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lunedì 7 ottobre 2013

Letta ed Epifani: l'’irresistibile voglia di perdere del Pd.

Epifani e Letta: come dare una mano a Berlusconi. Invece di fare quelli che godono quando gli avversari litigano pensano bene di metterci pure il dito. Che non si fa mai tra moglie e marito. Evidentemente hanno dimenticato gli insegnamenti delle loro nonne. O non li hanno mai capiti. Ipotesi più facile. Poi ci si mette anche il diavolo che fa le pentole e talvolta anche i cuperli. 


 I proverbi, si sa, sono da sempre la saggezza dei popoli e un partito che si definisce democratico e con velleità di essere pure popolare della saggezza dei proverbi dovrebbe fare tesoro. Magari per trarne ispirazione per vincere qualche elezione politica qua e là e per sconfiggere, come si usa dire, politicamente il terribile Silvietto Berlusconi.
Che poi sarebbe quel rodomente invincibile che nell’ultima settimana se l’è passata proprio brutta e che se non fosse per la sua spregiudicata abilità di piazzista che gli consente di cambiar faccia come la gente normale si cambia i pedalini non oserebbe più uscire di casa.

Nel contesto dell’ultima settimana, per intenderci quella nella quale Angelino Alfano e i suoi prodi hanno racimolato il coraggio per ribellarsi al padre padrone del Pdl, due sono i proverbi a cui avrebbero dovuto indirizzarsi e prendere ispirazioni i dirigenti del Pd. Il primo tra quelli individuati e suggeriti, che magari ce ne sono anche di meglio, suona così: «tra i due litiganti il terzo gode». Il proverbio che di suo è vecchissimo e dice, per renderlo esplicito a quelle raffinate teste d’uovo del Pd che magari con simili antiche arguzie non hanno dimestichezza che a trarre vantaggi quando due persone litigano assai spesso è un estraneo. E questa era proprio la situazione perché rispetto ai litiganti, intendendosi con ciò identificare le due, che poi sotto traccia sono di più, fazioni che si sono combattute così ferocemente nel partito berlusconiano, il Pd è proprio estraneo. Pure se evidenti tracce di berlusconismo albergano anche all’interno di questo che più che un partito assomiglia ad accrocchio di ex partiti, Pci e Dc in primis poi seguiti da rimasugli di altri, dove la gente, per non chiamarle correnti, stanno insieme solo perché sanno che singoli varrebbero assai meno di un bel niente. Ma questa è un'altra storia.

Il secondo proverbio recita: «tra moglie e marito non mettere il dito» che in soldoni sta a significare che non è bello e nemmeno facile entrare nelle dinamiche tra due persone (schieramenti in questo caso il che rende la cosa ancor più problematica) che si vogliono bene, o tale si son voluti. Anzi è auspicabile non entrarci proprio e lasciare che le cose se le sistemino tra loro. Quindi zitti e mosca. Meglio ancora girare la testa dall’altra parte e fare, almeno, finta di non sentire e di non ascoltare.

Quindi, in sintesi, che c’è di preferibile che guardare sornioni e soprattutto senza proferir parola mentre nella parte avversa se le danno di santa ragione e sono proprio lì lì per arrivare ad una rottura clamorosa che nell’immediato sarebbe devastante e sul futuro metterebbe, per loro, delle belle ipoteche al peggio? E invece no. Ecco che con più che intempestiva alzata d’ingegno nella giornata di domenica sia il Presidente del Consiglio sia il segretario, pro tempore, del Pd, nell’ordine sono Richetto Letta e Guglielmo Epifani, per chi non se ne fosse accorto, hanno deciso di mettere lingua. Che invece avrebbero fatto bene a mordersela. E magari anche tanto. E quindi quasi l’avessero preparata, nel giro di brevissimo se ne escono dicendo che «sì sarebbe proprio giusto e bello se quelli del Pdl si dividessero e formassero diversi gruppi parlamentari per dare ancor più ,marcatamente sostegno al governo». Quel governo che il capo del Pdl voleva far cadere per sperare se non di salvarsi le terga almeno di dilazionarne l’abbrustolimento.

Già perché gli interventi che nelle intenzioni dei due, ma dove li vanno a prendere i leaders quelli del Pd?, dovevano essere un endorsement, cioè un sostegno, si è trasformato in un boomerang. Infatti in quattro e quattro otto ecco ricompattarsi, anche se poi è solo cosa formale questo è chiaro, il fronte avverso. Con tutti, da Gaetano Quagliariello a Fabrizio Ciccchitto, a dire che le cose interne al Pdl se le gestiscono quelli del Pdl e che non c’è nessuna necessità di rompere alcunché. E che quindi quelli del Pd pensassero ai casi loro, che ne hanno a sufficienza, e non si intromettessero che il centrodestra sa da sé come si fa il centrodestra. E che pure la smettessero perché quello operato da Alfano and company non è stato un tradimento e non voleva esserlo ma un atto svolto per il bene del Paese. Eccoli quelli del Pd serviti di barba e capelli. Che in verità non hanno ne gli uni ne gli altri.

