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sabato 15 luglio 2017

Peli corsari. (ovvero il rammarico di Corsaro Massimo)

Corsaro Massimo nel suo dire contro Emanuele Fiano si è rifatto, forse e se ne ha avuta memoria, ad una battuta di Mussolini. A seguito dell’affermazione sulle sopracciglia di Fiano, il Corsaro è stato definito fascista e razzista, e antisemita. S’è detto dei suoi sentimenti d’odio e di rancore ma non s’è scritto del suo sentimento principe: il rammarico.


L'on Emanuele Fiano e Corsaro Massimo 
Di peli in politica si è parlato poco o quasi nulla. Unico ricordo è una battutaccia di Mussolini nei confronti di Nicola Bombacci che alcuni dicono pronunciata all’epoca della scissione comunista dal Psi. Quindi quasi cento anni fa, da allora più nulla. A richiamare il pelo in politica, questa volta delle sopracciglia,  ci ha pensato Corsaro Massimo, ex Msi-An-Pdl-Forza Italia e attualmente deputato di uno dei tanti partitini nati negli ultimi anni e  che ha per nome un ossimoro: “conservatori riformisti”. Che di solito si è o l’uno o l’altro, ma la chiarezza di idee non è moneta corrente nei giorni attuali.

La vicenda è nota: il deputato del Pd Emanuele Fiano ha presentato un disegno di legge per punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco». L’idea gli è venuta dopo che un bagnino di Chioggia s’è messo a sproloquiare sul tema. Peraltro, se la legge passasse sarebbe un bel guaio per quelli di Predappio, città natale di Benito Mussolini, che sul merchandising nostalgico fatto di busti, poster, tazze e tazzine, accendini, biberon e bavaglini per i neonati. ci campano da sessanta anni e passa. Comunque sia, la proposta è stata depositata e allora il Corsaro Massimo, magari pensando di essere spiritoso, ha dichiarato che Fiano: «le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione» Che, tradotto,sarebbe come dire che Fiano è una testa di c…. Affermazione volgare oltre il giusto, ma alla volgarità in politica si sta facendo purtroppo l’abitudine: penultime in ordine di tempo le espressioni di Giachetti, «hai la faccia come il cu..»,  rivolte all’ex compagno di partito Roberto Speranza. Segni di ordinario imbarbarimento, ma d’altra parte a scorrere le liste di deputati e senatori su non pochi nomi c’è di che arrossire. E la presenza di Corsaro Massimo in queste, da due legislature, è la prova del nove.

In termini di produttività il Corsaro Massimo è al 500° posto su 630 deputati, risulta assente alle votazioni per il 49,63% delle volte. Sui 185 voti chiave (concorrenza, codice penale, testamento biologico, migranti, terremoto, proroga missioni militari, mezzogiorno, cessione Ilva ecc, ecc.) nella più parte non c’era. Fonte Openpolis. Giusto per dire di come lavora alla Camera. Come primo firmatario ha presentato un solo disegno di legge, 6 interrogazioni parlamentari a risposta orale e 7 a risposta scritta e 150 emendamenti, in circa quattro anni di legislatura.  La altre sue firme sono da co-firmatario. E ognuno ne pensi quel che vuole. Per inciso Emanuele Fiano è 16° posto per produttività.
Sull’uscita del Corsaro Massimo s’è detto molto ma non tutto. Lo si è definito fascista (per forza viene dal Msi) e razzista e antisemita, che poi sono tre modi per dire la stessa cosa, e si è fatto riferimento al rancore e all’odio . Nessuno però ha fatto cenno al sentimento principe che senz’altro deve agitare il Corsaro Massimo : il rammarico.

Rammarico per non essere stato in quelle squadre dotate di manganello che in dieci o più davano la caccia ai singoli. Preferibilmente disarmati. Rammarico per non aver fatto parte della banda Dumini, quella volta erano solo quattro o cinque armati di mazze, contro l’inerme Matteotti. Rammarico per non essere mai stato nominato federale, con tanto di aquila sul cappello, alla Tognazzzi. Rammarico per non essere stato nominato nella Camera dei Fasci e delle Corporazioni dove s’approvava a comando. Rammarico per non essere entrato nella redazione di “La difesa della razza”. Rammarico per non aver rastrellato donne e bambini italiani di religione ebraica da mandare ad Auschwitz-Birkenau o a Mauthausen. Che a farlo ci voleva un coraggio da leoni. Rammarico per non aver fatto da servo ai tedeschi durante la Repubblica Sociale. Rammarico per non aver riso alle battute sarcastiche di Karl Wolf, SS-Obergruppenführer e generale delle WaffenSS che si divertiva a prendere per i fondelli Pavolini ed i suoi scardellati. Forse non prova rammarico e non avrebbe voluto esserci in quel di Dongo. Ma d’altra parte anche quelli che c’erano ci capitarono per caso e avrebbero preferito trovarsi altrove.

