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mercoledì 22 gennaio 2014

C'è tanto lavoro da fare per papa Francesco.

Nel giro di una settimana tre casi scottanti sul tavolo di papa Francesco. Si va da don Nunzio Scarano noto come “monsignor mondano” al bisticcio tra i cardinali Maraiaga e Müller sui sacramenti ai divorziati per finire al caso di suor Roxana che partorisce un bel bebè.



Monsignor Nunzio Scarano
I dossier sul tavolo di papa Francesco si stanno moltiplicando. Oltre alle tematiche a carattere planetario ci sono quelle terra a terra che, tutti i giorni e magari pure più volte al giorno, toccano la vita della gente comune. Queste sono quelle veramente difficili da gestire dato che richiedono risposte pratiche ed operative mentre per le prime, quelle planetarie, ce la si può cavare a buon mercato con un comizietto dalla finestra di san Pietro condito con un paio d'etti di sana retorica e, in più,con qualche grano di solidarietà, che nell'insalata mista della demagogia ci sta sempre bene.

Questa settimana il capo del Vaticano si trova a dover affrontare i casi del “monsignor mondano” come è stato definito don Nunzio Scarano, fa anche rima, quello del fraterno bisticcio tra il cardinale honduregno Maradiaga e quello tedesco Müller e quindi il terzo: quello della suora che ha partorito. Tutti mediaticamente eclatanti e di robusta sostanza
Il primo quindi riguarda Nunzio Scarano che si fregia(va) del titolo onorifico di Cappellano di Sua Santità la qualcosa comporta, tra l'altro, portare in giro il grado di monsignore. Che un qualche grado non lo si nega a nessuno. Lo scorso 21 gennaio il monsignore è stato arrestato, ma sono arresti domiciliari e quindi di minor peso e fatica,, ed è la seconda volta. La prima fu il 28 giugno proprio mentre si aspettava la nomina ad arcivescovo. Quella volta le sacre gerarchie se la sono cavata per un pelo. E senz'altroo qualche strillo c'è stato nelle segrete stanze così come non pochi devono essere stati i ceri accesi alla madonna.

Il dossier Scarano è particolarmente duro da disbrigare poiché si sviluppa su due filoni che, pur essendo concettualmente assai distanti e in qualche modo addirittura divergenti.,vanno a toccare pesantemente due nervi particolarmente sensibili della Chiesa. Il primo di questi riguarda il codice penale di due Stati: quello italiano e quello di oltre Tevere. Il monsignore, che ha trascorsi da funzionario di banca quindi conosce bene la materia di cui si tratta, è accusato di riciclaggio e falso in atto pubblico e, come non bastasse pare che abbia indotto parenti ed amici a dargli manforte in queste operazioni. Aveva grande abilità nello spostare denari da una parte all'altra, e qualche monetina di tanto in tanto doveva rimanergli attaccata visto che si poteva permettere di denunciare il furto di una ventina di quadri di Guttuso e De Chirico nonché apparecchiare il parco desco con sottopiatti d'argento. Pur dichiarando un reddito di un paio di decine di migliaia di euro. Stipendio da metalmeccanico. Delle proprietà immobiliari così come delle amicizie vip si tralascia qui l'elenco perché è sempre la solita zuppa. E questo per la Chiesa di Francesco, che se ne va girando con una croce di ferro sul petto, non è bello e neppure fa buona immagine. Quindi qui il problema diventa come scaricare l'ingombrante fardello facendosi il meno male possibile. 

Già, perché pensare che il maghetto della finanza facesse tutto da solo e che nessuno, nella piccola città del Vaticano dove si conoscono tutti, sapesse niente è boccone un poco difficile da digerire. Quindi forse qualche altro mattoncino della costruzione potrebbe (o dovrebbe) essere sacrificato e, come ben sanno i teorici della complessità, quando si comincia a muovere qualcosa il rischio che tutto crolli è ben alto. Quindi ora si tratta di attendere le mosse di papa Francesco che qualcosa dovrà pur fare e magari anche di poco gradevole. Ma quando ci vuole ci vuole altrimenti si perde di credibilità. Le telefonate ai calzolai van bene ogni tanto ma se son solo quelle, come ben sanno i suoi strateghi della comunicazione, perdono di efficacia.

