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lunedì 19 gennaio 2015

Sui soldi cascano tutti. Anche i rivoluzionari.

Ben 54 ex consiglieri della regione Lombardia ricorrono contro il taglio del 10% del vitalizio. Ci sono tutti dagli ex fascisti agli ex rivoluzionari. Altro che arco costituzionale. Quanti vitalizi toccano al presidente emerito? E se il prossimo fosse Giuliano Amato: a quanto ammonterebbe la sua entrata mensile?

Gli adagi popolari sul denaro sono tanti e anche di ordine diverso. Da quello buonista «i soldi non sono tutto nella vita» a quello rampantista «di soldi non ce n’è mai abbastanza» Il secondo in verità si adatta bene anche a quelli che non arrivano alla fine del mese che oramai sono i più. Oggi s’è saputo che il patrimonio delle prime dieci famiglie italiane equivale a quello di venti milioni di loro concittadini. Allegria. Forse, e si sottolinea forse, in questo caso di soldi ce ne è a sufficienza e magari torna buono il primo proverbio. Comunque, sui denari e sul suo possesso, san Francesco a parte ma i suoi confratelli si sono rifatti ab abundantiam, ci cascano tutti. Ma proprio tutti.

Quelli che fanno più scalpore sono i politici non tanto e non solo per la quantità di denaro percepita e utilizzata e sperperata ma anche perché personaggi pubblici che più pubblici non si può. Tutti loro vivono di pubblico poiché senza quello non ci sono i voti. E poi perché passano la vita campando di parole, talvolta pure infuocate o addirittura rivoluzionarie, per dire di quanto sia necessario fare il bene di tutti. Chi volendo più stato sociale e chi togliendo più tasse. Però quando  poi si arriva al dunque li si trova tutti, da estrema destra a estrema sinistra passando per il centro, abbarbicati alle miserie della vile pecunia. Quella personale, ovvio. Ché fare i grandi con i soldi degli altri è un attimo.

Divertente ed emblematiche sono le storie susseguitesi a raffica nella settimana: dai 54 ex consiglieri regionali della Lombardia  al neo presidente emerito Giorgio Napolitano e quindi al suo amico Giuliano Amato. candidato a prenderne il posto.

I 54 della Lombardia (pare adesso 53 poiché la dottoressa Daniela Benelli ha ritirato la sua firma)  hanno presentato un esposto contro un taglio del loro vitalizio del 10%. Si sottolinea 10%. Che tradotto in soldoni sarebbe di poche centinaia di euro al mese e che su base annua non arriva neppure a coprire una intera mensilità su tredici che sono percepite. Che tra questi ci siano indagati per tangenti, sospettati di aver condotto affari con la n’drangheta e pure qualcuno che ha passato qualche notte al fresco tutto sommato ci può stare. Come dire: aspettarsi da questi un ricorso per una manciata d’euro è il minimo sindacale. Che invece ci siano vecchi rivoluzionari (si fa per dire) che si sono battuti (si fa per dire) per il bene (si fa per dire) della classe operaia e degli ultimi e dei diseredati ci sta un po’ di meno. E non vale dire oggi di non essere mai stati comunisti: non si è di fronte alla Sacra Rota che annulla i matrimoni solo per aver concepito infedeli retropensieri prima dell’atto. Dovevano dirlo allora e comportarsi di conseguenza. C’è stato qualcuno infatti di casacche dal Pci a Forza Italia ne ha pure rigirate. Soprattutto viene una certa irritazione per quelli che in carriera (si dice così anche per i politici) di scranni ne hanno occupati parecchi. E talvolta due o più pure in contemporanea.

È già, perché c’è chi oltre ad essere stato consigliere regionale (vitalizio) è stato anche nell’italico parlamento (vitalizio) e magari pure deputato europeo (vitalizio). Sempre che poi a tutti questi non si debbano aggiungere pensioni da giornalista e magari pure da funzionario di partito. Che a mettere insieme tutti quei cud può venire il mal di testa e si capisce bene perché qualcuno si ritiri in campagna. Che poi quella della campagna è una bella tradizione per ex. Un podere ce l’hanno, tra gli altri, Di Pietro Antonio ma anche D’Alema Massimo ma anche  Capanna Mario, uno dei suoi libri è intitolato «Il fiume della prepotenza», che lamenta un misero introito di solo 5.000,00 euro al mese. Forse, detto senza malizia, si tratta di uno solo dei cud. Forse.

