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mercoledì 8 aprile 2020

CoronaVirus condanna o grazia divina?


Grande rivelazione: finalmente è stato svelato chi è il mandante, chi il colpevole e la causa del terribile CoronaVirus. Immunologi, virologi e ricercatori si possono rilassare. Il virus così come è venuto se ne andrà.

Arcivescovo Carlo Maria Viganò, il moralizzatore
I nodi vengono sempre al pettine e certo il Coronavirus non può sfuggire a questa regola aurea. Hanno un bel darsi da fare immunologi, virologi e ricercatori a voler indagare se non vedono la verità che hanno sotto gli occhi. Adesso, da pochi giorni, sappiamo chi è il mandante del virus, chi è il colpevole e quale la causa. Gioia gaudioque. 
A fare la rivelazione è stato Filaret, il Patriarca della Chiesa Ortodossa di Ucraina. In quattro e quattr’otto, ha spiattellato la verità, in modo chiaro, semplice, concreto ed esaustivo, neanche si trattasse di fare una O con un bicchiere. Il mandante del CoronaVirus, come non averlo capito, è nientepopodimenoche il Creatore, mica bruscoli. E così si è fatta piazza pulita di tutte le teorie complottarde, che neanche Trump o Putin ce l’avrebbero mai fatta. Vuoi mettere? E poiché il Creatore non si sposta per nulla, ci vuole anche un colpevole di un qualche peso. E c’è.  Il colpevole, neanche a dirlo, è l’intero mondo omossessuale. La causa: i matrimoni gay. Che ci voleva? Un niente. Bastava fare due più due. Uomini di poca fede e soprattutto con poche frequentazioni col cielo.A riprova della giustezza di questa rivelazione anche le conferme da parte del pastore americano Rick Wiles e del rabbino israeliano Mei Mazuz. Al momento non si hanno notizie di interventi sul tema da parte di imam mussulmani, di buddisti, di indù, di animisti, di sik, di zoroastristi o di altri minori. 
In compenso non ha perso l’occasione di dire la sua l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Carlo Maria Viganò il moralizzatore, quello che ha avuto una buona parola per ciascuno dei due papi al momento esistenti. Bene, il Viganò ha deciso (fonte Cronaca Romana) di non essere diplomatico come il Filaret e di non girare intorno alla questione quindi è andato direttamente sul punto. Da subito ha parlato di sodomia come la causa scatenante l’ira del Creatore. Aggiungendo, perché le arrabbiature si sommano alle arrabbiature, anche aborto, divorzio, eutanasia, pornografia, corruzione dei piccoli, speculazione delle élite finanziarie, profanazione della domenica e poiché l’elenco delle doléances sembrava diventare lungo ha tagliato corto con un "peggiori perversioni." E nelle perversioni peggiori ci sta tutto: anche la voglia di gelato ai gusti cioccolato e limone. Eggià perché il Coronavirus alla fin fine è solo il frutto di una solenne, colossale, starei quasi per dire divina,arrabbiatura. Al confronto i fulmini di Giove erano buffetti sulle guance. Nella hit delle arrabbiature celesti questa è forse la seconda per intensità e disastri provocati dopo quella che si risolse con il diluvio universale. Al confronto quanto è successo a Sodoma e Gomorra è stato solo uno scatto di nervi. Si spera solo di non dover mettere mano alla costruzione di un’altra arca, che sarebbe un gran lavoraccio. 
A onor del vero il Viganò ci spiega che quello che sta capitando è una sonora tirata d’orecchi, magari uno scapaccione pesante o quattro sonori ceffoni dati al genere umano per il suo bene. Il nostro bene. Infatti il Viganò parla di “Padre amorevolissimo perché ci insegna come dobbiamo comportarci per meritare l’eternità beata del Cielo, e quando col peccato disobbediamo ai Suoi precetti, non ci lascia morire (a parte gli oltre sessantamila che devono essergli scappati di mano). ma ci viene a cercare, ci manda tanti segnali – talvolta anche severi, com’è giusto – perché ci ravvediamo, ci pentiamo, facciamo penitenza e riacquistiamo l’amicizia con Lui.” Poi, dopo gli scapaccioni la raccomandazione:“Sarete miei amici se farete quel che vi comando”. E così, al di là di ogni analisi semantica, amici
Magari a qualcuno verrà anche in mente di organizzare qualche bella processione per stare tutti vicini vicini, come sardine. Il CoronaVirus alla fine scomparirà, d’incanto, così com’è venuto quando anche in Cielo tornerà la calma e tutto andrà bene. All’umanità rimarrà solo il segno delle cinque dita sulla guancia. Evvabbé. Ci può pure stare.
Buan settimana e buona fortuna.