Il secondo problema che è incluso nel dossier Scarano e tutt'affatto differente: è questione di cuore. Sì, perché il fredddo manipolatore di denaro, ama ed è riamato da oltre trent'anni. Ed è tanta, così pare, la devozione dell'amante da diventarne complice e affermare che «avevamo tutto in comune.» Quindi storia d'amore vera che tolta dal contesto malavitoso farebbe tenerezza. Ma c'è un ma. L'amante di Nunzio si chiama Luigi e pure lui è prete. Per un laico questo non è un gran problema: una storia d'amore resta una storia d'amore, a prescindere. Ma per la Chiesa? E per Francesco? Magari questo potrebbe diventare il casus belli per avviare il processo di revisione della Chiesa sulla questione della omosessualità e sulle unioni dei preti. Si tratta d'aspettare ma alla fine i nodi vengono al pettine.

Qualcosa all'interno della Chiesa si sta muovendo se due cardinali polemizzano in pubblico sulla questione dei divorziati risposati. La questione è quella di sempre: possono questi riaccostarsi ai sacramenti? Il cardinale Maradiaga, che viene dall'Honduras, dice di sì mentre Gerhard Ludwig Müller dice di no. È tedesco e per giunta teologo. E infatti l'honduregno in una intervista ad un quotidiano germanico ha dichiarato:«Penso di capirlo, è anzitutto un professore di teologia tedesco, nella sua mentalità c'è solo il vero e il falso. Perciò io dico: fratello mio, il mondo non è così, tu dovresti essere un poco più flessibile quando ascolti altre voci e non solo ascoltare e dire no.» E bravo il cardinale Maradiaga. Però attenzione oltre che dire sì bisogna fare in modo che il sì abbia risvolti pratici ed operativi. Altrimenti e come dire no.

La terza questione riguarda i fatti di Rieti. Come si sa una suora della Congregazione Piccole Discepole di Gesù ha partorito. Questa volta non c'è stato l'intervento dello spirito santo, che peraltro ha già dato, ma quello più naturale di una vecchia fiamma di gioventù. A onor del vero non deve essere stato un'incontro di travolgente passione perché,a quanto pare suor Roxana se ne è dimenticata quasi subito. Al punto che guardando la sua pancia  ingrossarsi pensava fosse la complicazione di una gastrite e quando ricoverata per i forti dolori che poi erano doglie, le hanno detto cha avrebbe partorito pare abbia esclamato: «io non posso partorire, sono una suora.» E invece anche le suore possono partorire. Non in quanto suore ma in quanto donne.  Basta pensarci un attimo e lo si capisce. Probabilmente ci arriva anche Giovanardi. Con sforzo ma ci arriva pure lui.

A bebè nato le Piccole Discepole di Gesù, che per un bel po’ di mesi non si erano accorte di nulla, chissà in che mondo vivono, si sono mostrate poco compassionevoli. Non solo non sono andate a trovare la sorella ma non hanno neanche accolto con gioia il nuovo nato che tra l’altro è stato battezzato Francesco. Hanno chiuso le porte del convento con sdegno e si sono pure un po’ arrabbiate. «Vi pare giusto che succedano cose del genere?» hanno commentato. 
Oddio verrebbe da dire: sono le cose del genere che hanno fatto grande il mondo Forse che avrebbero preferito un aborto?

Ecco qui, sì,  ci sarebbe stata bene una bella telefonata di papa Francesco. No, non a suor Roxana, che adesso suora non lo sarà più ma magari alla madre superiora del convento per rimproverarla. E magari ricordarle che nella categoria pecorelle smarrite rientrano anche le suore che partoriscono. Però questa telefonata non c'è stata. Che questa sì avrebbe fatto immagine e sostanza per davvero.



1 commento:

  1. Marco Fariello24 gennaio 2014 17:15

    Scarano vive in un appartamento di 700 metri quadri in centro a Salerno!!

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