Non si lamenta dell’ultimo vitalizio (ma forse non unico) il recente presidente emerito: 15.000€ al mese Più un tot di borbonici fringe benefit (autista, maggiordomo, segretaria, bollette del telefonono…?) che si possono pure estendere alla famiglia e magari tramandare di padre in figlio. Certo che monitare (sta per lanciare moniti) stando belli comodi e garantiti e mandare solidarietà che costano poco o nulla ai terremotati o a chi vive nella terra dei fuochi o non può veder bonificato il giardino pubblico di fronte a casa, e soprattutto non pagarla di tasca propria non deve venire particolarmente difficile.

By the way n. 1, il Presidente Napolitano aveva detto che voleva ridurre il vitalizio per gli ex che avevano occupato la carica ma poi preso dai moniti se ne deve essere dimenticato. By the way n. 2 come senatore a vita avrà anche diritto ad una indennità? Che chiamarlo stipendio fa poco fine. By the way n.3 il fatto che sia stato per lunga pezza deputato in Italia fa scattare un altro vitalizio? E se ne palesa un altro per le due legislature fatte in Europa? E come funzionario di partito?

Giuliano Amato candidato berlusconiano alla carica di Presidente della Repubblica su questa pista parte già bene: ai trentamila-e-briscola-euro che percepisce mensilmente, una pensione più un vitalizio confermato da lui stesso, sarà da aggiungere qualche cosina per il suo essere (stato) giudice costituzionale? E poi a tutto ciò si aggiungerà la pensioncina da ex capo dello stato?
Uno dei pezzi ricorrenti nei comizi del giovane Capanna suonava così: «Avanguardia Operaia è il cavallo di troia, più troia che cavallo, della borghesia milanese all’interno dell’Università» Lo si potrebbe mutuare in «Il vitalizio è il cavallo di troia, più troia che cavallo, della meschinità anche nell’animo dei rivoluzionari.»
Magari fossero usi ad incassar tacendo ne farebbero miglior figura.

giovedì 3 aprile 2014

Il Colosseo lavato con l’acqua è d’oro. Una bella metafora.

Se Matteo Renzi facesse come i restauratori del Colosseo magari caverebbe qualche ragno dal buco. C’è chi pensa che una risposta semplice ad un problema complesso sia stupida, ma non è vero. Le risposte e le soluzioni complicate sono più stupide e richiedono più tempo. Con il Colosseo d’oro sarà contento Claudio Scajola.

Giallo, nelle sue varie sfumature,  sembra essere il vero colore del Colosseo. Il colore dell’oro. Ai romani dell’epoca pareva di imbattersi in un sogno quando svoltando dalle varie strade che in questo confluivano e se lo trovavano davanti. E lo stesso accadrà, moltiplicato per cento, ai contemporanei, appena sarà finito il restauro. Per portare alla luce questa meraviglia di colori è bastato solo lavarlo. A riprova che non sempre le risposte semplici sono sbagliate. O stupide.

Per essere sporco il Colosseo sporco lo era per davvero (e lo è ancora nella parte ancora da sistemare), tutta colpa dell’aria inquinata e degli scarichi delle auto.  Per portarlo a nuovo, ma lasciandogli la patina del tempo. lo stanno pulendo con l’acqua. Acqua semplice, neppure quella con le bollicine e pure pubblica, come da referendum, che quindi dovrebbe pure costare poco. Non sono all’opera macchine sofisticate o studiate alla bisogna, non si stanno usando materiali intrusivi, quindi niente solventi, nessun additivo chimico o detersivo e a quanto pare neppure uno spazzolone che tutto sommato almeno lui, lo spazzolone della nonna, ce lo si poteva pure aspettare. E invece niente. Solo acqua. Oddio, l’hanno incanalata in una bella e tutto sommato semplice ragnatela di tubi costellati da tantissimi semplici ugelli dotati di altrettanto semplici rubinetti per poter regolare l’intensità del getto, ma sempre di acqua si tratta.  E poi ci lavorano anche in pochi: dieci restauratori laureati e specializzati. Più ovviamente il direttore ai lavori che il caso vuole sia una donna. Il che è detto non tanto per fare l’ennesimo e noioso panegirico della produttività e neppure della ormai frusta questione delle quote rose, ma solo per evidenziare un dato di fatto.

