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giovedì 21 marzo 2013

Ineleggibilità di Silvio Berlusconi? Noia e inefficacia

Nella attuale situazione politica e sociale ritirare fuori la questione della ineleggibilità è un po' banale. E anche noioso. Bisognava farlo subito, venti anni fa e non lasciar passare il tempo. E tutte le occasioni che si sono sprecate. Adesso più che mai bisogna vincere con le armi della politica.

Berlusconi con Alfano e Brunetta in uscita da Napolitano
E così si è scoperto (per l'ennesima volta) che Silvio Berlusconi non poteva, non può e non potrebbe essere eletto.
C'è una legge che racconta, più o meno, come non sia eleggibile chi è titolare di concessioni pubbliche. E, guarda il caso, colui che il ruvido Giuliano Ferrara chiama, forse unico caso della sua vita, con trasporto di amorosi sensi, il Cav risulta essere, nei fatti, titolare di concessione. In verità si tratta di concessioni, poiché sono tre, e tutte televisive. By the way la legge in questione è stata varata nel 1957. Cosa vuol dire essere aggiornati e stare costantemente sul pezzo. E già tre volte ne è stata chiesta l'applicazione: nel 1994 nel 1996 e nel 2001. Magari qualcuno esperto in storia e matematica ricorderà che le legislature, nel lasso di tempo che va dalla prima elezione del Caimano ad oggi, siano state sei inclusa quella appena varata. Dunque solo tre volte il problema è stato posto. 

Due volte con maggioranza di centrodestra e una volta, nel 1996, con maggioranza di centrosinistra. Che i deputati di centrodestra abbiano considerato quella legge non applicabile al loro capo è più che normale. Immaginare il contrario sarebbe come aspettarsi che Renato Brunetta confessi di amare gli statali. Ovviamente, non ci sta. Nel 2001 invece la maggioranza era di centrosinistra ma anche quella volta la questione non andò in porto. Come mai? Mistero. O meglio le solite machiavelliche peracottate degli strateghi del centrosinistra. Pare addirittura che D'Alema (1) abbia detto che il voto della Giunta nel 1996 sia stato «una finzione». Complimenti. Poi ci si domanda come si faccia a perdere sempre. Anche quando si parte con un bel gruzzolo di vantaggio. E Bersani insegna. Essere dei fresconi, evidentemente, non basta. per farsi del male ci vuole anche una bella dose di qualcosa d'altro. A scelta.

Nel 2006 e nel 2008 pare che la questione non sia stata nellure sollevata. Forse se ne erano dimenticati, la memoria vacilla con l'età, oppure ci avevano messo una pietra sopra, come ha fatto l'inflessibile Alfano con le primarie. Anche se nel 2006 il centro sinistra aveva la maggioranza. Scarsa, ma comunque sempre maggioranza. E soprattutto all'inizio della legislatura non avevano ancora cominciato a litigare. Nel 2008 neanche a pensarci, Berlusconi disponeva di grandi numeri. Anche se poi gli si sono squagliati tra le dita. 


Meloni, Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo, tra le altre,
cantano facendo corona a Silvio Berlusconi
Un po' come è successo alla sua amicizia con il commercialista Tremonti. Intanto gli anni e le legislature sono,per così dire, tranquillamente passati e riproporre il problema oggi, a distanza di quasi vent'anni e sei votazioni è un po' ridicolo. Così come mettere sul tavolo 220.000 firme. Ché queste rappresentano una percentuale da prefisso telefonico internazionale, considerando tutti quelli che hanno votato “contro” Berlusconi: oltre il 70% del totale. Con la banale aggiunta che la situazione attuale è un tantinello complicata e il peggior dispetto che si possa fare a Berlusconi è tenerlo fuori dai giochi. Magari lasciandolo da solo all'opposizione. Che per lui sarebbe come essere un diabetico davanti ad una sachertorte. Senza contare che il cappelluto mister B. va battuto politicamente se si vuol avere credibilità e spuntare le unghie delle valchirie di Arcore. Che vedere Biancofiore, De Girolamo, Prestigiacomo, Gelmini, Comi e Santanché, giusto per citare quelle più note nelle vesti delle inconsolabili vedove (politicamente parlando) sarebbe piatto indigesto anche per Bonaiuti o l'ex radicale Capezzone.

A screditarlo agli occhi dei suoi elettori non sono state sufficienti neppure le notti bunga-bunga o gli sms di Sara Tommasi. Figurarsi una legge inapplicata per oltre vent'anni. Magari ci si provasse con una seria azione politica capace di tener conto delle necessità degli italiani e si uscisse una buona volta dagli angusti spazi del politichese.
Magari così si convincerebbe anche il trio La Russa-Crosetto-Meloni. Che vogliono essere fratelli d'Italia, come non bastasse essere cugini.
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(1) http://www.ilpost.it/2013/03/20/silvio-berlusconi-ineleggibile/2/