Ma poiché il diavolo fa le pentole e qualche volta anche i cuperli ecco Gianni Cuperlo, che forse a causa dell'essere dalemiano ha strette relazioni con le scempiaggini, uscirsene di lunedì mattina, quindi a reazioni Pdl già esposte ed acclarate, a ripetere la stessa tiritera. Che se si fosse stati all'asilo Mariuccia anche i più tardi tra i pulcini avrebbero capito che sarebbe stato meglio lasciar cadere l’argomento ed occuparsi d’altro. Magari dello scambio delle figurine dei parlamentari non inquisiti. A questo punto è stato necessario l’intervento di Franceschini Dario, neanche fosse Talleyrand, per metterci una pezza. A che punto si è ridotti.
Matteo Renzi sul tema è stato zitto con ciò dimostrando che talvolta i boy scout sanno quando sfregare i bastoncini per fare il fuoco e quando invece no.

lunedì 1 luglio 2013

Ma quanti bei partiti madama Doré. Ma quanti bei partiti.

Gli italiani hanno sempre amato i partiti e ne hanno sempre voluti e avuti tanti. Sarà perché gli è sempre rimasta appiccicata addosso la voglia dei Comuni o perché averne a disposizione un ampio numero gli dà la sensazione di essere liberi nella scelta. Un po' come succede in gelateria: più gusti ci sono più ci si sente felici anche se poi alla fine si scelgono sempre i soliti due.

La prima repubblica è stata prodiga di partiti, si è riusciti ad averne in Parlamento anche tredici, contando i tre partiti autonomisti, i due monarchici e i quattro di matrice socialista con due che stavano sempre all'opposizione (Pci e Psiup) uno ci stava a fasi alterne (Psi) e un altro che era in pianta stabile al governo anche quando perdeva le elezioni (Psdi). L'unico vantaggio era che già dal nome si capiva grosso modo l'ideologia e quello che avevano intenzione di fare.
L'avvento della seconda repubblica avrebbe dovuto far piazza pulita delle vecchie ideologie (chissà poi perché) è rendere tutto più snello (che a riuscirci non sarebbe stato male). Il fatto è che gli schieramenti sono rimasti due, come prima peraltro, mentre il numero dei partiti è raddoppiato. Uniche innovazioni di rilievo sono stati i nomi cambiati a ripetizione e l'idea di partito: da territoriale a liquido, qualche signora ha proposto anche quello di plastica in attesa di quello al silicone, a poi ultimo nato quello della rete. Per il resto confusione piena. Anzi, andando per parafrasi, si può dire che la confusione regna sotto il cielo ma la situazione non è affatto eccellente.

Non c'è un partito che sia in salute ed abbia idee chiare. E questo se in potenza è un buon segno, ché la loro implosione potrebbe lasciar spazio al nuovo, che pure non si vede, dall'altro li spinge all'arrocco. E questo non è bello.
Il Pd è arrivato primo alle elezione ma non le ha vinte. Il fatto ha comportato le dimissioni del vecchio segretario e la nomina di un facente funzioni che deve indire il congresso. Parrebbe semplice ma così non è. I dubbi che agitavano il principe di Danimarca sono bazzecole al confronto con quelli che scuotono il Pd. O meglio i suoi maggiorenti. Che poi di questi e della loro collocazione futura, purtroppo, si sta trattando. Il segretario dev'essere anche il leader di coalizione? Se l'ultima volta il segretario è stato eletto dal partito mentre il leader di coalizione, forzando lo statuto, è uscito da primarie aperte a doppio turno questa volta come deve andare? E le primarie quando vanno fatte? Prima, durante o dopo il congresso? E poi a quando il congresso? Il segretario non eletto Guglielmo Epifani, che pare nutra ambizioni non ancora espresse, traccheggia perché «Voglio tenere le feste dell'Unità al riparo dalle tensioni.» Come se dire che si litigherà più tardi metta i contendenti tranquilli. Beata innocenza. Al confronto Biancaneve sembra una smaliziata intrigante. E giusto per non perdere il vizio, il gioco degli organigrammi è in pieno svolgimento. La lezione della ultima tornata nazionale evidentemente non è bastata.