Certo che se anche Matteo Renzi, qui nell’accezione di sineddoche per il totale mondo della politica, si accompagnasse a ragionamenti semplici e proponesse altrettanto semplici soluzioni il Belpaese se la caverebbe anche bene e pure velocemente. Visto questo suo inopinato amore per il mito della velocità futurista. Quello che frega i bene intenzionati sono i patteggiamenti, le mediazioni e i compromessi. Magari un po’ di semplice intransigenza farebbe bene. La legge elettorale e gli stipendi pubblici milionari o le pensioni doppie, triple e quadruple, alla Giuliano Amato per non dire di altri in più alto grado che si corre il rischio del vilipendio, con saldi a tre zeri, minimo, sono delle belle prove che però partono quasi (già) perse. Quando si comincia con l’inserire complicati sistemi di calcolo ci si mette da subito nella parte degli sconfitti. E il caso di Moretti e poi quello di Scaroni (già condannato in primo grado che sulla sua prossima nomina ci sarebbe non poco da dire) sono bei banchi di prova. O bei trabocchetti. Diventerà difficile dire che non è stato possibile fare perché i poteri forti sono troppo forti. Ché se un potere non è forte che potere è?  Comunque questa scusa frustra è già stata usata da Berlusconi che nell’evocarla non si rendeva conto, quando mai, di coprirsi di ridicolo. Che fare del vittimismo non aiuta. E mette tristezza.

Indichi Renzi, questa volta nell’accezione di lui-sé-medesimo, cosa vuole fare, bello chiaro e tondo. E magari pure come conta di arrivarci senza tirare in ballo gli obiettivi epocali che quelli li sa dire anche D’Alema. E poi detta chiara tutti gli obiettivi sono buoni che viene raro trovare esplicitato un obiettivo palesemente malintenzionato.  I contribuenti sopra i 300.000€ anno non soffriranno tanto se dovranno pagare un po’ di più di tasse e poi sono, mal contati, solo 28.000. Elettoralmente non rappresentano un granché. Così come sono tutto sommato pochi e ben controllabili gli imprenditori che guadagnano meno dei loro fattorini. Poi si faccia entrare il privato dove il pubblico scalchigna e non il contrario. Della Valle per il Colosseo spende 25milioni€ ne dovrà spendere almeno altrettanti per far sapere al mondo che lo sta facendo e ne avrà un ritorno di immagine. Bene. Se lo merita. Lo stesso si potrebbe fare con Pompei e con il resto del patrimonio archeologico ed artistico che si sta sgretolando o finendo ad ammuffire nelle cantine. E magari così potrebbero venire anche degli stranieri ad investire in sponsorizzazioni. Perché no?  Tutti se ne avvantaggerebbero e ne sarebbero contenti.


Così come senz’altro sarà contento Scajola Claudio. Magari adesso che il Colosseo è ripulito e sembra d’oro, che anche questo l’hanno fatto a sua insaputa, si terrà l’appartamento pagato solo per due terzi. O forse aumenterà il prezzo di vendita. In ogni caso sarà contento.

martedì 24 settembre 2013

Quanto è Amato Giuliano dalla stampa. E dagli altri

La leggenda vuole che i giornali siano il cane da guardia del potere. Ogni stampa nazionale fa riferimento , metaforicamente parlando, ad un cane da guardia prediletto: in Germania il classico pastore tedesco o il doberman, nel Rgno Unito il bullmastiff o il collie.  In Italia la media della stampa ha scelto come emblema i chihuahua o quando vuol essere particolarmente aggressiva i pechinesi. Il caso del neo giudice costituzionale docet.


Il 28 di agosto, Fabio Cavalera ha deliziato i lettori del Corriere della sera con un articoletto, tale solo per la sua brevità e non per il suo peso, che è stato pubblicato a pagina quindici nella sezione esteri. Il titolo già di suo la dice chiara: “la battaglia del Guardian, ultima trincea”. In questo il Cavalera, con poche migliaia di battute racconta ai suoi senz’altro estasiati lettori come si comporta la stampa libera ed indipendente nei confronti del potere. E il Guardian, va detto per onore di cronaca, ha subito intimidazioni d’ogni genere, anche da parte del governo (conservatore) che ha mandato, scrive Cavalera  «gli 007 dal direttore a distruggere due hard disk». Cosa che non ha intimidito il Guardian che nei tre anni passati ha costretto Rupert Murdoch a chiudere il domenicale News of the World : troppe intercettazioni illegali e complicità dei vertici di Scotland Yard e Downing Street. Poi ha spezzato il segreto di stato americano con il caso Wikileaks-Assange-Manning e per finire , ma non è detto che non vengano riservate altre sorprese, ha sventolato in piazza i panni sporchi del «datagate» americano e britannico. 

