Ciò che possiamo licenziare

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venerdì 8 luglio 2022

Ponte Morandi: è partito il primo processo a tempo.

Trentasei mesi per arrivare alla sentenza di primo grado. Se il processo non si concluderà in tempo sarà come se non ci fosse mai stato e i 59 mai stati alla sbarra. Solo i 43 morti non potranno uscire da questa vicenda. Gli azionisti non ci sono mai entrati non avevano le mani in pasta nella gestione solo nei dividendi. Qualcuno li definirà prenditori finali.



Addì 7 luglio 2022 ha avuto luogo la prima udienza del processo cosiddetto “ponte Morandi”. In sostanza si tratta di stabilire di chi è la responsabilità, se c’è responsabilità, per la morte di 43 persone. Una bazzecola. Alla sbarra 59 imputati: manager, tecnici, dirigenti del ministero delle infrastrutture e anche un amministratore delegato. Ciascuno con uno o più avvocati a difesa. Una quisquiglia. Il processo è articolato in molteplici capi d’accusa: dal disastro colposo all’omicidio colposo plurimo, dall’attentato alla sicurezza dei trasporti al crollo doloso e all’omicidio stradale, alla rimozione dolosa di dispositivi di sicurezza fino al falso. Bagatelle. In più ci sono gli avvocati dell’accusa e quelli dei parenti delle vittime e di chi si è costituito carte civile. Un bell’assembramento. Secondo la riforma promulgata dal governo Draghi, per comodità porta il nome della guardasigilli Cartabia Marta, il processo dovrà durare non più di tre anni. Con pudicizia lo si è definito il processo della ragionevole durata. Cosa vuol dire la delicatezza. Nel caso si sforasse il termine il processo verrà cancellato come se non ci fosse mai stato e i 59 di cui sopra ne usciranno come non ci fossero mai entrati. Così va la giustizia. Rimarranno solo i morti dato che viene difficile dire-pensare-credere non siano mai morti. Ma d’altra parte ... E poi il rischio della prescrizione è dietro l’angolo: il reato di falso, per esempio, è prescritto dopo 6 anni dal compimento del fatto e  il ponte è crollato quattro anni fa.  Lo sa bene il procuratore Francesco Pinto: ha auspicato che tutte le parti  ne tengano conto. Come chiedere a una iena di mordere con delicatezza o a un’aquila di volare basso. In verità alcuni avvocati della difesa, sono tanti, hanno già proposto un rinvio o si apprestano a chiedere di annullare l’incidente probatorio e magari qualcuno avanzerà istanza di  sospensione di qualche udienza per uveite o per depressione o per tachicardia del proprio cliente. Ovviamente esibendo certificato medico. Non sarebbe la prima volta: è già successo. Storia italica. Il tirarla alla lunga è una delle missioni della difesa soprattutto adesso con la ragionevole durata. Ragionevole chissà per chi. Per intanto la prossima udienza si terrà il 12 settembre prossimo. Quindi i mesi da trentasei sono già diventati trentacinque. Comunque, ha detto il giudice, dal 12 settembre si terranno tre udienze alla settimana e magari, per stare nei tre anni si contingenteranno i tempi per porre le domande e ugualmente quello per dare le risposte. Tipo i quiz della tv. By the way, sul banco degli imputati non c’è neppure un azionista: anche se gli azionisti sono quelli che hanno tratto i maggiori benefici pecuniari dalla gestione del ponte. Magari qualcuno li definirà prenditori finali. È già successo anche questo. Nessuno degli azionisti aveva le mani in pasta nella gestione, solo nei dividenti. Noblesse oblige.

Buona settimana e buona fortuna.


venerdì 18 giugno 2021

Come incassare miliardi, dimenticare 43 morti e vivere felici.

Sembra il titolo di una commedia americana, ma è stata una tragedia. Si incassano 7,9 miliardi, se ne pagano 13 al manager e gli spiccioli ai parenti dei morti. Un tanto incasso non scatena neanche un po' di adrenalina e si dormono sonni tranquilli. Occhio non vede cuore non duole.


