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venerdì 21 agosto 2020

Maggioritario: Semplice, Chiaro, Impossibile.

In attesa del referendum del 21 settembre c’è chi pensa a proposte di un nuovo sistema elettorale. Magari qualcosa di semplice e chiaro. Ma se sarà semplice e chiaro avrà qualche possibilità di essere adottato?                                                        

Googolando qua e là ho trovato un post che propone un sistema elettorale di cui non avevo mai sentito parlare. In realtà ho scoperto, grazie ad un amico appassionato di storia, che qualcosa di vagamente simile a quello che andrò a riassumere è stato utilizzato in Italia dal  1882 al 1890. Ripeto, vagamente simile.  Il sistema che ho trovato consta di poche semplici regolette. Innanzi tutto è un sistema bicamerale maggioritario plurinominale, ciò significa che in ogni collegio viene eletto un certo numero di candidati sulla base dei voti ricevuti. La proposta dice di cinque eletti alla Camera e  otto al Senato per singolo collegio. Qualsiasi cittadino si può presentare, non si votano i partiti  ma le persone. Come accade in UK. Il che di per sé è già un bel passo avanti. Questo, secondo l’estensore della proposta, elimina il potere delle segreterie di partito nella designazione dei candidati e nella spartizione di candidature e seggi tra le correnti. E già questo andrà di traverso al Calderroli Roberto esperto, per sua ammissione, in porcate Quindi il partito si deve ancor più radicare nel territorio per attrarre nelle sue file personalità rilevanti, magari per probità e competenza e non i soliti apparatiniki.  Ognuno si garantisce da sé. Se ha credibilità. Il termine candidato deriva dal latino candidus, giusto per dire. Il secondo passaggio è che il candidato deve risiedere nel collegio da almeno dieci anni, come in UK, e deve versare come quota di iscrizione alla competizione 5.000 euro. L’obbligo di residenza impedisce la candidatura contemporanea in molti collegi, sull’esempio di quanto fatto da Ingroia e Berlusconi, tanto per citarne due, e dei catapultati sull’esempio della Boschi, di Giachetti e di Fassino, giusto per dire di altri tre. Inoltre il sistema garantisce la vera rappresentatività del territorio, di cui si immagina una dettagliata conoscenza da parte degli eletti. Dato che ci abitano da almeno dieci anni. La quota di iscrizione serve a scoraggiare i perdigiorno, i presuntuosi e i millantatori:  gli eletti se la vedono rimborsare con il primo stipendio e i non eletti la perdono. Si potrebbe obiettare che questa quota possa rappresentare una discriminante di censo, ma non lo è. L’importo non è particolarmente elevato e, se il candidato, diciamo “povero”. ha seguito lo può facilmente raggranellare con un’azione di fundraising. Ovviamente le donazioni devono essere trasparenti e certificate. By the way, lo stipendio da parlamentare inibisce qualsiasi altra forma di reddito da lavoro. Se fai il parlamentare fai il parlamentare e basta. Ci si mette in aspettativa non pagata. Questa è un’idea mia che nella proposta di cui sopra non è menzionata, ma sarebbe una bella cosa ci fosse. La questione dei collegi è risolta con semplicità: per la Camera sono le province, mai abolite, e per il Senato le regioni. Quindi considerando le province pur con tutti i pateracchi camaleontici fatti in proposito in numero di 107, si avranno 535 deputati: 95 in meno  degli attuali e160 senatori con taglio di 155.  Aspetto più rilevante, tutte le province e tutte le regioni sono rappresentate con ugual numero di eletti. Come accade negli Stati Uniti d’America dove il piccolo Utah ha due senatori come la super popolata California. Così non si hanno sperequazioni tra zone industriali e zone rurali e tra grandi centri e piccoli centri perché, a questo punto, le scelte politiche vanno fatte su parametri di qualità e non di quantità. Si pensi solo al taglio dei piccoli ospedali o delle piccole scuole. Tanto per dire. Infine ogni cittadino potrà esprimere una sola preferenza tracciando nella scheda una semplice x in corrispondenza del candidato scelto. Questo per evitare i soliti inciuci eil controllo del voto.

E i partiti? Svolgono la loro azione nel territorio e in parlamento dato che gli eletti possono riunirsi in gruppi parlamentari aventi come riferimento i partiti stessi. Come ora. Magari, mio suggerimento, si mantiene il sistema bicamerale perfetto: ovvero il Senato, stando ben lontani dal country club di renziana memoria, controlla che la Camera non commetta troppe corbellerie ed eventualmente le corregge.