Questo, dice Cavalera, dovrebbe essere il giornalismo «normale». Quello che, forse forse, adesso non piace a Gianpiero Mughini, prima direttore responsabile di Lotta Continua e poi per una dozzina d’anni star di Controcampo trasmissione sportiva di Italia1,  perché «fa tiro al bersaglio indecente ed ossessivo» ed «è un lavoro destinato alla claque dei lettori». (1) Frasi queste riservate a Il fatto quotidiano per stigmatizzare che questo giornale abbia ricordato a tutti come Giuliano Amato, novello giudice costituzionale abbia in passato consigliato ad una testimone di tacere con i giudici.(2) La testimone era Anna Maria Barsacchi, vedova del senatore socialista Paolo Barsacchi,  e la questione, come ti sbagli, era una tangente. Allora Giuliano Amato era il vicesegretario del Partito socialista. Segretario era Craxi Benedetto in arte Bettino. I figli del quale, è di questi giorni, hanno dichiarato che  «se Craxi era un ladrone Amato era il vice ladrone. » (3) Che certo non si può definire un endorsement, come si usa dire adesso. 

Chissà che ne avrebbe fatto il Guardian di questa registrazione. E chissà, se come dice Mughini l’avrebbe trovata cristallina. Ma d’altra parte Giuliano Amato è molto amato, da tutti. Da quelli della prima repubblica e da quelli della seconda. 
Essere stato per due volte, sempre con Craxi, sottosegretario alla presidenza del consiglio e, anche se una volta sola, ministro dell’Interno e poi pure  presidente del consiglio, forse aiuta a farsi voler bene. Da tanti se non da tutti. Gli vuol bene Mario Monti che lo ha chiamato a «fornire al presidente del Consiglio - così la nota ufficiale di Palazzo Chigi - analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti per l’attuazione dei principi di cui all’articolo 49 della Costituzione e sul loro finanziamento».(4) Proprio lui che grazie alla politica percepisce una pensione mensile pari allo stipendio annuale di un impiegato.  Gli vuol bene chi lo mette a capo del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150° della Repubblica. Chissà chi è. Gli vuol bene Napolitano che lo nomina giudice costituzionale. Gli vuol bene pure Massimo D’Alema che nella sua fondazione ItalianiEuropei gli chiede di essere  presidente dell’advisory board (che sarebbe come dire i probi viri ma magari in italiano suona male) e poi lo difende dicendo che è un uomo di grande esperienza politica e giuridica e  «il resto non conta nulla». (5) 

Chissà perché la grande esperienza politica non è servita a Bettino Craxi e la grande esperienza giuridica non è servita a Cesare Previti. Forse sono due condizioni necessarie che per essere anche sufficienti richiedono di viaggiare in coppia. Dopo di che, a scanso di equivoci, bene come sono finite entrambe quelle storie. E comunque se lo dice D’Alema noto per non averne mai azzeccata una c’è da star tranquilli. 

Comunque a parte il Fatto quotidiano  nessuno ha trattato la questione con il dovuto peso. Neppure Libero, Neppure Il giornale, Neppure La padania  Che a volte quando non si parla di qualcuno vuol dire che gli si vuole proprio bene.
Viene però il sospetto che in Germania non sarebbe andata così e quasi certamente anche nel Regno Unito la storia avrebbe avuto altri riflessi. Magari anche solo per una questione di opportunità. Non essendovi, magari, risvolti penali. Accade tuttavia, che talvolta la forma sia pure sostanza. Ma solo al di là delle Alpi e oltre Manica che a stare al di qua c’è d’avere un certo mal di testa. In quei paesi quando pensano ad un cane da guardia pensano a pastori tedeschi o a doberman o a schnauzer o a collie  o a bullmastiff. Nel Belpaese invece quando si tratta il tema vengono in mente i chihuahua o i pechinesi. Che non sono neanche autoctoni. Rifletta su questo Fabio Cavalera la prossima volta che vuol scrivere di «giornalismo serio per nulla esposto alle derive della spettacolarizzazione e della banalizzazione.» Magari partendo dal suo, di giornale.


