Ciò che possiamo licenziare

lunedì 19 settembre 2022

Giorgia Meloni arriverà prima, ma non vincerà.

Sondaggi pieni e urne vuote, è già capitato. Anche se i sondaggi avessero ragione FdI resta una minoranza, cospicua minoranza , ma pur sempre minoranza. I folgorati sulla via della Scrofa si sentono dei padreterni e non saranno il solo problema, ci sono anche quelli “lì da sempre”. Giorgia una Zelig in gonnella qualche volta istrionica e qualche volta moderata. Indecisi e chi non vota aumentano, ma non si sa mai.


Il titolo non è mio e lo ripesco da Bersani Pier Luigi. Lo inventò in occasione delle elezioni del 2013. Probabilmente lo reciterà, magari anche solo in privato, la Meloni Giorgia. Oggi, come allora, il partito con più voti non sarà in grado di garantire la governabilità. E la Meloni non sarà in grado di garantirla, questa araba fenice della governabilità. Innanzitutto sarà da vedere se i numeri indicati dai sondaggi si concretizzeranno nelle urne, non sarebbe la prima volta di sondaggi pieni e urne vuote. Un conto è rispondere a un questionario sul cui anonimato c’è sempre qualche dubbio e un conto starsene solo soletto dentro la cabina elettorale, dove neanche Stalin, ai suoi tempi, poteva metterci un occhio. Poi sarà da vedere se ai  numeri dei voti corrisponderanno uguali numeri di seggi. Ma, anche ammesso e non concesso, si tratterà di fare i conti a urne aperte e comunque si tratterà di una minoranza, forse cospicua, ma pur sempre minoranza. Per governare bisognerà essere in due o più e i due o più a disposizione della Meloni Giorgia su molti temi, se non su quasi tutto, la pensano in maniera diversa. Molto diversa. Lei stessa la pensa in maniera diversa, molto diversa, dalla sé stessa di solo pochi mesi-anni addietro e da una certa sé stessa di alcune settimane fa. L’essere stata all’opposizione di Draghi in questi venti mesi prevede di avere un piano alternativo a quello, peraltro evanescente, dell’apotropaico camminatore sulle acque. E questo piano non c’è o se c’è è tenuto ben nascosto. E dunque la Meloni Giorgia, detta Draghetta, per nascoste simpatie per il Draghi Mario, sarà costretta a proseguire sulle peste dell’attuale governo? Sarà il disastro suo e del Paese. Anche se uno in più o uno in meno, di disastri, non farà tanta differenza. Tra quanti le impediranno la governabilità ci saranno i recenti imbarcati: da Nordio a Tremonti passando da Fitto a Pera. Ognuno di questi novelli folgorati sulla via della Scrofa si crede un padreterno e pensa di poter fare e disfare in indipendenza, ma così non sarà. Come non bastasse nel gruppo ci sono quelli lì da sempre, quelli del quattro-virgola-cinque-per-cento: si aspettano sia arrivato il loro turno, ma non ci sono così tanti posti e in sovrappiù i nuovi arrivati sono il triplo dei vecchi e in più sono in qualche modo presentabili.. E loro, i folgorati, si sono pappati i collegi migliori, quindi ci saranno, mentre i vecchi chissà. Senza contare che quelli della vecchia guardia sono palesemente inadeguati e la lista degli inquisiti (non ancora condannati) è lunghetta. E poi c’è lei la Meloni Giorgia, una Zelig in gonnella, capace di essere l’istrionica agitatrice dei comizi e la compassata moderata delle interiste in tv.  Dice che non vuol cancellare la legge 194 però sta con Orban, quello che vuol far sentire il battito del feto alla donna prima di abortire, si giustifica dicendo che Orban ha vinto le elezioni, ma lo fece anche Mussolini, ops! È europeista, di nuovo conio, ma minaccia la Ue dicendo: «la pacchia è finita». Vuol difendere gli interessi degli italiani e chi non lo vorrebbe e vuol rivedere il pnrr.  Evvabbé. Nelle ultime apparizioni è sembrata nervosetta, forse sta leggendo sondaggi poco sorridenti. Intanto gli indecisi e forse quelli che a votare non ci andranno aumentano. Però si sa mai. Comunque si tratterà di attendere ancora una settimana e come si usa dire: passata la campagna elettorale gabbato l’elettore.

Buona settimana e buona fortuna.

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