ha bisogno essendo il partito «che ha più parlamentari di tutti gli altri messi assieme,» Fatto senz’altro è vero, ma un conto è avere tanti senatori e altro è farli votare insieme. Magari ci vuole una proposta politica chiara-pulita-onesta e non una di quelle che non si può rifiutare. È tutto un altro film. 

Comunque tornando al punto: perché il Verdini ha voluto imitare Scilipoti e Razzi e altri tre di cui le cronache faticano a ricordare i nomi? «In cambio della fine, si riporta la frase testuale, della guerra civile fredda che ha segnato il ventennio berlusconiano.» Capperi. E magari si può legittimamente aggiungere anche un urca.  A simile afflato di romantico e metafisico idealismo (magari anche disinteressato) non si arriva neppure sommando il samaritano, la Maddalena, il ladrone pentito sulla croce e per soprammercato ci si mette pure il Cireneo.  

Il senatore che ha convinto, difficile immaginare con che argomentazioni, i cinque responsabili di antica memoria, a proseguire la guerra civile fredda  oggi folgorato come neanche Saulo sulla via di Damasco ha deciso di fare il percorso opposto. In realtà a questa bubbola che neppure i grulli più grulli possono mandar giù è stata smentita solo qualche riga prima: « (Vedini) ha capito per tempo che il declino del berlusconismo è inesorabile, e che l’unico modo per restare politicamente in gioco è partecipare al processo.» Ecco, così va meglio. Ma queste parole devono essere dal sen fuggite. Visto che sono state smentite dalla bufala successiva. Più sopra riportata. 

Forse la prosaica risposta esatta al perché di questo changer-la-femme è stato è la stessa che a suo tempo convinse Razzi, Scilipoti e gli altri. In fondo a stare in Senato si faran le ore piccole, si mangerà disordinatamente, si incontrano personaggi di dubbio gusto e talvolta di dubbia reputazione, il rischio dell’ulcera è dietro l’angolo, ma in fondo è sempre meglio che lavorare. E questo probabilmente basta e avanza.  Certo si fosse in Senato, nel gruppo di Verdini, l’articolo del Rondolino Fabrizio sarebbe stato commentato con più appropriate e argomentate parole ma non si è in Senato e neppure nel gruppo di Verdini. Qualche volta la fortuna arriva inaspettata.

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