Per i sacerdoti della complicazione che troveranno questa ricetta troppo semplice, perché ad ogni domanda complessa va data risposta ugualmente complessa e se possibile complicata, si ricorda che la formula che sta alla base della teoria della relatività, che è ben complessa, è di una semplicità disarmante e recita: E=mc². Più semplice di così. Qualcun altro dirà che un sistema simile non esiste al mondo, dove almeno una delle due camere è eletta con il sistema proporzionale a questi si risponderà dicendo che c’è sempre una prima volta: nessuno prima del 1492 pensava che si potesse arrivare da qualche parte navigando verso occidente. Eppure …

Naturalmente questa proposta ha pochissime se non nulle possibilità di applicazione, i famelici appetiti degli attuali partiti, una classe dirigente ben al di sotto del dignitoso e il solito desiderio di produrre porcate, Calderoli docet, neanche la prenderanno in considerazione. Come chiedere al Coronavirus di inventarsi il proprio antidoto.

Buona settimana e buona fortuna.

 

venerdì 15 aprile 2016

Giorgio Napolitano: dal peggio al più peggio.

Se non votare è lecito e legittimo, votare cos’è? Possono due posizioni opposte essere entrambe lecite e legittime? E l’opportunità politica? Però il Presidente Mattarella va a votare. Dato che il referendum si farà e costerà non era più logico per il renzi-crew partecipare e votare no? Invece meglio barare.


Giorgio Napolitano dopo diverse settimane di silenzio ha deciso che gli italici dovessero sentire la mancanza di una sua opinione e non avessero di che discutere e quindi ha esternato. Lo ha fatto con grande responsabilità e senso delle istituzioni come si conviene ad un (per fortuna) ex presidente della Repubblica e ad un ex (sempre per fortuna) presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E quindi che ha detto il Napolitano? Una bazzecola a proposito del referendum del 17 aprile: «non andare a votare è lecito e legittimo.» Ohibò! 

Un ex, o magari ancora, campione delle istituzioni che spara contro le istituzioni. Cose che capitano in questo strano Paese chiamato Italia. Come se Giolitti nel 1915 si fosse schierato per il nefando «né aderire né sabotare». Non  lo si era ancora visto ma adesso grazie a Napolitano s’ha anche questa ghiotta occasione.  La polpetta risulta ancor più avvelenata perché l’esternazione di Napolitano viene dopo che il Presidente Sergio Mattarella ha fatto sapere che invece lui si recherà alle urne e voterà. Magari per dar corpo a quell’articolo della Costituzione che dichiara il votare come un diritto e, guarda caso, anche un dovere. Non male. Va da sé che il Napolitano nel pronunciare la sua sentenza non è stato minimamente sfiorato dal concetto di «opportunità politica». Che nel caso avrebbe taciuto.  

A questo punto vengono spontanee diverse domande: se non votare è lecito e legittimo allora votare cos’è? Anche il voto è lecito e legittimo? Magari anche sì, potrebbe azzardare qualcuno. Allora la questione cruciale: come può essere che due posizioni contrarie siano entrambe lecite e legittime? Qui si va ben oltre la doppia verità di Averroè e del togliattismo più sfrenato. Si entra direttamente nell’empireo del non-sense. O, se si detesta la metafisica, nel regno della negazione dell’opportunità politica.  Perché per dirla tutta e chiara nessuno tra i più sfegatati astensionisti tipo la Serracchiani, il Guerini, lo Scalfarotto, il Fiano, la Boschi e la Madia, o l’ultimo arrivato Andrea Romano e via renzianeggiando, ha mai pensato di recarsi al seggio e fare una bella e grossa croce sul «no». Visto che il referendum comunque si farà e visto che si spenderanno 300milioni di eurini (quante scuole messe in sicurezza?) sia che ci si vada sia che non ci si vada, Questa sì posizione lecita, legittima e pure civicamente sana. Ma il fatto è che i paladini del non voto, che invece vorranno masse sterminate al referendum di ottobre, temono che se si raggiungerà il fatidico quorum vincerà il «sì». Perché non bisogna essere dei fulmini di guerra per capire che rinnovare le concessioni ad libitum significherà avere piattaforme abbandonate e non smantellate ed aree non bonificate. Anzi più tempo quei sarchiaponi resteranno in mare senza funzionare maggiori saranno le possibilità di altro inquinamento. Come se quello esistente già non bastasse. Alleluja, alleluia. 

