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martedì 10 maggio 2022

Ucraina e mare algerinum (ex nostrum)

La solidarietà è merce a costo zero e quindi si dà a piene mani. Se però ha implicazioni va centellinata. Il mare una volta nostrum ora è diventato algerinum, metodo Putin. L’Italia invasa tace.

Sull’Unione Sarda di lunedì 9 maggio sono apparsi due articoli i quali, con la giusta retorica, si possono definire epocali. Uno pubblicato in prima pagina, due brevi e ficcanti colonnine, racconta della solidarietà, in questo caso accidentalmente fornita-data-accreditata al popolo ucraino, e di quanto questa sia eterea-evanescente-intangibile-di-poco-o-nullo-costo e pertanto fornita a piene mani. Anzi a piena bocca: aria resa all’aria. Si pensi alla solidarietà data all’Aquila, ai parenti del ponte Morandi, agli esodati, ai morti sul lavoro,tanto per dire solo di quattro, poiché l’elenco sarebbe assia lungo. Quando invece questa comincia ad avere un costo, tanto o poco che sia, la quistione (come diceva il sardo Antonio Gramsci) cambia di segno. Se c’è il rischio di rimanere coinvolti,economicamente in modo pesante e magari anche militarmente, si comincia a pensare-borbottare-dire che l’Ucraina è lontana sia geograficamente sia culturalmente. Oibò, altro che parte dell’Europa e dunque la Russia si prendesse quel Donbass cui tanto agogna, si tenga anche la Crimea e si smetta con la guerra. Naturalmente a seguito il prezzo del gas deve tornare ai livelli di ante conflitto così come quelli del petrolio e del carbone e i turisti russi con le tasche piene di rubli-euro-dollari, definiti con delicato eufemismo alto spendenti, tornino ad invadere le nostre città, le nostre ville, ii nostri alberghi e le nostre spiagge perché in questo caso quanto l’occhio vede fa gioire il cuore e al contrario se occhio non vede schifezze il cuore non duole. Saggezza popolare. Pertanto basta guerra poiché gli affari ne risentono. Così come nel caso Reggeni-Egitto: mica si può rovinare il business per un morto solo. Ma dai, scherziamo?

Il secondo articolo è la prima puntata di un’inchiesta promettente quanto basta per far salivare quelli che mai hanno creduto si possa camminare sulle acque. Il tema è una bazzecola a cui né l’attuale governo dei migliori né il precedente dei peggiori ha prestato la minima attenzione: l’Algeria ha deciso di annettersi, metodo Russia,  parte delle nostre acque territoriali allargando le sue fino a lambire la Sardegna. Così un bagnante di Sant’Antioco dopo qualche decina di bracciate si troverà in acque territoriali algerine. Un record. Il motivo è semplice: in fondo al mare ci stanno placidi e giocondi miliardi di metri cubi di metano: Algeri li vuol tutti per sé. Cioè li vuole estrarre tutti per sé, ma poi magnanimamente ce ne venderà una parte. In altre parole, ad essere diplomatici, ci venderà quello che ci avrà preso o rubato. Scegliere il participio passato ritenuto più consono. Naturalmente finché staremo buoni e zitti. Qualcosa di stranamente somigliante alla quistione Ucraina-Russia. Ovviamente quando nei giorni passati il Draghi Mario, camminatore sulle acque nonché fuoriclasse del chissà cosa, s’è trovato a sua insaputa ad Algeri a colloquio col premier algerino di tutto ha chiacchierato, whatever it takes, meno di questo oltremodo trascurabile dettaglio. Al danno la beffa per i sardi a loro neanche uno sbuffo: il gas estratto andrà direttamente nelle condotte installate in Sicilia, peraltro troppo piccole per poter trasportare tutto quello promesso la cui entità neanche si avvicina a quanto necessario. Bagatelle. Chi se la riderà alla grande saranno tre compagnie energetiche: l’algerina Sonatrach, la francese Total e l’italiana Eni assolta da presunti reati di corruzione. Ça va sans dire, ollallà, mais oui, mais non, ça va.  Il giorno 10  maggio è uscita la seconda puntata dell’inchiesta di Mauro Pili e si è data sostanza al termine peracottaro.

Buona settimana e buona fortuna.

 

venerdì 3 gennaio 2014

Napolitano è la Maria Antonietta versione 2.0

Sette mail raccontano i mali di questo disgraziato paese ma tutte ottengono la solita, vuota, risposta: solidarietà. Almeno Maria Antonietta proponeva agli affamati di sfamarsi con le brioches che nessuno aveva ma tutti sapevano cos'erano. Per lo meno ne avevano sentito il profumo ma la solidarietà che scende dal Colle che odore ha?




Maria Antonietta regina di brioches,
 Giorgio Napolitano re di moniti
E così dopo la ridicola polemica centrata su “boicottiamo il discorso di Napolitano” con in alternativa “no, ascoltiamo il discorso di Napolitano” gli italiani, almeno in parte – che sia stata una maggioranza o una forte minoranza è tutto da dimostrare – alla fine si sono sorbiti il discorsone di capodanno.
Il gran profeta dei moniti, li ammannisce da oltre sette anni, ha proceduto alla lettura del gobbo che gli scorreva dinnanzi con tono monocorde ma a passo di carica, quasi avesse paura che gli si freddasse la minestra nel piatto. 

