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venerdì 3 settembre 2021

Donne che non amano le donne.

I talebani disprezzano le donne e lo fanno racchiudendole nei burqa. Ci sono donne che disprezzano altre donne offendendo il loro lavoro, la loro classe sociale. Chissà che ne direbbe il dottor Freud? I casi di Carfagna Mara, Mussolini Alessandra, Guidi Federica, Cirinnà Monica. E altri ne verranno.

Sembra strano che in questo periodo ci siano donne che non amano le donne , eppure così è. Ogni giorno i media ci raccontano che i talebani rappresentano la peggior iattura per le donne afghane e in prospettiva per tutte le donne del mondo. I talebani odiano le donne e lo dimostrano tenendole in uno stato di completo analfabetismo, il 95% delle donne, dicono fonti ong, non sanno leggere e scrivere. Se non sai né leggere né scrivere difficilmente conoscerai la libertà. Ora  donne condannate a non aver alcun tipo di istruzione sono destinate ai lavori più umili all’interno della famiglia e della società. Questi lavori, cosiddetti umili sono tuttavia fondamentali, nel senso che rappresentano le fondamenta, per la famiglia e per la società. Diventano dunque, per contrappasso, lavori tra i più nobili e degni del massimo rispetto proprio perché su questi la famiglia e la società si poggiano. Accade tuttavia che donne di preteso potere o intorno a questo naviganti, quando si insultano o vogliono dipingersi al peggio non trovano di meglio che evocare i lavori umili di quelle donne umili che a loro dire dovrebbero essere liberate. La mia giovane età mi porta solo a ricordi recenti, come quando, correva l’anno 2010: l’onorevole Garfagna Mara definì vaiassa. la sua collega Mussolini Alessandra Termine che tra i vari significati sta per serva, fantesca, abitante dei bassi, che nei bassi di solito si nasce per caso e non per merito o per demerito. All’epoca la Carfagna Mara era Ministra per le Pari Opportunità. Che caso. Nel 2016 accadde che la Guidi Federica, Ministra dello Sviluppo Economico, accusò l’allora compagno di trattarla come una sguattera del Guatemala. Dove l’autoinsulto, sguattera uguale lavapiatti, viene connotato anche da una larvata nota razzista: del Guatemala, come se essere guatemalteca sia un’aggravante. E anche nascere in Guatemala è solo un caso. Infine la storia arriva alle settimane nostre quando la senatrice Cirinnà Monica si butta giù dicendo che negli ultimi giorni  sta facendo «la lavandaia, l’ortolana e la cuoca» sottintendendo che siano tre lavori infami e magari anche infamanti. Lamentando inoltre che la cameriera «strapagata e messa in  regola con tutti i contributi Inps» s’è licenziata.  Come dire aver toccato il fondo della scala sociale nonostante il grande atto di liberalità di aver messo in regola la cameriera, che di norma è un diritto del lavoratore e un dovere del datore di lavoro. A proposito la Cirinnà Monica è Segretaria della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani, del Senato e questo dal novembre 2018. Accipicchia. A margine, e giusto per divertirsi un po’ sarebbe bello sapere a quanto ammontava il suddetto strasalario. In tutti e tre i casi il dottor Freud avrebbe molto da dire. Per farla semplice la morale è: le donne di potere disprezzano le donne “normali”. Quindi il consiglio è: donne “normali” emancipatevi da sole e non aspettatevi aiuto da quelle che stanno in alto. È questione di classe. Di classe sociale, si intende: alle borghesi, specialmente se arricchite, le lavoratrici non piacciono, non sono chic. Se intimamente non vi rispettano saranno sempre pronte ad affossarvi.

Buona settimana e buona fortuna.

 

venerdì 20 agosto 2021

I talebani sono cattivi, gli occidentali buoni e fessi.

Afghanistan: l’ultimo errore degli occidentali, ma presto altri seguiranno. Nud Mohammad Taraki, presidente nel 1978, stava portando l’Afghanistan nella modernità, ma è stato ucciso. Si dice dalla CIA. In oltre un mese di tempo non si è saputo organizzare l’evacuazione. La democrazia non si esporta.