C’era una volta un bel film dal titolo “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” , era interpretato da una stupenda Audry Hepburn e da un fascinoso Peter O’Toole. In realtà il titolo traeva, almeno un pochino, in inganno poiché i due non rubavano veramente, solo per finta: semplicemente facevano sparire un falso dal mercato dell’arte. Falso valutato, appunto, un milione di dollari. Si trattava di una tipica commedia americana con doveroso happy end. Al contrario il film che è andato in onda in questi anni (dal 2018)  e che prosegue e finirà nei prossimi mesi ha tutt’altra trama. Innanzi tutto il quantum: non si tratta di un milione di dollari, ma di 7,9 miliardi di euro, la differenza non è di poco conto, in seconda battuta non si tratta di una commedia, ma di una tragedia: un ponte crollato che si tira dietro 43 morti. Che non sono pochi. La trama parla di mancanza di manutenzione di lavori non fatti, di report falsificati, di opere in ammaloramento costante, di profitti enormi, addirittura esponenziali, anno su anno. E fino al 18 agosto 2018, pur con qualche apprensione, minima s’intende, le apprensioni in questi casi sono veramente minime, si poteva anche vivere felici. Anzi ci si baloccava e si dava addirittura inizio con larghissimo anticipo all’era dello smart working, ma non da un appartamentino di cianquanta metri quadrati, ma da una barca. Una barca: una casa galleggiante con tutti i confort e i collegamenti che gli studenti della dad si sognano. Sempre innovatori. Innovatori sì, ma con la spiccata propensione a non  chiedersi mai come quei 3 mila kilometri di autotrada, con “solo” 4  milioni di utenti quotidiani potessero generare così tanti profitti. Ma si sa: certe volte meglio non chiedere e poi, come dice il proverbio: occhio non vede cuore non duole. E cosa si fa per non far dolere il cuore? Anche se deve aver sofferto un pochino quel cuore  quando ha dovuto liquidare l’artefice di tanti profitti, generati a insaputa degli azionisti, con tredici milioni. E un pochino deve aver avuto  un sobbalzino quel cuoricino quando ha sborsato circa 60 milioni per risarcire i 205 parenti dei morti. Una media, tra moglie, figli, genitori e altri vari, di trecento mila euro secondo le “regole Milano”.  Eh beh, sono importi che toccano, non c’è dubbio. Ovviamente gli animi più sensibili, mica i ciniconi della finanza. Comunque anche questo film ha il suo happy end: è il brindisi che si fa quando si incassano i 7,9 miliardi, di cui 2,4 entrano direttamente nelle casse della famiglia. Eh beh, son soddisfazioni. Certo c’è da domandarsi come tante soddisfazioni  non scatenino neppure un poco di adrenalina e consentano di dormire sonni tranquilli. E permettano di cancellare i 43 morti. Ma se non sono lì, e non li hai conosciuti  e non li hai visti il cuore non può dolersene.

Buona settimana e buona fortuna.

venerdì 4 giugno 2021

Salvini è apparso alla Madonna.

 Di solito succede il contrario, ma con il turboleghista, tre opinioni diverse in due giorni, nessuno resiste. La pietas cristiana di Libero. La sciagura del Mottarone e quella del Morandi. Il Vendola Niki si lamenta della giustizia.

 


Che l’Italia fosse terra di santi lo si sapeva da lunga pezza, che lo sia ancora oggi se ne ha conferma per l’elevazione al rango di beato di Livatino Rosario,il magistrato. Ma si sa i santi non sono mai abbastanza e poi avere dalla propria il divino è di grande aiuto e dunque per evitare un calo di tensione vi ha messo rimedio il Salvini Matteo. Con un salto in quel di Fatima ha fatto quattro chiacchiere con la Madonna per ottenerne direttive. Dialogo proficuo a quanto ha raccontato il Salvini a Libero, giornale devoto e sommamente vocato alla pietas cristiana. A quanto pare la Madonna è molto coinvolta nelle beghette di questa destra un po’ sovranista, un po’ razzista, un po’ sessista, un po’ bacchettona, un po’ (tanto) olgenttina, un po’ bigotta, un po’ (troppo) pescata con le mani nella marmellata e ha dato consigli. Per modestia il Salvini Matteo non ha menzionato che i ruoli si sono invertiti: è lui che è apparso alla Madonna. Così come ha dimenticato di dirle, alla Madonna, di essersi messo con i radicali per sistemare la giustizia terrena. Forse non era sicuro della risposta, quindi meglio sorvolare. Bypassato questo bell’esempio di genuina fede son da chiosare una manciata d’altre notiziole che vedono la giustizia protagonista: c’è l’ammissione di un dipendente della funivia del Mottarone: «tutti sapevano» ha detto. Tutti meno il gestore e il direttore d’esercizio. C’è una certa affinità con il ponte Morandi: anche lì morti, anche lì chi intascava i dividendi non sapeva e anzi prossimamente riceverà un po’ di miliardi, così tanto per dire.  In quel di Taranto, processo ex ILVA: tutti colpevoli con pene pesanti. Stupisce la forma del commento di Niki Vendola: «giustizia malata che calpesta la verità.» Non suona formalmente bene: fa un po’ destra.. Così come stupisce la sentenza d’appello che ha assolto per non aver commesso il fatto l’ex sindaco di Lodi. Il fatto è che l’ex sindaco aveva confessato il fatto cioè l’illecito e il tentativo di cancellarne le prove. Sono da attendere le motivazioni chissà che non si tratti di un altro miracolo. Ha poco di miracoloso invece la condanna, in primo grado, dei commercialisti della Lega. Anche di questo Salvini non deve aver fatto menzione con la Madonna, forse sa che sui temi della giustizia è particolarmente sensibile. Sensibilità che non sembrano avere alcuni esponenti del Pd che si stanno iscrivendo al partito del referendum radical-leghista. E così all’interno del governo ci sarà un asse verde-rosso, questo sì suona un po’ contro natura. Comunque così è se a loro pare.

Buona settimana e buona fortuna.