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domenica 21 agosto 2016

A ognuno i burkini suoi.

I fronti pro e contro i burkini sono eterogenei quanto quelli sul referendum costituzionale. Se sono i centimetri quadrati di femminile epidermide scoperta a difendere l’occidente almeno in luglio e agosto non si corrono pericoli. Per l’inverno è altra storia. Sulla questione non è intervenuto Maurizio Gasparri e neppure Lorenzo Guerini, ma non bisogna farci l’abitudine. In compenso l’ha fatto la Serracchiani, non tutte le ciambelle escono con il buco.

Bikini, burkini e costumi interi: a ciascuna il suo
Che sulla questione dei burkini nel Belpaese si aprisse una polemicuzza agostana tutto sommato ce lo si poteva anche immaginare. Che ci fossero prese di posizione da parte di Santanché e Salvini e Meloni e poi di Maroni e via imbruttendosi,invece pure. Vuoi mai che si perda in agosto la capacità di  dichiarare. Che però il Gasparri Maurizio abbia taciuto sull’argomento è stata una piacevole novità. Ha taciuto anche Guerini. Però a questi silenzi non bisognerà affatto abituarsi. Purtroppo. Al loro posto ha parlato e scritto la Serracchiani che, beata lei, ha un’opinione su tutto. Così come è stato per contrario spiacevolmente ridicolo leggere che «il burkini è incompatibile con i nostri valori» L’ha detto Manuel Valls, primo ministro di Francia. Adieu libertè egalitè  fraternitè. Roba vecchia di quasi due secoli fa che Manuel Carlos Valls i Galfetti, migrante di Spagna non è tenuto a conoscere. Con ciò dimostrando che anche le bischerate sono globalizzate e non ci sono reti e filo spinato che tengano. Peccato. Comunque l’idea che i valori dell’occidente siano legati alla quantità di centrimetri quadrati di epidermide esposti dalle donne è nuovissima e dovrebbe tranquillizzare. Almeno nei mesi di luglio, agosto e parte di settembre l’occidente è ben difeso. In inverno invece ce la si batte alla pari.

I due italici fronti, pro e contro burkini, sono eterogenei quanto basta. Quasi quanto quelli che si  contrappongono al prossimo referendum sul cambiamento della costituzione. In quello contro stanno abbracciati i sunnominati Santanché-Salvini-Meloni-Maroni e inopinatamente Paolo Flores D’arcais, Lorella Zanardo che non approva il burkini perché una volta bagnato si riempie di sabbia, e la filosofa Donatella De Cesare con la quale di tanto in tanto sono d’accordo, ma non questa volta. Credo se ne farà una ragione.

Il fronte se non proprio pro burkni, almeno tollerante, è eterogeneo quasi quanto quello del NO al referendum e va dal cardinale Pietro Parolin, al suo antipatizzante Giuliano Ferrara alla sociologa Chiara Saraceno. Quest’ultima ha sostenuto, pur come ovvio non approvando la scomoda bardatura, che il burkini potrebbe essere un passo, magari piccolo, per l’emancipazione della donna islamica. Anche perché, ha sottolineato, «l’alternativa al burkini non è il bikini ma più semplicemente stare a casa. Non andare in spiaggia.» Con ciò dimostrando che c’è chi parla di quello che sa e chi sa di quello che parla. Alleluja.

L’idea di mandare vigili a pattugliar le spiagge e a far multe alle signore che non vogliono spogliarsi sarebbe piaciuta a Dino Risi che ne avrebbe tratto un esilarante episodio per la sua collezione di Mostri. Al senso del ridicolo non c’è limite. Senza contare che vigili o poliziotti o carabinieri furono mandati sulle italiche spiagge, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, con manuale d’istruzione e righello per misurare le dimensioni dei due pezzi. Sotto una certa misura scattava la multa. In quel caso si temeva che l’occidente sarebbe stato distrutto dalla troppa epidermide esposta. All’epoca l’occidente doveva essere debolissimo. C’è da scommettere che gran parte degli antiburkinisti di oggi sarebbero stati contro i bikini di ieri e viceversa.

Infine che proprio il sindaco di Cannes, crogiolo di libertà e di anticonformismo, si metta a discettare sui costumi da bagno e ad approvare questi e vietare quelli racconta di come l’occidente si senta debole. E di questo ci si dovrebbe preoccupare ed occupare.  Dopo di che: ognuno si faccia bellamente i burkini suoi.   


domenica 25 maggio 2014

I preti si vogliono sposare?