E così stiamo scoprendo che i Talebani sono cattivi e gli occidentali sono buoni. E anche un po’ fessi. Forse un po’ è riduttivo, diciamo molto: decisamente molto fessi. Si dirà che in entrambi i casi s’è scoperto l’ombrello. Che gli occidentali siano i buoni per antonomasia e che con il 7° Cavalleggeri, i paracadutisti della Raf, la Legione Straniera e la Nato tutta intera arrivino a salvare pulzelle indifese e poveri orfani è cosa risaputa da sempre, a parte le incommensurabili schifezze commesse negli ultimi due secoli e prima ancora, ai quattro angoli del mondo. Che poi gli occidentali siano anche un bel po’ stupidi non c’è ombra di dubbio data la pervicacia con cui insistono nel commettere gli stessi errori. L’Afghanistan è solo l’ultimo in ordine di tempo, ed è certo che a stretto giro ne seguiranno altri. Che l’Afghanistan sia un boccone indigesto per tutti i suoi occupanti si sa da tempo immemorabile: neppure Alessandro Magno riuscì a far mettere giudizio alle  popolazioni di quelle terre e se non c’è riuscito lui figurarsi quelli che sono venuti dopo. Che infatti non ce l’hanno fatta e si parla di Gengis Khan, Tamerlano e anche dell’impero britannico. Tanto per dire. Anche se le occupazioni duravano decenni non sono mai state occupazioni tranquille. Da sempre. Nel 1978 pareva che il Paese avesse intrapreso la via della modernità. Diventa Presidente Nur MohammadTaraki, ovviamente con un colpo di stato. Taraki distribuisce le terre ai contadini, vieta i matrimoni forzati, dà il voto alle donne, statalizza i servizi sociali, bandisce l’usura, regola i prezzi dei prodotti base, legalizza i sindacati, rende pubblica l’istruzione a tutti, anche alle bambine e sostituisce leggi tradizionali e religiose con altre laiche. Però come tutti i bei sogni dura poco: ci mettono lo zampino gli americani e la CIA, si dice, aiuta Taraki a passar a miglior vita. E la cosa non è così difficile da credere. Segue l’invasione da parte dell’URSS, che deve comunque mollare il colpo e ritirarsi sconfitta dai Mujaheddin. Il fronte che ha cacciato i russi, è stato finanziato dagli americani che però non si sono resi conto che in quel gruppo ci sta pure la fazione dei Talebani che di loro sono un bel po’ integralisti e come talvolta succede sono proprio loro a prendere il potere con le armi che gli yankee hanno graziosamente fornito. E si arriva al 2001 quando tutto l’occidente, ci risiamo, decide di invadere il Paese. Dopo vent’anni e qualche migliaia di morti i “buoni” stabiliscono che il lavoro per il quale erano arrivati fin lì è finito e si possono ritirare. Come ovvio se i “buoni” se ne vanno arrivano i “cattivi”. Il che è naturale. Ovviamente a quelli che hanno dato una mano agli invasori viene paura e vogliono scappare. Peccato che con oltre un mese di tempo non si sia preparato alcun piano quindi il caos. E poi l’esercito afghano che si squaglia e il capo del governo fantoccio invece pure e allora non rimane che dire che la democrazia non si esporta, bella scoperta. Mentre la corruzione invece sì. Altra bella scoperta. E di corruzione se n’è esportata parecchia.  Allora non resta che dire che i Talebani sono cattivi pure si danno da fare per mostrare un volto umano, Adesso un po’ di afghani, dicono le televisioni occidentali, pare non abbiano voglia di essere governati dai Talebani, e si fanno manifestazioni con la bandiera nazionale. Fosse vero sarebbe una buona notizia. Ma, come si sa, non sempre quel che trasmette la tv è verità. Il fatto è che dai tiranni ci si libera da soli e con una salda coscienza collettiva. I liberatori che vengono da fuori  non sono un buon sostituto della coscienza collettiva. Nella storia recente il fatto è successo solo tre volte : in Germania, Giappone e Italia. Con la fine della seconda guerra mondiale. Ma nei tre casi la voglia di cambiamento partiva dal basso. Chissà se anche in Afghanistan.

Buona settimana e buona fortuna.

martedì 5 febbraio 2013

La sfida di Malala e i ragazzini che salveranno il mondo.(da tutti i talebani)


Malala Yousafzai è stata dimessa dalla clinica di Birmingham dove le hanno ricostruito il cranio. Non c'è stato bisogno di far nulla per la sua volontà di continuare a combattere. Che analogia nel suo fare con quanto scrisse Elsa Morante.

