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venerdì 29 giugno 2012

Vaticano: c'è ancora tempo? O gli serve un Matteo Renzi.


Quando il 19 aprile 2005 Joseph Aloisius Ratzinger,col nome di Benedetto XVI salì al soglio di Pietro in molti all'interno della Chiesa trassero un sospiro di sollievo. Un po' come in seguito si farà con Mario Monti.
I più tra i cattolici e non solo, pensarono che il nuovo pastore tedesco sarebbe riuscito a mettere un po' d'ordine nell'indisciplinato gregge che negli ultimi venti e più anni era venuto troppe volte agli onori della e cronaca, non sempre bianca, dei giornali di tutto il mondo. E talvolta, neanche tanto di striscio, anche in quella giudiziaria. Raccontare dello IOR o di Marcinkus o delle traversie della diocesi di New York, giusto perr dirne tre, sarebbe solo ripetitivo.
Innanzitutto di Aloisius-Benedetto rassicurava l'età: a 78 anni anche il più scavezzacollo tra gli uomini,  si suppone, abbia messo la testa a posto, figurarsi poi se uno è tedesco, prete, porporato, teologo ed è stato, forse in virtù d'essere figlio di un commissario di polizia,  anche general manager dell'ex Sant'Uffizio. Per intenderci  quell'Uffizio che nei secoli aveva particolarmente amato baloccarsi con giocattolini tipo le corde, cui appendeva i sospetti eretici per squartarli, con i fiammiferi e la paglia, ne seppero qualcosa Giordano Bruno e qualche centinaio (o forse migliaio) di donne e gatti neri, e con i manicomi, cui dovette far ricorso,  tal Tommaso Campanella per salvare la pelle. In più quel ufficetto aveva anche giurisdizione sui libri che faceva ardere con una certa frequenza e ai tempi nostri anche coi film.  Insomma l'esperienza non mancava. L'età inoltre rassicurava anche sulla durata. Meno lunga la permanenza minori le possibilità di scivoloni. In ogni direzione. E quasi di conseguenza maggiori le opportunità di sentirsi con le mani libere e non vincolato alle appiccicose cose del mondo.
E poi contrariamente al predecessore, eletto troppo giovane e con una spiccata vocazione turistica, forse perché veniva da un tetro Paese comunista, Benny lo si faceva più stanziale e quindi ancora più attento alle cose di casa. Che come noto  perché più vicine sono quelle che sfuggono con maggiore facilità all'occhio del padrone. Insomma la logica del ciabattino che manda il figlio con le scarpe sfonde.
Non da ultimo piaceva il fatto di garantire, in tempi ragionevoli e ovviamente a discrezione dell'azionista di riferimento, un certo ricambio generazionale: poteva svolgere lui il lavoro più duro, data la tempra e l'esperienza, per dare la possibilità al successore di partire in scioltezza. Che sarebbe stato un gran bel merito avendo alle spalle rampanti ultra settantenni. Poi la nazionalità: essere germanico è quasi sempre sinonimo di efficienza e talvolta, purtroppo, anche di efficacia.
Invece qualcosa non ha funzionato. Il diavolo, che forse ha fantasia mediterranea, ci deve aver messo la coda e forse anche qualcosina di più. In ballo le solite cose: soldi, intrighi, calunnie, potere una spruzzatina, ma forse il termine è riduttivo, di sesso e via dicendo (1). Gli intrecci sono così tanti che non si capisce bene chi siano i cattivi e chi i  buoni. Ammesso che ve ne siano, di buoni. I “corvi” che passano la corrispondenza (tutt'altro che candida) di Benedetto sono i buoni? Si era addirittura sospettato di Tarcisio Bertone come ispiratore dell'operazione di pulizia che però è stato quello che ha fatto promuovere monsignor Viganò alla diocesi di New York. Ovvero spedirlo lontano da Roma come se il telefono e le mail non esistessero. Metodi vecchiotti e anche un po' citrulli.
Subito allora si forma una commissione del tutto internazionale, che forse è una garanzia, l'unico italiano è, sarà un caso, il cardinal Camillo Ruini. Vecchia volpe,e non solo per l'età. Il più giovane del team che farà  le veci del ragazzino di bottega data l'anagrafe è il cardinale canadese, Marc Quellet, che ha solo 68 anni.
In tutto questo cala come l'asso di bastoni l'omelia di monsignor Becciu, sostituto della segreteria di stato, mica l'ultimo dei pivelli, anche se un tantinello giovane, 63 anni, che parlando ai seminaristi ha dato un bell'esempio di cinico pragmatismo che neanche Gordon Gekko (2): “non abbiamo tempo per rimpianti o per ripiegamenti sui nostri eventuali errori.” Terribile. Mette addirittura in forse il valore della confessione e del pentimento successivo. Forse lo fa per schivare i soliti tre-pater-ave-gloria.
Come non c'è tempo? Monsignore ma cosa combina? Proprio voi che avete dimostrato in più di un'occasione che il tempo è una variabile indipendente  se non addirittura un'impressione o un accidente del momento. Voi che siete stati per duemila anni il miglior ufficio marketing della storia dell'umanità, il prodotto adatto ad ogni segmento di mercato: dal cardinale  Ruini a don Gallo, alla teologia della liberazione. Roba da fare invidia alle multinazionali americane del largo consumo.
Vi state forse disunendo sul finale?
Non è però che con quel “non abbiamo tempo” magari intendete proprio dire che per davvero non avete più tempo.  Che l'ultima portata sia vicina?
Forse quel che vi manca è un rottamatore. Di facciata, ovviamente. Un'operazione di marketing, appunto.
Avete fatto un pensierino su Matteo Renzi? Parlatene con il vostro mezzo-conte D'Alema Massimo.
Non che sia affidabile nei suoi giudizi, questo lo sapete da voi,  ma magari anche a lui non gli spiacerebbe di cedervelo.

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(1) http://www.corriere.it/sette/12_maggio_17/2012-20-ratzinger-carte-segrete-papa_d7e35f32-a039-11e1-bef4-97346b368e73.shtml
(2) il protagoniosta del film di Oliver Stone “Wall street”

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