In questo modo le compagnie che declamano nei loro siti internet il perseguimento della Corporate Social Responsibility, che si scontra regolarmente facendosi male contro il paracarro dei profitti, non smantelleranno e neanche bonificheranno. Perché costa meno lasciare ammalorare dei tubazzi di ferro che metterci mano e smontarli e trasportarli a terra e poi smaltirli . Alla faccia dei gonzi. Pensare che questo possa essere un favore fatto  a qualcuno magari-magari, non è solo malizia. Ma tant’è. Rimane anche il dubbietto che incitare al non voto sia anche un po’ barare conoscendo già il risultato finale. Il che non è bello. Per non dire di etica e di valori morali. Magari nascosto in qualche cassetto c’è il solito sondaggetto che racconta come in Italia circoli troppa coscienza ecologista. E allora meglio barare. 

In tutto ciò ci si augura che questa sia l’ultima esternazione di Napolitano Giorgio, cui si augura lunga vita e altrettanto lungo riposo poiché tutti hanno diritto alla pensione soprattutto quelli che hanno passato dieci legislature nel comodo Parlamento italico, tre nel caldo Senato, nonché due anche nel lussuoso, visti i rimborsi spese, parlamento Europeo e un paio d’anni da senatore a vita nonché, ahimè, otto abbondanti da presidente della Repubblica. 

giovedì 31 marzo 2016

Il caso Regeni: il grande trucco, la grande ignavia.

Che la morte di Giulio Regeni sia opera di apparati statali egiziani è più che una suggestione. Che gli egiziani stiano prendendo per i fondelli il governo italiano è una certezza. Dai big della politica solo retorica e nessun vero fatto. La paura è perdere 5.180mln di interscambio con l’Egitto. Se Giulio Regeni fosse stato inglese,americano, francese o tedesco?

Perché il grande trucco? Perché trucco significa, definizione da vocabolario, “espediente per nascondere o falsare la realtà, inganno." Perché ignavia? Perché ignavia significa, definizione da vocabolario, “pigrizia morale che rende inertidi fronte a qualsiasi impegno.” Trucco e ignavia sono le due parole che meglio rappresentano il caso di Giulio Regeni. Tutti  gli attori in tragedia (ad eccezione della famiglia Regeni, di Amnesty International e della associazione Antigone) si stanno dando da fare per nascondere la realtà come se non fosse di per sé abbastanza chiara. Disse Pierpaolo Pasolini:«io lo so ma non ho le prove» E la frase ben si attaglia, oggi come allora, anche a questo caso.  Giulio Regeni fu rapito-sequestrato-arrestato lo scorso 25 gennaio. Da chi?  In uno stato di polizia come quello egiziano vien difficile non pensare che il rapimento-sequestro-arresto non sia stato fatto da organi istituzionali. Magari, solo per carità di patria, definiti deviati, come si usa dire (e si è usato dire anche per i nostrani) quando si vuol mettere una foglia di fico sopra il grande marciume. Poi, come spesso accade ai deviati hanno innannellato una serie di minchionate. 

Sbagliato pensare che i deviati siano astuti come faine e machiavellici come Niccolò, di norma oltre che delinquenti son anche dei fessi. E la cosa è trasversale: Watergate e piano Solo, giusto per risvegliare la memoria, sono lì a dimostrarlo. La prima delle minchionate è stata far trovare il 3 febbraio il corpo di Giulio Regeni debitamente torturato lungo una strada. Chi se non i deviati avrebbero potuto farlo? Soprattutto in un Paese che ha fatto della tortura, da sempre, il principale metodo di governo. Ecco, il governo egiziano appunto, frutto di un golpe si sarebbe detto in tempi passati ma si era troppo ideologici, dal 3 si mette a prendere lo Stato italiano per i fondelli come neanche l’India è riuscita a fare in quattro anni di continui esercizi . In meno di due mesi il governo egiziano ha detto che si è trattato di un incidente automobilistico, di una squallida storia di sesso e magari droga (al rock n’roll non sono arrivati, non adeguatamente preparati in materia) e di un rapimento. Manca la rissa tra ubriachi, l’incidente domestico e il suicidio. Quando arriveranno anche a questo avranno completato il cerchio. Il tutto naturalmente condito con parole di comprensione per la famiglia, il generale Abdel Fattah el-Sisi ha voluto informare gli italiani che anche lui è padre, come peraltro moltissimi maschi del regno animale, e ovviamente di amicizia per l’Italia. Che se non ci fossero amici chissà che avrebbero escogitato.  