Malala ce l'ha fatta. Bene.
La ragazzina di quindici anni non ancora compiuti (è nata il 12 luglio 1997) che, rivendicando il suo diritto all'istruzione, ha sfidato i talebani sta guarendo.
Lo dice lei stessa in un video che gira nella rete: «Oggi potete vedere che io sono viva, posso vedervi, posso parlare, miglioro giorno dopo giorno. Questo è grazie alle preghiere delle persone, perché tutti, uomini, donne e bambini hanno pregato per me. Dio mi ha voluto regalare questa nuova vita».
Le pallottole che gli integralisti le hanno piazzato in testa lo scorso ottobre all'uscita dalla scuola le hanno fracassato il cranio ma non sono state sufficienti né ad ucciderla e neppure a scalfire la sua voglia di vita e la sua determinazione.
La chirurgia le ha ricostruito, con il titanio, parte del cranio ma la sua voglia di continuare a combattere per il diritto all'istruzione e alla cultura non ha avuto bisogno di alcun intervento. E' rimasta com'era: forte, salda e serena. Come di quelli che han la certezza della ragione. E questo ben lo si comprende dal seguito del suo messaggio:«E' la mia seconda vita, io voglio servire le persone. E vorrei che ogni ragazza, ogni bambino ricevesse un'educazione, per questo abbiamo creato il fondo Malala».
Accidenti, quanta leggerezza. 
Non pare neppure che parli della sua quasi morte. E neppure di un programma rivoluzionario. E neppure di voler sovvertire un ordine radicato e millenario. Anzi sembra proprio che stia dicendo di una cosa normale. La più normale per una ragazzina della sua età. Che stia quasi parlando di un gioco. E il suo tono di voce è tranquillo.
Riecheggiano nelle sue altre parole: «…Nessuno conosce veramente un altro, se non lo ama. Ciascuno di tutti gli altri,è conosciuto solo da chi lo ama. E ciascuno di tutti gli uomini e le donne, ciascuno è straordinario, è un universo favoloso, è, in fondo, senza colpa, innocente. Ma solo chi lo ama lo sa». (1)
Ora si propone la ragazzina Malala per il premio Nobel. Il Nobel per la pace assegnato a lei che vuole la rivoluzione.  E come prevede il regolamento ci si devono mettere in tre. Tre membri del parlamento svedese che hanno fatto loro la proposta di un indo-pachistano-canadese Tarek Fatah.
Gli adulti, i grandi come dicono i bambini, per darsi un senso devono, ancora una volta fare ricorso ai ragazzini perché: “ Ah, Dottori Dottori! alla vostra età! /con tutto che vi addottorate e vi baccalaureate/ e vi improfessorate nelle Università/ e la storia e la geografia studiate viaggiate vi scafate, le macchine fabbricate/ sviscerate la scienza/ inventate l’atomica e il volo lunare/però questa primaria lezione dell’esperienza/ ancora non la volete imparare?”
Ché poi come ben sanno i più saggi, che sono i bambini, non rimane altro che vivere con gioco, «…divino perché non c’è nessuna promessa/o speranza di guadagno». Perché alla fine è tutto qui.
Così, con profetica lucidità, scriveva Elsa Morante nel 1968 nel Mondo salvato dai ragazzini. Testo anomalo, forse, certamente non sempre capito che ancora oggi, dimostra la sua straordinaria forza, la sua straordinaria ragione e, per un gioco del destino anche la sua attualità. Non sarebbe male se Malala incontrasse queste righe e scoprisse che una grande rimasta ragazzina la pensava come lei. O viceversa.
E sarà bellissimo quando ricevendo il Nobel dirà, con altre parole, s'intende, qualcosa del tipo:

Sarebbe una magnifica stravaganza
di scavalcare tutti insieme i tempi brutti

in un allegro finale: FELICI TUTTI!

Forse, il primo segreto essenziale

della felicità si potrebbe ancora ritrovare.

L’importante sarebbe di rimettersi a cercare.


E forse crescerà il numero dei F(elici) P(ochi).
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  1. E. Morante, Opere, Mondadori, Milano, 1990, vol. I, p. LXIII.
  2. E. Morante, il Mondo salvato dai ragazzini, La canzone degli Infelici Molti e dei Felici Pochi