sabato 1 febbraio 2014

Breve storia di Aktion T4: il matto mio tu non lo tocchi

Quella del progetto Aktion T4 è la storia di un fallimento. E anche di un incredibile successo, vergognosamente macchiato dall'egoismo. Fino a che si fa passare per il camino l'ebreo, lo zingaro, il disabile o l'omosessuale va tutto bene. Il matto di casa, invece, non va toccato Il caso T4 dimostra che si può bloccare la più terribile delle dittature. Quando l'uomo non vuole non c'è comunicazione che tenga.




A qualche giorno dal 27 gennaio, Giornata mondiale della Memoria, conviene tornare sul tema per marcare alcune differenze stando fuori dalle celebrazioni ufficiali che talvolta hanno suono stonato. Terribili differenze che mostrano tutto quello che si sarebbe potuto fare e non s'è fatto.

E, di più, di come il sentimento dell'uomo possa dimostrarsi potente al punto da bloccare i deliranti piani della più sanguinaria delle dittature. Ma la storia di Aktion T4 oltre che essere la storia di un incredibile e perciò stesso straordinario successo sulla dittatura nazista è anche storia di smisurato egoismo: il mio è mio e del tuo non mi importa nulla. Quando si racconta del progetto Aktion T4 se ne mettono in mostra solo due parti: quella truculenta, che chiede meno sforzo di comprensione tanto è evidente, e la forza dell'opinione pubblica che fermò (almeno ufficialmente) il massacro. Ciò che si lascia nell'ombra è il perché quella vittoria non sia stata sfruttata fino in fondo dalle parti che risultarono vincenti nello scontro. Nell'ombra, ben acquattato sta l'egoismo. Ma di questo non si parla mai, dando così un alibi a chi nulla fece per impedire la barbarie del complessivo disegno nazista. Il fallimento del progetto AktionT4 dimostrò che la più sanguinaria delle dittature e la più imponente delle campagne di comunicazione nulla possono quando si scontrano con il profondo sentire dell'uomo.

Tiergartenstrasse significa la strada del giardino zoologico e questa strada è situata al centro di Charlottenburg uno dei più eleganti quartieri di Berlino. Il numero 4 di Tiergartenstrasse corrispondeva ad un villino di proprietà di un ebreo. I nuovi inquilini di Tiergartenstrasse si chiamavano Karl Brant, medico, e Viktor Brack, il suo assistente. I signori Brant e Brack avevano avuto un incarico importante dal capo del loro governo: costruire un’organizzazione capace di eliminare tutti i malati di mente, tutti i portatori di malattie inguaribili e tutti i bambini nati con malformazioni e tare ereditarie. Il capo del governo, Adolf Hitler, fece emettere l'ordine il 1° settembre del 1939. L’obiettivo era di rendere sempre più pura la razza ariana e di impedire contaminazioni derivate tra l’altro da malattie mentali gravi. I signori Brant e Brack si misero subito all’opera con grande alacrità, come sempre, l’operazione fu chiamata Aktion T4, dove T4 stava per Tiergartenstrasse 4. Naturalmente il villino fu espropriato perché gli ebrei, come tutti sapevano in Germania, a quel tempo, non potevano possedere case. E tanto meno villini. Quindi Tiergartenstrasse 4 divenne il quartier generale dell’operazione T4.