E da parte dell’Italia invece? Ovviamente il meglio che i politici e i governanti del Belpaese sanno fare: dichiarazioni. Di tutti i tipi e di tutte le fatte. Piccoli esempi dei maggiorenti del Pd e del governo:
Matteo Renzi «Abbiamo detto all’Egitto: l’amicizia è un bene prezioso ed è possibile solo nella verità» 12 febbraio alla trasmissione Radio anch’io Prima dichiarazione a nove giorni dal ritrovamento del corpo
Debora Serracchiani «Il Governo egiziano si decida a collaborare. Verità chiara e completa sull'assassinio di Giulio #Regeni, non ricostruzioni inverosimili» 26 marzo twitter
Lorenzo Guerini «Accanto ai genitori di Giulio #Regeni, al loro dolore e alla loro dignità, lavoriamo senza fermarci per la verità piena sulla sua uccisione» 29 marzo twitter
Paolo Gentiloni: «Piste improbabili ed offensive. Pronti a trarre le conseguenze se non ci sarà collaborazione» Corriere della Sera 29 marzo  
Roberta Pinotti «Al fianco della famiglia #Regeni,non ci accontenteremo senza arrivare alla verità.» 25 marzo twitter
Angelino Alfano «Avremo il nome degli assassini. Il nostro governo lavora in modo determinato per ottenere la verità Risultato importante è che, davanti alla nostra fermezza nel perseguimento della verità, dopo qualche ora gli egiziani si sono comunque riposizionati e ci hanno fatto sapere che le loro indagini sono ancora in corso». 26 marzo Corriere della Sera
Maria Elena Boschi «Vogliamo tutta la verità» 31 marzo question time Camera dei Deputati
Dopo questa sfilza di affermazioni ci si può immaginare lo stato d'animo dei governanti egiziani.

In quanto a fatti? Sono stati mandati in Egitto un po’ di agenti definiti esperti che hanno potuto aumentare la loro esperienza su una branca particolare dell’intelligence: come farsi menare per il naso in presa diretta. Che volendo fare esperienza nel settore non era necessario andare in Egitto bastava fare un salto in Parlamento o leggere taluni disegni di legge o addirittura il programma del governo Renzi. Questo come quelli dei precedenti, Letta, Monti, Berlusconi et similia.

Solo il 29 di marzo finalmente una proposta concreta, il senatore Luigi Manconi, che ritwitta Antonella Napoli, chiede durante la conferenza stampa al Senato di richiamare l’ambasciatore italiano da il Cairo.  Ma subito il ministro Orlando tentenna: «bisogna capire se è utile sguarnire in questo momento una postazione come quella». Chissà quanto ci vuole a capirlo.

Magari invece sarebbe piaciuto sentire qualcosa di fermo e deciso come l’invito all’ambasciatore egiziano di presentarsi alla Farnesina o magari anche di ritornarsene a casa e pure di fermare i voli da e per l’Egitto e cominciare, forse timidamente, a praticare qualche sanzioncina. Invece no. Il pacchetto Egitto vale per l’economia italiana 5.180 mln (dato 2014) e non si vorranno mica perdere tutti quei soldi solo per la morte di un ricercatore universitario? Già s’è visto cosa s’è fatto per la visita di Rouhani con i paraventi alle statue. Il deputato Ernesto Carbone teorizzò addirittura: «per 20 miliardi avrei fatto pure di più» Già e quanti miliardi ci vogliono per una vita?

E allora ancora retorica come se piovesse, «non ci accontenteremo di verità di comodo» tuona il presidente Renzi dagli Usa. Come suo solito: ogni volta che c’è un guaio lui è da un’altra parte, e viceversa. E poi le maglie della serie B con la scritta «verità per Giulio Regeni» Cioè il nulla ben impachettato e ben confezionato solo come gli italici sanno fare.

Domanda: se Giulio Regeni fosse stato inglese, americano, francese o tedesco? Beh, anche qui «io lo so, ma non ne ho le prove»: la musica sarebbe stata tutt'altra. Probabilmente dall’Egitto non ci sarebbero giunte tutte quelle dichiarazioni fesse, probabilmente qualche testa vicina al presidente el-Sisi sarebbe caduta, o magari anche la sua e non solo metaforicamente, probabilmente ci sarebbero state scuse ufficiali e probabilmente anche un indennizzo. E senz’altro inglesi, americani, francesi e tedeschi non solo non avrebbero perso un soldo ma ne avrebbero guadagnato in dignità e rispetto internazionali. All’Italia invece no.