 Come sempre in questa occasione, e al cenone di fine d'anno non manca quasi mai, chi era davanti al televisore s'è sorbita una bella insalata russa delle iatture del Paese con abbondanti cucchiaiate di retorica che se fosse stata maionese sarebbe stata meno indigesta.
A chiudere gli occhi e a tenere le orecchie appena appena aperte si poteva facilmente immaginare che in tv ci fosse la rediviva Maria Antonietta. Sì, proprio quella della rivoluzione francese che al popolo affamato e senza pane dava indicazioni chiare e precise per risolvere il problema: «se non hanno pane che si mangino le brioches.» Ma, si sa, nel settecento si volava terra terra, e il virtuale non aveva ancora preso piede, quindi a domande concrete si davano risposte concrete. Ancorché poco praticabili. D'altra parte è ben noto che non tutte le soluzioni debbano essere per forza fattibili.

Nei tempi moderni dove invece il virtuale la fa da padrone cambia la forma ma la sostanza è sempre la stessa: la sonora buggeratura del popolo. Che però, diciamolo, un po' se le va a cercare perché dell'esperienza millenaria proprio non vuol fare tesoro.
Oggi il popolaccio non è più tanto straccione, anzi mediamente veste bene e anche firmato, e non gli va tanto di andarsene a rumoreggiare sotto le finestre della reggie ancorché repubblicane, fa freddo e ogni tanto pure piove, per cui si limita a scrivere. E scrive e scrive e scrive, madonna quanto scrive, anche in virtù del fatto che c'è internet e il costo dei francobolli è così scavallato. E se una cosa è gratis perché non approfittarne?
Dunque al Quirinale arrivano migliaia di mail che sono così tante che quelli dell'ufficio relazioni pubbliche ne sono tanto presi che le lettere neanche più le guardano e in quel cono d'ombra devono essere finite anche quelle centocinquantamila delle donne che hanno perso i figli ammazzati dai tumori nella terra dei fuochi. Anche perché (involontaria citazione dal forbito eloquio del senatore Razzi) se se ne parlasse, bene ritornerebbe alla mente la storia dei verbali segretati, vent'anni fa o giù di lì, del mafioso Carmine Schiavone mentre ministro dell'interno era nientepopodimeno che l'attuale inquilino del colle più alto. Ma guarda il caso.

Però sto' popolo rompiscatole è sempre lì a mendicare. Che poi le cose che chiede da millanta anni son sempre le stesse: un po' di giustizia, magari uguale per tutti e non più uguale per qualcuno, un po' di speranza per il futuro, che tanto è un niente che non si nega a nessuno e magari meno tasse, c'è sempre un pizzico di venalità nel mendicante e, ad esagerare, anche un po' di lavoro. Insomma le solite cose da nulla che altrove, nei paesi civili, sono ben salde o corroborate.
Quindi in occasione del cenone di fine d'anno ecco, tra le tante, saltarne fuori sette di e-mail. Ma non a caso, ben scelte una ad una con la sapienza del marketing politico. Magari s'è chiesta pure una qualche consulenza al dirimpettaio che sta di là dal Tevere che per primo s'è messo a (finger di) parlare con la gente. Tecnica vecchia ma sempre di sicuro effetto. Ma il punto sta tutto in quale risposta dare alle domande che se ci si mette a dir le cose per davvero, ossia indicare situazioni e colpevoli e millantatori e farabutti si corre il rischio di finire nei guai per davvero. E allora? E allora ecco ritornare come fulmine a ciel sereno il segno di Maria Antonietta.

Quella diceva «che si mangino brioches» che era fatto concreto ancorché impossibile. Tuttavia ognuno capiva poiché delle brioches tutti avevano conoscenza qualcuno le aveva viste qualcun altro (probabilmente ladro e malfattore) le aveva anche assaggiate e moltissimi se non tutti ne avevano sentito l'odore. Ma oggi nel mondo 2.0 che gli si dà al popolaccio infame al posto delle brioches che non sono più uno status symbol? Ma perbacco baccone qualcosa di ancor più sofisticato ed impalpabile di immaginifico e virtuale, e spirituale e pure a buon mercato: la solidarietà.
Bellissima materia la solidarietà che spesso non risponde al tatto, che non ha odore e neppure sapore ma volteggia come una cosa fina nell'aria.

La solidarietà che non costa nulla e può esser distribuita a piene mani e di cui si possono vantare le meravigliose qualità così come fece Hans Christian Andersen raccontando dei mirabili tessuti con cui fare i nuovi vestiti del re. Bellissimi vestiti che lo facevano girare per la città con le pudènda di fuori. E il popolazzo con quelle sempre all'aria se ne va girando e c'è chi, vile marrano, di tanta innocenza se ne approfitta.

Che poi, a ben vedere, e con un briciolo di buon senso, come può capire il disagio di quello ha dovuto chiudere un'attività o deve scegliere tra pagare le tasse a sfamare i figli, chi per un'intera vita mai ha lavorato e si è baloccato per oltre sessant'anni a buttar fuori parole? E che magari assomma pensioni europee a pensioni italiane e poi a stipendi. No, non può capire. 
E proprio perché non può capire la parola solidarietà risulta ancor più vuota.

Come non ricordare il il rozzo Juan quando dice (Giù la testa) « Le rivoluzioni io so benissimo cosa sono: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: qui ci vuole un cambiamento e la povera gente fa il cambiamento e poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano e mangiano e mangiano e parlano e intanto che fine a fatto la povera gente? Tutti morti. …. E poi sai che succede dopo? Niente. Tutto torna come prima.»


Per una volta, solo così per gioco, si faccia che prima vengano i fatti, quelli veri e concreti e poi le chiacchiere con il loro contorno di solidarietà. In alternativa che tutte le Marie Antoniette si prendano un po' di pace e tacciano. Magari