Quelli che annualmente fanno richiesta di dispensa matrimoniale causa Cupido sono all’incirca 700. In percentuale sul numero dei sacerdoti un niente. Nel 1971 Dino Risi girò La donna del prete.

Dopo la ormai nota lettera delle 26 donne, quella nella quale chiedevano a papa Francesco di rivedere la regola sul celibato per i sacerdoti,  la questione è d’obbligo: hanno voglia di sposarsi i preti? 
Bella domanda. La lettera in verità rende palese solo il desiderio delle 26 donne di potersi accasare. Ma questa è storia vecchia: sono le donne, per tradizione ampiamente documentata da romanzi, cinema, teatro e talvolta anche casi della vita, quelle che ambiscono al matrimonio. Mentre agli uomini, sempre per tradizione, abbondante anch’essa e documentata da romanzi, cinema, teatro e talvolta  anche casi della vita, la questione pare interessare relativamente poco. Anzi per loro, gli uomini, sempre per la tradizione di cui sopra, sono recalcitranti a quel passo e vi sono indotti, se non addirittura costretti solo dalle convenzioni. Se poi alla fine ci si trovano bene, come per molte altre situazioni, è solo pura fortuna o un caso della storia. Anzi corre da parte di quelli che si definiscono scapoli impenitenti che sposarsi è rischioso perché ci si porta in casa una estranea che ficca il naso in ogni angolo. Che d’altra parte è vero non essendo la moglie una parente di sangue. E per lo più, con la scusa di mettere ordine fa sparire le cose fondamentali per la vita. Quelle che sono sempre state lì e adesso non si trovano più.

Invece che i preti, uomini anch’essi pure se calati dentro la tonaca o il clergiman, per i più moderni, abbiano questa voglia smodata di farsi accalappiare ed ingabbiare (secondo la versione tradizionalmente più maligna) lascia qualche dubbio. Infatti la famosa lettera è firmata solo dalle amanti-fidanzate-compagne e  non dall’altra metà del cielo. Come se l’iniziativa fosse solo farina del loro sacco. E c’è da crederlo. In fondo mantenere lo status quo potrebbe anche non dispiacere ai signori preti: la situazione fifty-fifty permette di cogliere il meglio dalle due situazioni. E anche i preti come già detto sono uomini. D’altra parte i numeri stessi, ammessi che siano veritieri, sono miserelli e lasciano poco spazio a ecclesiastiche fantasie matrimoniali. Si racconta (1) che nel mondo i preti che hanno abbandonato la Chiesa causa Cupido siano stati 57mila, e all’incirca 700 quelli che hanno lasciato nell'anno 2010. In ogni caso anche considerando l’inflazione sono un po’ pochini tenendo conto che i sacerdoti diocesani, quelli a maggior contatto con il territorio e quindi esposti alle più pericolose tentazioni, sono all’incirca 413mila (2). Insomma percentuale annuale meno che irrisoria. Però c’è un però.

Il cinema che spesso anticipa i fatti della vita racconta che nel 1971, Dino Risi girò un film, protagonisti Marcello Mastroianni e Sofia Loren, dall’emblematico titolo: la moglie del prete. La trama è semplice ed arguta. Lui e lei si incontrano, si innamorano e alla fine decidono (più lei che lui) di sposarsi. Lui ambirebbe pur con il matrimonio, di mantenere il ruolo e, ovviamente ligio,decide di precedere la fidanzata a Roma per chiedere la dispensa. Ma quando la fidanzata lo raggiunge scopre che l’amato bene ha fatto carriera, è diventato monsignore e questo va bene, ma tutto sommato il matrimonio non l’interessa più tanto. E questo va meno bene. Anche perché, come racconta il proverbio siciliano “comannare è meglio che…” con quel che segue.

Che poi alla fine se anche si sposassero tutto sommato sarebbero fatti loro. E con ogni probabilità questo non migliorerebbe ne peggiorerebbe le loro prestazioni comportamento. E poi comunque ci sono quelli che al matrimonio non hanno mai pensato. Come lo stesso papa Francesco ha dichiarato di sé stesso. E forse sono i più,dato che avere in sacrestia una che sposta i calici e le tiare, si mette a lavare turiboli e magari ti annacqua pure il vino dev’essere un buon deterrente al matrimonio.

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(2)   http://www.uccronline.it/2013/05/17/cresce-il-numero-di-cattolici-e-di-sacerdoti-nel-mondo/