Si pensa di essere furbi a cercare un alleato forte per ottenerne vantaggi con poca spesa. La storia insegna quanto l’amico di ieri si trasformi nel nemico di domani. I partiti fascisti questa lezione non l’hanno mai imparata.
Quel che stupisce a guardare con un
minimo di attenzione i partiti fascisti, ex fascisti, post fascisti, un po’
fascisti, qualinquisticamente fascisti, quasi fascisti è che nonostante il
continuo biascicare di nazione, onore, orgoglio nazionale e altra paccottiglia
patriottica (il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie, Samuel Johnson)
sono sempre disposti a fare da sgabello a qualcun altro. È
continua la ricerca dell’alleato più importante, più forte, più aggressivo.
Ogni volta pensano che il “gorilla” di turno sia in grado di raccogliere dal
ramo più alto la mela d’oro per cederla loro come grazioso omaggio. La storia,
peraltro, riporta non pochi esempi. Chi non ricorda il Mussolini Benito vagheggiante
di qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo dei vincitori, quelli veri
erano i nazisti di Hitler,per spartirsi le spoglie della Francia. Voleva la
Tunisia, la Corsica, Gibuti e chissà cos’altro. Ottenne in realtà i classici
due cocomeri e un peperone. Il vero padrone dell’alleanza aveva deciso
diversamente, senza neanche consultarlo, e quindi gli lasciava solo alcune frattaglie
di nessun peso. Il patto tuttavia era così stretto e la dipendenza, anche
psicologica, così forte da far evolvere un razzista in un feroce antisemita,
lui che aveva avuto un’amante ebrea, l’ha addirittura sgrezzato, e molti amici e
collaboratori israeliti. E così mise i suoi sgherri alla ricerca, casa per
casa, degli ebrei da consegnare alla mostruosa macchina delle SS e, per non
farsi mancare nulla trasformarli in cacciatori e torturatori di partigiani. La
fine fu ignominiosamente commentata: “ ci hanno sempre trattati come servi e
ora mi hanno anche tradito”. Emblematico e miserrimo il passaggio dal plurale dei
servi al singolare del tradito. In ogni caso: ce ne ha messo di tempo per
capirlo. La storia di suo non ha alcuna voglia di ripetersi, ma gli uomini e le
donne di scarsa memoria ci tengono ad infilarsi in situazioni già viste. Frasi
come “è un patriota e io ammiro i patrioti” stanno solo a dire di miopia e pochezza
culturale: prima o poi i due patrioti si troveranno uno di fronte all’altro,
proprio perché patrioti difensori del proprio interesse nazionale, a meno che
il più “piccolo” non si metta, o continui, a fare da sgabello. La qualità
fondamentale dello sgabello è di non avere qualità, di essere sprovvisto di opinioni, ossequiente, disposto a ogni
giravolta a sostenere l’insostenibile e con una certa propensione ad accettare
l’umiliazione e far la fine del nocciolo della ciliegia: sputato fuori.
Buon anno e buona fortuna.