Se non votare è lecito e legittimo, votare cos’è?
Possono due posizioni opposte essere entrambe lecite e legittime? E l’opportunità
politica? Però il Presidente Mattarella va a votare. Dato che il referendum si
farà e costerà non era più logico per il renzi-crew partecipare e votare no?
Invece meglio barare.
Giorgio Napolitano
dopo diverse settimane di silenzio ha deciso che gli italici dovessero sentire la
mancanza di una sua opinione e non avessero di che discutere e quindi ha
esternato. Lo ha fatto con grande responsabilità e senso delle istituzioni come
si conviene ad un (per fortuna) ex presidente della Repubblica e ad un ex
(sempre per fortuna) presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E
quindi che ha detto il Napolitano? Una bazzecola a proposito del referendum del
17 aprile: «non andare a votare è lecito e legittimo.» Ohibò!
Un ex, o magari
ancora, campione delle istituzioni che spara contro le istituzioni. Cose che
capitano in questo strano Paese chiamato Italia. Come se Giolitti nel 1915 si
fosse schierato per il nefando «né aderire né sabotare». Non lo si era ancora visto ma adesso grazie a Napolitano
s’ha anche questa ghiotta occasione. La
polpetta risulta ancor più avvelenata perché l’esternazione di Napolitano viene
dopo che il Presidente Sergio Mattarella ha fatto sapere che invece lui si
recherà alle urne e voterà. Magari per dar corpo a quell’articolo della
Costituzione che dichiara il votare come un diritto e, guarda caso, anche un
dovere. Non male. Va da sé che il Napolitano nel pronunciare la sua sentenza
non è stato minimamente sfiorato dal concetto di «opportunità politica». Che
nel caso avrebbe taciuto.
A questo punto
vengono spontanee diverse domande: se non votare è lecito e legittimo allora
votare cos’è? Anche il voto è lecito e legittimo? Magari anche sì, potrebbe azzardare
qualcuno. Allora la questione cruciale: come può essere che due posizioni
contrarie siano entrambe lecite e legittime? Qui si va ben oltre la doppia
verità di Averroè e del togliattismo più sfrenato. Si entra direttamente nell’empireo
del non-sense. O, se si detesta la metafisica, nel regno della negazione dell’opportunità
politica. Perché per dirla tutta e
chiara nessuno tra i più sfegatati astensionisti tipo la Serracchiani, il
Guerini, lo Scalfarotto, il Fiano, la Boschi e la Madia, o l’ultimo arrivato
Andrea Romano e via renzianeggiando, ha mai pensato di recarsi al seggio e fare
una bella e grossa croce sul «no». Visto che il referendum comunque si farà e
visto che si spenderanno 300milioni di eurini (quante scuole messe in sicurezza?)
sia che ci si vada sia che non ci si vada, Questa sì posizione lecita,
legittima e pure civicamente sana. Ma il fatto è che i paladini del non voto,
che invece vorranno masse sterminate al referendum di ottobre, temono che se si
raggiungerà il fatidico quorum vincerà
il «sì». Perché non bisogna essere dei fulmini di guerra per capire che rinnovare
le concessioni ad libitum significherà
avere piattaforme abbandonate e non smantellate ed aree non bonificate. Anzi
più tempo quei sarchiaponi resteranno in mare senza funzionare maggiori saranno
le possibilità di altro inquinamento. Come se quello esistente già non
bastasse. Alleluja, alleluia.
In questo modo le compagnie che declamano nei
loro siti internet il perseguimento della Corporate Social Responsibility, che
si scontra regolarmente facendosi male contro il paracarro dei profitti, non
smantelleranno e neanche bonificheranno. Perché costa meno lasciare ammalorare dei
tubazzi di ferro che metterci mano e smontarli e trasportarli a terra e poi
smaltirli . Alla faccia dei gonzi. Pensare che questo possa essere un favore
fatto a qualcuno magari-magari, non è
solo malizia. Ma tant’è. Rimane anche il dubbietto che incitare al non voto sia
anche un po’ barare conoscendo già il risultato finale. Il che non è bello. Per
non dire di etica e di valori morali. Magari nascosto in qualche cassetto c’è
il solito sondaggetto che racconta come in Italia circoli troppa coscienza
ecologista. E allora meglio barare.
In tutto ciò ci si augura che questa sia l’ultima
esternazione di Napolitano Giorgio, cui si augura lunga vita e altrettanto lungo
riposo poiché tutti hanno diritto alla pensione soprattutto quelli che hanno
passato dieci legislature nel comodo Parlamento italico, tre nel caldo Senato,
nonché due anche nel lussuoso, visti i rimborsi spese, parlamento Europeo e un
paio d’anni da senatore a vita nonché, ahimè, otto abbondanti da presidente
della Repubblica.