Ciò che possiamo licenziare

venerdì 14 gennaio 2022

Si avvicinano le presidenziali: le solite comiche.

Ancora comiche nel Belpaese, ma purtroppo non sono mail quelle finali. Il canovaccio è stato scritto oltre un anno fa, ma senza considerare le evidenti implicazioni. Promesso al supernominato  un percorso di carriera strabiliante. Al solito dilettanti allo sbaraglio. Non si parla del Berlusconi Silvio.


Obtorto collo e, come cantava il Iannacci Enzo, per non essere da meno prendo un paio di minuti del mio e vostro tempo per commentare le vicende dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica ben sapendo che saranno delle comiche. Anche se sfortunatamente non saranno quelle finali. Le comiche sono iniziate più di un anno addietro quando qualche bontempone ha deciso di sloggiare l’allora inquilino di palazzo Chigi (spread al 108, attualmente 138, immaginatevi i peana se fosse il contrario) con parte dei suoi ministri. Nei mesi di trattativa, perché furono mesi e non una estemporanea telefonata nel cuor della notte, che anticiparono quella brillante, mossa furono messi a punto tutti i dettagli: raccogliere il meglio dei tecnici su piazza, figurarsi lo sforzo, comporre un governo al di là di ogni immaginazione con tutti dentro, preparare un piano stratosferico di riforme e via dicendo, convincere l’Europa tutta che Cenerentola stava per trasformarsi nella principessa e last but non least avere il Ronaldo dell’economia a capitanare la squadra. Per soprammercato, al campionissimo o supernominatissimo, è stato promesso un percorso di carriera strabiliante: prima Presidente del Consiglio poi Presidente della Repubblica e infine, di diritto, senatore a vita. Ché proporre un percorso di carriera ad un pensionato ha già un suo fascino esoterico. Il tutto puntando sul fatto che nessuno o quasi si sarebbe opposto al progetto per il timore di passare per le urne sapendo che una bella fetta degli attuali presenti diventeranno assenti e se si smetterà prima del dovuto perderanno il diritto alla pensione. Mica bruscoli. Quindi tutto liscio come l’olio? No. Altrimenti dove sta il divertimento delle comiche. Tra i tanti costituzionalisti nessuno ha pensato che non si può passare da Presidente del Consiglio a Presidente della Repubblica senza soluzione di continuità. Come dire che uno dà le dimissioni a sé stesso. Impensabile. Ma ammesso che i moderni girovaghi riescano a trovare una soluzione per questo primo intoppo si presenta il secondo: avviare un giro di consultazioni per arrivare alla definizione di un nuovo esecutivo, ma ci staranno tutti quelli dell’attuale?, e poi chi nominare Presidente del Consiglio? Senza contare che le crisi di governo si sa come iniziano, ma talvolta non come finiscono. Lo spettro delle elezioni anticipate si aggira tra i banchi del parlamento e fa più paura del comunismo. Senza contare che l’attuale simil campione deve essere eletto alla prima chiama e con percentuale bulgara altrimenti è un bagno di umiliazione. E l’ego offeso può portare a gesti estremi. Così la soluzione migliore sarà quella di sempre: che nulla cambi. E allora il superdimissionario, si pensa l’abbia detto anche al gatto del vicino, resti sul colle più alto, l’aspirante non si muova da Chigi e si vada così fino al 2023. Tanto rumore per nulla. La solita comica. Qualcuno obietterà che non s’è detto nulla della candidatura del Berlusconi Silvio. Vero. Ma non si sta già ridendo abbastanza?

Buona settimana e buona fortuna

2 commenti:

  1. Diagnosi tragicamente esatta. Manca la terapia. E soprattutto la prognosi, che si teme infausta.

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  2. Purtroppo non c'è terapia valida e sulla prognosi meglio non dire. L'uomo è quello che è.

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