Il Pdl invece una cosa l'ha chiara ovvero chi è il capo, almeno di facciata, anche se poi questo deve quotidianamente fare i conti con i capi bastone sparsi qua e là che se gli mancano anche pochi voti va sotto.. Comunque tra avere una leadership di facciata o non averla è meglio averla. Che già è un passo avanti. Ciò nonostante fischiano i venti di tempesta tra falchi e colombe, dove i falchi sono scommettitori compulsivi e le colombe giocatori metodici e di mediazione. Anche qui la poltrona ha un peso non indifferente nonostante l'abilità di Berlusconi nel saper accontentare quasi tutti con titoli che alla resa dei conti sono più onorifici che di sostanza. E qualcuno se ne è accorto. Quando il futuro è incerto non c'è di meglio che rifuggiarsi nella tradizione e quindi ritornare allo spirito degli albori. Lo dicevano anche quelli di Salò, che volevano tornare allo spirito del '20 che, guarda caso, assomiglia nella forma e nei simboli all'idea di Forza Italia 2.0. Ci fosse assonanza anche nel risultato non ci sarebbe da piangere. Ciò che è certo è che chi ha capito in cosa esattamente si differenzi la nuova FI 2.0 dal vecchio Pdl custodisce il segreto gelosamente.

Sotto gli occhi di tutti, invece, è lo sgocciolamento continuo che affligge il Movimento 5 Stelle. L'obiettivo era di ottenere un piazzamento onorevole e si è trovato a vincere anzi a stravincere. Tanto da essere, almeno nella teoria, l'ago della bilancia. Tutto sembrava molto chiaro sia per i comportamenti da tenersi all'interno del gruppo sia quello verso gli altri partiti ma evidentemente non era così. Da un lato Grillo e Casaleggio, forse colti in contropiede, non hanno avuto la flessibilità di adattarsi al cambio di situazione. Avrebbero potuto sparigliare i giochi assumendosi tutti i meriti e lasciando agli altri il cerino in mano. Perché è ovvio che se avessero offerto un appoggio esterno e sui singoli punti a Bersani/Gargamella nel Pd si sarebbe replicata anzi anticipata la tragicommedia, poi andata in scena, di “Prodi presidente”. Ma tant'è. Essere tetragoni è più facile che essere plastici. Stupisce il fatto che chi è abituato a cogliere gli umori del pubblico ed a cambiare registro in un fiat quando è sul palcoscenico non abbia colto l'opportunità. Sarà stata la stanchezza che subentra dopo la vittoria. Dall'altro, il versante interno, lasciano interdetti le improvvise critiche e gli abbandoni volontari. Non avevano capito chi era il leader del loro movimento e quali i sui convincimenti? Comodo paragonarlo prima ad un megafono e poi a un dittatore. Anche se ora con il M5S che assomiglia sempre più ad un rubinetto sgocciolante lo costringeranno a fare l'idraulico. Che vedere quello che si è presentato come il nuovo che assomiglia sempre di più al vecchio certo non solleva il morale.

Scelta civica o, come ricorda con amarezza un suo dirigente sotto lo pseudonimo di Civicus (1), Sciolta Civica si sta, per l'appunto, sciogliendo. L'Udc, alleato mai amato che aveva steso tappeti rossi per Mario Monti se ne va, ed è probabile che si porti via una bella fetta di voti. Casini Pierferdinando sa come si fa politica. Futuro e Libertà è ridotto ad un niente e in Parlamento può contare solo sull'ex radicale Benedetto Della Vedova. Sempre che rimanga attaccato alla bandiera. Italia Futura, il gruppo di Montezzemolo, non ha ancora deciso quel che vuol fare da grande. Ammesso che ci arrivi a raggiungere la maggiore età. E in tutto questo bel guazzabuglio Mario Monti se ne va in giro a piagnucolare. Fare il professore e dare bacchettare avendo tutto il potere sugli studenti nel chiuso di un'aula d'esami è facile, altro è correre rischi e prendersi responsabilità e gestire squaletti la cui vita non dipende da un diciotto o da un trenta. E qui s'è visto che il prof. non c'è proprio. Peraltro il professor Mario Monti, già nominato senatore è ritornato in Bocconi, si goda le due poltrone e stia attento a non farsi sottrarre la seconda che oramai la prima ce l'ha a vita. Stipendio incluso.

Niki Vendola con Sel non sta facendo granché e la fa da spettatore stretto com'è da un lato dal Pd e dall'altro dal M5S. In giro non si vedono tanti vasi di ferro ma il suo senz'altro è di coccio.
Rimane la Lega con il duo Bossi-Maroni che assomigliano sempre di più alle comari che la compagnia dei Legnanesi porta in giro da decenni (2). la prima volta sono divertenti e poi son sempre uguali.
Di questi giorni è anche il tentativo di Di Pietro di ritornare sulla scena. Anche lui con lo spirito degli inizi. Ma dopo gli inizi ci sono state le donazioni, il podere e la Gabanelli. Perché non mettersi un po' quieti.

Ma quanti bei partiti.
Magari ora gli italiani potrebbero cominciare a pensare che la libertà non passa attraverso la quantità dei prodotti da scegliere, come in gelateria, ma dalla capacità di determinarne gli ingredienti.

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(1) I quattro mesi terribili ed un addio al veleno – Civicus – Corriere della Sera 22 giugno 2013