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venerdì 15 aprile 2016

Giorgio Napolitano: dal peggio al più peggio.

Se non votare è lecito e legittimo, votare cos’è? Possono due posizioni opposte essere entrambe lecite e legittime? E l’opportunità politica? Però il Presidente Mattarella va a votare. Dato che il referendum si farà e costerà non era più logico per il renzi-crew partecipare e votare no? Invece meglio barare.


Giorgio Napolitano dopo diverse settimane di silenzio ha deciso che gli italici dovessero sentire la mancanza di una sua opinione e non avessero di che discutere e quindi ha esternato. Lo ha fatto con grande responsabilità e senso delle istituzioni come si conviene ad un (per fortuna) ex presidente della Repubblica e ad un ex (sempre per fortuna) presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E quindi che ha detto il Napolitano? Una bazzecola a proposito del referendum del 17 aprile: «non andare a votare è lecito e legittimo.» Ohibò! 

Un ex, o magari ancora, campione delle istituzioni che spara contro le istituzioni. Cose che capitano in questo strano Paese chiamato Italia. Come se Giolitti nel 1915 si fosse schierato per il nefando «né aderire né sabotare». Non  lo si era ancora visto ma adesso grazie a Napolitano s’ha anche questa ghiotta occasione.  La polpetta risulta ancor più avvelenata perché l’esternazione di Napolitano viene dopo che il Presidente Sergio Mattarella ha fatto sapere che invece lui si recherà alle urne e voterà. Magari per dar corpo a quell’articolo della Costituzione che dichiara il votare come un diritto e, guarda caso, anche un dovere. Non male. Va da sé che il Napolitano nel pronunciare la sua sentenza non è stato minimamente sfiorato dal concetto di «opportunità politica». Che nel caso avrebbe taciuto.  

A questo punto vengono spontanee diverse domande: se non votare è lecito e legittimo allora votare cos’è? Anche il voto è lecito e legittimo? Magari anche sì, potrebbe azzardare qualcuno. Allora la questione cruciale: come può essere che due posizioni contrarie siano entrambe lecite e legittime? Qui si va ben oltre la doppia verità di Averroè e del togliattismo più sfrenato. Si entra direttamente nell’empireo del non-sense. O, se si detesta la metafisica, nel regno della negazione dell’opportunità politica.  Perché per dirla tutta e chiara nessuno tra i più sfegatati astensionisti tipo la Serracchiani, il Guerini, lo Scalfarotto, il Fiano, la Boschi e la Madia, o l’ultimo arrivato Andrea Romano e via renzianeggiando, ha mai pensato di recarsi al seggio e fare una bella e grossa croce sul «no». Visto che il referendum comunque si farà e visto che si spenderanno 300milioni di eurini (quante scuole messe in sicurezza?) sia che ci si vada sia che non ci si vada, Questa sì posizione lecita, legittima e pure civicamente sana. Ma il fatto è che i paladini del non voto, che invece vorranno masse sterminate al referendum di ottobre, temono che se si raggiungerà il fatidico quorum vincerà il «sì». Perché non bisogna essere dei fulmini di guerra per capire che rinnovare le concessioni ad libitum significherà avere piattaforme abbandonate e non smantellate ed aree non bonificate. Anzi più tempo quei sarchiaponi resteranno in mare senza funzionare maggiori saranno le possibilità di altro inquinamento. Come se quello esistente già non bastasse. Alleluja, alleluia. 

In questo modo le compagnie che declamano nei loro siti internet il perseguimento della Corporate Social Responsibility, che si scontra regolarmente facendosi male contro il paracarro dei profitti, non smantelleranno e neanche bonificheranno. Perché costa meno lasciare ammalorare dei tubazzi di ferro che metterci mano e smontarli e trasportarli a terra e poi smaltirli . Alla faccia dei gonzi. Pensare che questo possa essere un favore fatto  a qualcuno magari-magari, non è solo malizia. Ma tant’è. Rimane anche il dubbietto che incitare al non voto sia anche un po’ barare conoscendo già il risultato finale. Il che non è bello. Per non dire di etica e di valori morali. Magari nascosto in qualche cassetto c’è il solito sondaggetto che racconta come in Italia circoli troppa coscienza ecologista. E allora meglio barare. 

In tutto ciò ci si augura che questa sia l’ultima esternazione di Napolitano Giorgio, cui si augura lunga vita e altrettanto lungo riposo poiché tutti hanno diritto alla pensione soprattutto quelli che hanno passato dieci legislature nel comodo Parlamento italico, tre nel caldo Senato, nonché due anche nel lussuoso, visti i rimborsi spese, parlamento Europeo e un paio d’anni da senatore a vita nonché, ahimè, otto abbondanti da presidente della Repubblica.