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 (2) http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/09/19/mughini-telefonata-di-giuliano-amato-adamantina-fatto-indecente/245334/ Nella telefonata in questione,21 settembre 1990, si trovano frasi come: «Giuliano io chiedo soltanto che chi sa la verità la dica» AnnaMaria Barsacchi  «Eh ma vattelo a pesca chi la sa e qual è [la verità] tu sei sicura di aver capito chi ha fatto che cosa lì. » Giuliano Amato.  «Io penso che l’hai capito anche te.»  dice Anna Maria Barsacchi. «…. per qualcuno forse dei locali sì ... non t’andare a preoccupare di stabilire chi c’entra e chi non c’entra»  dice Giuliano Amato         


(5)     http://www.youtube.com/watch?v=H6LVxJ0wVwc                         
                                                

mercoledì 23 gennaio 2013

Giuliano Amato: più vitalizi per tutti. Ovviamente i politici

Il dadaismo è la corrente artistico-culturale più amata dai politici italiani. Per tagliare le spese della politica cosa c'è di meglio che anticipare i vitalizi ai deputati trombati. Giuliano Amato, il dottor sottile, dà un vivido e significativo esempio di tutto ciò.



Il dottor sottile mentre pensa come ridurrei costi della politica
Di questi tempi e dopo tutto quello che è apparso sui media, l'idea di elargire ulteriori somme di denaro ai politici può sembrare una follia o tutt'al più un'aspirazione, magari segreta, da covare come un uovo di raro pitone, nel chiuso della propria cameretta piuttosto che una proposta da sbandierare a mezzo mondo.
Questo succederebbe in un Paese normale, chessò in Inghilterra, in Germania o in Francia o addirittura finanche nell'Uzbekystan o nella Kamchatka. Che certo gli ultimi due non brillano per stravagante trasparenza e democrazia.
Qui in Italia, no.
E questo ha fatto recentemente Giuliano Amato in una intervista dove, tra il lusco ed il brusco ha lanciato l' estrosa proposta sintetizzabile in un dadaista: più vitalizi per tutti.
Il ragionamento ha una sua logica. Dadaista, per l'appunto.
Intendendo con questo un profondo e radicato rifiuto della ragione e del buon senso comune.

Il punto di partenza sta nel fatto che l'italico popolo ambirebbe liberarsi della invadente gerontocrazia e, all'ormai decrepito grido di “largo ai giovani” di questi ne desidererebbe un certo numero nelle aule parlamentari. Desiderio legittimo e per certi versi auspicabile.
Orbene il fatto che i nuovi siano giovani, come tutti quelli che sono all'inizio di carriera, ovviamente è un punto di partenza ma, per definizione, non basta. Perché se i giovani permangono oltre un certo periodo di tempo ecco che da imberbi ed implumi corrono il serio rischio di diventare canuti se non addirittura spennacchiati. E questo si vuole evitare come la peste. Quindi permanenza massima: due legislature.
Già ma se uno entra in quel di Montecitorio a trentacinque anni, giusto per dire che sia uno normale e non un enfant prodige, dopo due legislature, ovvero dieci anni, sempre ammesso e non concesso che le legislature durino secondo i classici canoni che negli ultimi decenni proprio così non è andata, il giovane dovrà tornarsene al paesello.avendo ormai raggiunti i quarantacinque anni

E a questo punto l'ex ragazzo che fa?
Il vitalizio, causa ingrata legge, potrà riceverlo solo a sessantacinque anni, mentre tutti gli altri avranno la pensioncina, metodo contributivo, unicamente a sessantasette. E neanche come regalo di compleanno dato che un azzecca garbugli ha architettato uno strano marchingegno che prevede richieste anticipate di sei mesi con pagamenti posticipati di altrettanti. Ma comunque non si può stare a guardare il capello.
L'ex giovanotto, a questo punto quarantacinquenne, non ha più lavoro (che la politica sia un lavoro suona male) e non ha più fonte di reddito (che la politica sia fonte di reddito suona ancora peggio) ma non di meno dovrà sostenere pure una moglie con numerosa prole. Questo il ragionamento dell'Amato Giuliano.
Cosa può fare?
L'attuale “assegno di reinserimento nella vita sociale” - definizione educata, delicata e carina - evidentemente non basta anche se questo è calcolato nella misura dell'80% dell'indennità moltiplicato per il numero degli anni passati con le terga ben posate sui sacri scranni. Il totale ha un piacevole e tintinnante rintocco. Soprattutto se si pensa che i trombati alle elezione del 2008 se ne son tornati a casa con un bel gruzzoletto.
Giusto per fare qualche nome: Clemente Mastella con 307.328€, Armando Cossutta 345.744€, Alfredo Biondi 270.792€, Luciano Violante 271.498€, Vincenzo Visco 234.050, Sergio Mattarella 234.050€, Willer Bordon 201.684€. I più famosi.

