Ciò che possiamo licenziare

sabato 16 gennaio 2021

Adesso che Renzi ha avuto la sua crisi che se ne fa?

 Le quinte colonne renziane nel PD non escono, ne usciranno, allo scoperto. Zingaretti farà bene a guardare in controluce le prossime candidature. Essere renziani ma non renzisti il nuovo refrain per  darsi una verginità.

 


I libri di storia minore raccontano che, nella tarda primavera del ’45, durante la liberazione di Milano, il Pajetta Giancarlo si sia seduto alla scrivania del prefetto e, preso il telefono, abbia chiamato Palmiro Togliatti. La telefonata fu breve. Il Paietta Giancarlo disse: “Compagno segretario, abbiamo occupato la Prefettura di Milano”, al che il Togliatti Palmiro, con la sua vocetta melliflua rispose: “Bravo, e adesso che te ne fai?” Poi risuonò un click. Già e adesso il bravo Renzi Matteo che se ne farà di questa crisi? Come il Pajetta trovò la prefettura vuota con cassetti rovesciati, fascicoli buttati alla rinfusa e fogli sparsi sul pavimento, così il Renzi Matteo sta scoprendo quanto sia palpabile il vuoto che gli si sta formando intorno. Difficilmente le sue quinte colonne lasciate nel PD usciranno allo scoperto. Hanno fatto timidi tentativi, ma adesso non è certo il tempo. Sanno bene che nel caso di elezioni, ora come ora, anche a chiamarsi Marcucci, Del Rio, Ascani o Morani, si corre il rischio di veder messo in discussione il posto in lista e se Zingaretti ha un minimo di sagacia dovrà soppesare e guardare ogni nome in contro luce. Non foss’altro per non fornire nuove truppe al Renzi nel caso di un suo improbabile ritorno in parlamento. D’altra parte pensare di presentarsi nel partitino renziano significa buttarsi dal decimo piano sperando di cavarsela solo con una caviglia slogata. Per cui quelli che dicono di essere stati renziani, ma non renzisti, tutti i calembour  sono buoni pur di rifarsi una verginità, se ne staranno buoni e tranquilli, almeno per un altro anno e mezzo. Tutti tengono famiglia. Poi si vedrà. E magari qualcuno della sua sparuta truppa sta pensando che “torna a casa Lesssie” non sia solo il titolo di un film. Nei prossimi giorni Conte andrà alla conta ed è molto probabile che se la caverà così come anche per il prossimo anno e mezzo. Ci sono molti denari, c’è parecchio da fare e c’è molto posto, purtroppo, per tanti per non dire per tutti. Così va il mondo. Al dunque le variazioni ottenute al piano, da nove miliardi a oltre il doppio per la sanità,  giusto per dire la più eclatante, sarebbero state ottenute anche senza tanto rumore. Con qualche buon argomento e senza andare allo scontro. Ma questa è la vita dei guasconi di quartiere, quelli così pieni di sé che non è neanche necessario mandati allo sbaraglio, ci vanno da soli.  Chissà se con questo ennesimo giro fallito il Renzi Matteo non riesca a mettere in pratica la sua promessa di tre anni fa. In fondo sognare non costa nulla. O invece non lo si troverà come indipendente in qualche lista del centrodestra. Se quelli del centrodestra saranno così boccaloni. Non si sa mai.

Buona settimana e buona fortuna.

 

1 commento:

  1. Nel senso di "volemose bene" e speriamo che accada. Ma il gatto ha sette vite e il problema è sempre lo stesso: il potere logora chi non ce l'ha. Ma nche su questo scenario c'è una novità acuita dalla pandemia: le tecnologie digitali sono lo strumento che ci obbliga ad essere servi del potere, ma è anche lo stesso strumento che ci lega in una comunità percepita di sudditi. Basterebbe che trasferissimo la capacità di relazioni del gregge che bruca l'erba resa disponibile dal pastore, per imparare a coltivarla (la microeconomia del mercato domestico) e a proteggerla (la politica partecipata dal gregge per finalità elettorali). Serve solo un po' di pecore adatte a farlo, con la capacità di informare e formare il gregge che rimane a a partecipare, per interesse misurabile, come quando si va al mercato a fare la spesa, per abitudine naturale.

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