L’operazione in sintesi consisteva di sole tre semplici fasi: inviare un formulario ai direttori degli ospedali psichiatrici e chiedere loro chi fossero gli ammalati con minori capacità di lavoro, avuto l’elenco, procedere con il trasferimento dei malati  in centri intermedi di smistamento e quindi dopo un paio di giorni inviarli ai centri di eliminazione dove in breve tempo dall’arrivo i malati erano portati nelle camere a gas e quindi cremati.   Il tutto doveva avvenire nel più stretto riserbo,anzi nella massima segretezza. Era cura dell’organizzazione far sì che i malati fossero inviati nei centri più lontani dalle loro abitazioni per rendere difficile il contatto con i parenti. A cose fatte i parenti venivano informati che il loro caro era deceduto e che per motivi igienici era stato cremato. Volendo, potevano andare a ritirare la scatoletta con le ceneri e gli effetti personali ma avevano solo 14 giorni di tempo per farlo. Naturalmente nessuno riuscì mai a raggiungere i centri, le lettere venivano spedite in ritardo e arrivavano a destinazione quando i 14 giorni stavano oramai scadendo.

Come sempre in quel regime (e non solo) la macchina della propaganda si mise subito in moto e anche questo programma fu supportato da una grandissima campagna di promozione, oggi diremmo pubblicitaria. Vennero attivati tutti i mezzi di comunicazione dell’epoca: il cinema , la radio, il teatro la stampa e programmi nelle scuole. Furono realizzati film, con i divi del momento, e spettacoli teatrali il cui canovaccio era sempre lo stesso: una famiglia scopriva di avere al proprio interno un componente malato di mente e dopo aver patito entrambi (la famiglia ed il malato) tante sofferenze si decideva di affidarlo ad un ente che, per opera di carità, procedeva alla sua eliminazione. Oltre alla parte più divulgativa e di massa vennero allestite conferenze e dibattiti tenuti da luminari della psichiatria e della scienza, alcuni di questi furono trasmessi via radio, e furono distribuiti  fascicoli e dispense e tenute lezioni nelle scuole. Tutto con lo stesso obiettivo: convincere che l’eliminazione del malato mentale era cosa buona e giusta. Anche per lui. Questo, a ben pensarci,  non era né strano né folle, dati i tempi. Visto il contesto lo si potrebbe anzi definire naturale. Le discriminazioni razziali erano ben avviate, anzi oramai erano diventate un fatto assodato, i campi di concentramento erano già in azione e le ciminiere sputavano quotidianamente nel cielo uomini, donne, vecchi e bambini sotto forma di fumo. E questo nella più completa indifferenza di tutti perché tutti, proprio tutti in Germania, anche i giornalisti, anche gli scienziati, anche gli intellettuali, anche la chiesa cattolica e anche quella protestante, anche i comuni cittadini sapevano che i non ariani, gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali facevano vita grama e per loro la fine era sempre più vicina. Ma tutto questo non turbava la coscienza di alcuno.

La macchina T4 fu operativa nel gennaio 1940, all’inizio con pochi casi: 350 in un centro, 400 o giù di lì in un altro, poi lentamente i numeri cominciarono a diventare un po’ più consistenti: prima 700 poi 900 poi 1000 e infine 1300 al mese per casa di cura. E qui iniziarono i problemi. Il primo sintomo fu l’incremento dei necrologi sui giornali e poi i cittadini di Hadamar, località dove si trovava un centro di eliminazione,  all'inizio sospettarono poi si resero conto con certezza che la puzza nauseante che invadeva la città era il frutto della cremazione dei malati e quindi accadde un fatto incredibile le famiglie rifiutarono di consegnare i congiunti malati e alla fine anche le due chiese quella cattolica e quella protestante cominciarono a far sentire la loro voce. Fino a quel momento entrambe erano state silenti.
Già, perché quando si fa passare per il camino l’ebreo, l’omosessuale o lo zingaro e magari gli si piglia la casa, i soldi e i denti d’oro va tutto bene, ma se si tocca il matto di casa, il mio matto, quello che è carne della mia carne sangue del mio sangue beh allora la cosa non va più tanto bene. Allora ci si ribella. 

La Gestapo, così come deve avvenire in ogni buona operazione di marketing fece una ricerca, ovviamente assai riservata e scoprì che nella popolazione l’avversione al programma Aktion T4 era elevatissima e quindi, incredibile a dirsi, il programma fu sospeso. Questa volta la dittatura era battuta. Trionfava il volere della gente sulla dittatura e sulla violenza e sulla paura. Ma questo solo per il matto di casa. Quello ariano.