Giuliano Amato quand'era socialista con Craxi
Ecco tutto questo non basta più
La mente sottile del dottor sottile (soprannome scalfariano, che se in Italia non hai un nomignolo di riferimento non sei proprio nessuno) ha partorito un'idea geniale. Oltre all'assegno di cui sopra (non tassato e quindi netto) al povero trombato si può dare una mano versandogli due anni di vitalizio anticipato.
Non è un gesto carino? Non è caritatevole tutto ciò?
D'altra parte non si vorrà mica che il poveretto ex deputato quarantacinquenne vada a rubare, vero?
Che questi abbia una professione e magari si (ri)metta a lavorare come tutti i normali cittadini, è idea che proprio non gli è balenata neppure nell'anticamera del cervello. Caro dottor sottile.
Peraltro l'Amato Giuliano ha di questi sbalzi di memoria.
Ora si definisce tecnico pur avendo passato quattro legislature alla Camera e una al Senato. Essere stato due volte presidente del consiglio, e tre volte ministro e almeno una sottosegretario alla presidenza. Il presidente era Benedetto Craxi detto Bettino.
Come soprammercato va ricordato che l'Amato Giuliano nasce nello Psiup (partito socialista di unità proletaria. Stava a sinistra del Pci) poi passa al Psi di Craxi, per l'appunto e poi all'Ulivo e quindi al Pd di cui magari è anche padre fondatore. Sono così tanti i padri di quel partito che ci sta anche lui.
In altre parole uno che ha nuotato nella politica come un pesce rosso nella sua boccia.

By the way, è da sottolineare che il dottor sottile, che è rimasto male quando non è stato chiamato a far parte del governo dei tecnici, ha ricevuto, comunque, da Mario Monti l'incarico di predisporre un piano di riduzione dei costi della politica. E lui a questo si sta impegnando. Com'è ironica la vita: uno di quei rari passaggi in cui per ridurre si pensa di aumentare.
Infine una nota di merito per Domenico (Mimmo) Scilipoti e Antonio Razzi (quello che si faceva i azzi sua).
In questa tragica situazione in cui nessuno vuole essere messo in lista per fare il parlamentare, anzi si sgomita per uscire dalle liste e c'è chi è pure scappato come s'è visto nel caso Cosentino, solo loro due si sono prestati di buon grado. E senza un lamento e senza protestare che peraltro a farlo ci ha pensato la base locale del Pdl. Veri agnelli sacrificali immolati per puro e disinteressato amor di patria.


A margine è da ricordare che il dadaismo (dada non vuol dir nulla) è un movimento artistico-culturale multidisciplinare che tocca la pittura, la poesia, il teatro, il cinema e anche la fotografia. nasce nel 1916 a Zurigo, che più Svizzera non si può, veleggia un po' in Germania e quindi punta decisamente su Parigi per poi spiccare il grande salto oltre oceano a New York. Tutti i grandi artisti sono svizzeri, rumeni (il fondatore) tedeschi, francesi e americani.
Furono dadaisti poeti come Hugo Ballme, Tristan Tzara, Hans Arp, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck, Sophie Täuber, pittori come George Grosz e Max Ernst, drammaturghi come Ernest Toller, Franz Werfel e il primo Brecht e registi come Fritz Lang e Murnau. Non ci furono grandi artisti dadaisti italiani.
Eppure gli italiani, specialmente i politici del dadaismo hanno incarnato ed incarnano lo spirito più puro: rifiuto della ragione e del progresso a cui contrappongono irrazionalità, gusto per il gesto irridente e spirito anarchico. Quest'ultimo sotto mentite spoglie.
Chi altri se no?