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| Nitto Francesco Palma |
E così Nitto Francesco
Palma ce l'ha fatta. È stato eletto presidente della commissione Giustizia del
Senato. Gli ci sono volute quattro votazioni e il soccorso di quelli di
Scelta Civica che, pur di farsi notare e dimostrare la propria esistenza, sarebbero disposti ad indossare il tutu e ballare il
tip-tap sulle punte. Che poi è quello che, alla quarta votazione,
hanno fatto con giusta e sobria diligenza. Che la sobrietà la
mettono dappertutto, come fanno le massaie con il prezzemolo.
Nitto (che è il nome)
Palma (che è il cognome) ha ottenuto tredici voti sui ventisei che
compongono la commissione. Fatto che non suona particolarmente bene.
Dei voti mancanti uno era nullo e quattro sono andati al candidato
del M5S.
Il Pd, secondo la prassi
democristiana che sta caratterizzando questo suo, si spera
brevissimo, ciclo di vita, ha destinato i suoi voti all'astensione.
Che tradotto significa che Nitto Francesco Palma non gli piace ma
che non gli va neanche di dirlo in modo forte e chiaro. Anche se lo
fanno capire, chiaramente. Hanno cioè scelto la modalità peggiore
dell'umiliare ma senza sconfiggere.
Che poi è più o
meno quello che fece
Gaio Ponzio Telesino, principe dei Sanniti, dopo aver sconfitto i
Romani nella battaglia delle Forche Caudine (seconda guerra sannitica
321 a.c.) Il proto pidiessino aveva due possibilità, come da
consiglio paterno: massacrare tutti i prigionieri o lasciarli liberi.
In questo caso avrebbero avuto la riconoscenza e l'amicizia di Roma
nell'altro le avrebbe inferto un colpo durissimo. Gaio Ponzio scelse
la terza strada, quella dell'umiliazione fece passare il militi
romani sotto i gioghi e poi li lasciò liberi. I centurioni
se la legarono al dito e tornarono più imbufaliti che mai e vinsero
la battaglia di Malevento. Che da allora si chiama Benevento.
Di
motivi per non volere Palma a quella presidenza ce ne sono parecchi.
Non perché non conosca la materia: è magistrato, uno di quelli non
comunisti, che peraltro sono tanti e, nel 1994 è stato vicecapo
gabinetto dell'allora ministro della Giustizia. Era Alfredo Biondi,
giusto a memoria dei lettori che hanno superato gli “anta”.
Quindi sotto il profilo tecnico magari c'è poco da dire. È
sotto quello politico che invece qualche dubbietto nasce e cresce.
Nitto appartiene alla categoria dei berlusconiani cosiddetti falchi, che
se lo sapessero i pennuti chiederebbero un risarcimento e quindi è
uno che ha votato tutte le leggi ad
personam più
invereconde. Poi, va da sé si è bevuta la storia della nipote. Ma
questo da quelle parti è oramai un classico. E se la memoria non
inganna è stato tra i primi ad arrivare sulle scalinate del Palazzo
di Giustizia di Milano per inscenare la patetica manifestazione
canora cui è seguita pacifica invasione del tribunale. Atto
incongruo, avrebbe detto Andreotti, per un magistrato. Così come fu
incongruo l'emendamento che presentò per il ripristino dell'immunità
parlamentare. Quasi subito ritirato. E fu incongrua oltreché anche
stucchevole la querelle
che
avviò con il ministro Riccardi ai tempi del governo Monti (1).
Riccardi
parlò di “schifo” e Nitto Francesco insieme ad altri 46 si senti
personalmente tirato in ballo. In realtà il ragionamento di Riccardi
era assai più ampio e, in qualche misura, più profondo. Altro da
dire: che è stato ministro della Giustizia ma non si ricordano danni
particolari, anche perché lo fu da fine luglio a metà novembre 2011.
Considerato che di mezzo c'era agosto sono stati soli due mesetti scarsi. E
ogni cosa richiede il suo tempo: anche le tavanate.
Come
parlamentare è alla terza legislatura e non pare avere un grande
curriculum:
nell'ultima
è stato più fuori che dentro. Il Senato. Gli piacevano le missioni
che gli hanno occupato il 74% del tempo e per un altro 9% è stato
assente. Insomma non ha gravato sulle spese della bouvette
e
sui servizi generali.
Come
presidente della commissione Giustizia forse durerà un po' di più e
questo potrebbe essere un problema sempre che quelli del Pd non si
schiariscano le idee, si diano una mossa e si decidano a fare
politica. Che in fondo. ah ricordarselo, son lì per questo.
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