La battuta di Mussolini su Nicola Bombacci, dotato di grande barba e folti capelli, testualmente fu: «Troppi peli per un coglione solo.» Massimo Cordaro invece è calvo ma per essere come Mussolini definiva Bombacci la tricologia non c’entra affatto.

Ps. Il Corsaro Massimo è stato anche consigliere di zona e comunale in quel di Milano, e per tre mandati consigliere della regione Lombardia da cui incasserà ordinario vitalizio oltre a quello che sta maturando da parlamentare.



lunedì 21 novembre 2016

Renzi cambia verso con De Luca

A Caserta Renzi perdona De Luca per il ritardo ma gli intima di non parlare. Renzi ha imparato ad accendere il fuoco con i bastoncini. De Luca accende il fuoco elettorale con fritture miste e giri in barca. Disprezzo per gli elettori e ironia per il premier. Elogio del clientelismo. Serracchiani, Romano, Fiano, Morani e gli altri pasdaran renziani tacciono.

De Luca Vincenzo mostra a Renzi Matteo la strada

Quando in quel di Caserta De Luca Vincenzo è arrivato tutto trafelato all’ennesima manifestazione pro riforma tenuta dal Renzi Matteo è stato accolto da un: «Vada per il ritardo, basta che non fai dichiarazioni» E questa è stata l’unica novità dell’intera manifestazione. Un bel cambio di verso. Non c’è dubbio. Finalmente si dà un pochino di concretezza a quell’impegnativo slogan perché cambiare di verso non è come dirlo.

D’altra parte in un discorso ripetitivo il giusto in cui Renzi ha raccontato per l’ennesima volta che c’è il nuovo ed il vecchio, che c’è chi vuol cambiare (lui) e chi invece no (gli altri), che lui «non  è quello che …», al posto dei puntini metteteci quello che volete che tanto va bene qualsiasi cosa e infine che tutti  ce l’hanno con lui, un guizzo di originalità ci voleva. E sentirgli parlare a De Luca in quel modo è stato un vero cambio di verso. Forse si è accorto che non sempre il De Luca fa ridere. Anche se ci si mette d’impegno.

In verità per un boyscout di provincia il cambio di verso è stato trovarsi a braccetto con un vecchio comunista, oggi ex come tanti, con la spiccata tendenza al clientelismo: «Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Ah, che cosa bella!» Certo Robert Baden-Powell questo incontro di amorosi sensi non se lo sarebbe aspettato, ma d’altra parte lui insegnava ad accendere il fuochi con i bastoncini mentre De Luca accende il sacro fuoco del renziano nuovo invitando il suo amico Franco Alfieri a raggranellare qualche voto offrendo delle fritture miste. Il che dimostra quanto siano tenuti in conto dal De Luca gli elettori campani. Gente pronta a farsi convincere a votare  questo o quello in cambio di miserie. Al confronto il comandante Lauro era un ingenuo spendaccione, regalava chili di spaghetti e scarpe, ma quella era l’epoca del boom economico. Oggi si è un po’ più tirati.

Tirati sì ma poi neanche tanto se è vero che con il suo amico De Luca il giovane Renzi, questa volta nei panni di presidente del consiglio, è stato estremamente generoso: ha dato 270 milioni di euro per Bagnoli, altri 500 per la terra dei fuochi e poi ancora 50, sempre milioni, non si sa a che titolo, ma il De Luca Vincenzo ha garantito che ci sono. E se lui dice che ci sono ci sono per davvero. E ancora 2 miliardi e 700 milioni per il Patto per la Campania. E poi promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano e via dicendo. Pare proprio che tra il Renzi ed il De Luca scorra un fiume di denaro pubblico. Ovviamente per il bene del popolo.

Però se questo è amore non è esattamente a doppio senso infatti De Luca è un pragmatico che bada al sodo: «Vi piace Renzi non vi piace Renzi a me non me ne fotte un c… » E dimostra neanche tanto tra le righe di considerare il giovin fiorentino un po’ giuggiolo e si gongola facendo l’elenco dei vari finanziamenti. Ogni voce è stata chiosata con un: «E ce li ha dati» per chiudere con un «Che vogliamo di più?» Proprio come se stesse parlando dell’amico un po’tarlucco a cui si possono spillare soldi e favori a iosa.


Anche se vedere il Renzi Matteo nella parte del fesso viene difficile considerandolo un bel furbetto. Se quei quattrini ha rilasciato con tanta facilità ci sarà, forse, magari, può essere, un vago ma senz’altro non personale o politico tornaconto. Chi mai potrebbe sospettarlo? E anche questo è un bel cambio di verso: passare dalla rottamazione delle vecchie cariatidi all’elogio del clientelismo. Che di nuovo ha proprio poco.  Naturalmente di tutto ciò Andrea Romano, Emanuele Fiano, Alessia Morani, Alessandra Moretti e quel campione di renzismo che è Ernesto Carbone non parlano. Zitta  anche la Serracchiani. Come ti sbagli.