Il miracolo operato dai servizi
sociali. Il domiciliato di Arcore vuole pulizia in politica. Nuova promessa
agli italiani: la moralità. Arriva dopo l’aumento delle pensioni, le dentiere,
i toupet ed i cateteri gratis per tutti. Presto anche il buon senso sbarcherà in
politica. La metafora del bue e l’asino.
«E il bue disse all’asino
cornuto.» Fino ad ora sembrava uno dei tanti adagi popolari trasmessi per via
orale. Di quelli di cui si conosce ben bene il significato ma che rimangono
sempre metaforici e non immediatamente riportati e riportabili alla realtà. E
quando lo sono fanno riferimento a cose piccole e semplici: liti tra moglie e
marito o, più divertente, storielle di corna tra due che coram populo si dicono coniugati con donne dai facili costumi.
Quindi questioni private e mai di pubblico e nazionale interesse. A dare una
sterzata a questo ormai liso stato di fatto ha pensato il domiciliato di
Arcore, in arte Silvio Berlusconi. E così lui ha stentoreamente dichiarato: «,basta
al marciume.» Portando la metafora a livello nazionale.
Non pochi tra i suoi si
sono preoccupati ma poi leggendo il resoconto giornalistico si sono tranquillizzati:
il loro leader faceva riferimento ai recenti fatti di Roma. E non ad altro. Che così è pure meglio. Vuole
pulizia in politica e nella vita sociale il condannato a quattro anni per frode fiscale
di cui tre coperti da indulto ed uno sanato con l’affidamento ai servizi sociali. Verrebbe
proprio da dire: il bue dice all’asino cornuto.
Voler più moralità è
giusto, anzi giustissimo. Detto e scritto senza alcuna malizia: solo chi ha
conosciuto la colpa, anche se veniale come quella della frode, sa quanto sia
bello vivere nel lindore. La qual cosa comporta la possibilità di guardarsi
allo specchio senza arrossire, anche sotto chili di cerone, e di dormire sonni
tranquilli. Magari con la papalina e la boule dell’acqua calda.
Ovviamente i giornali
tutti si sono buttati sulla ghiotta notizia e l’hanno pubblicata a caratteri di
scatola. Pochi hanno colto il vero segno
di questa affermazione che non ha nulla di politico ma fa riferimenti solo alla
sfera morale. E ancora meno sono stati quelli che, in cuor loro, si sono complimentati con il giudice che ha
trasformato un anno di vigliacca galera con i servizi sociali. Sono stati
questi a far germogliare sulle labbra del Berlusconi Silvio parole dal tanto
importante valore etico. Cesare Beccaria nell’udirle si sarà messo a ballare
nelle tomba e avrà gioito e dimostrato a quei forcaioli che vogliono pene
sempre più dure, finanche la morte, il cambiamento del pensiero di un uomo. Passare dall’avere alle
dipendenze e difendere un mafioso conclamato (Mangano) o trascorrere la vita lavorativa accanto ad un altro (Dell’Utri) e addirittura con
questo fondare un partito e poi impedire al proprio ministro dell’Interno di
commissariare un comune mafioso fino ad essere condannato per frode fiscale al diventare poi paladino della pulizia in politica, ha del miracoloso. Grazie, Cesare
Beccaria.
Ma i miracoli non
finiscono qui. È proprio grazie alla frequentazione, obbligata, dei più deboli
e svantaggiati che il cuore del più ricco degli italici si fa di burro e ne è
evidente l’influenza nel suo messaggio politico. Già perché il Berlusconi
Silvio resta in politica anche se già lo si vedeva avviato verso qualche
sperduto eremo. Rimane in politica e volge il benevolo sguardo agli anziani ed
ai poveri. Al confronto san Francesco, con le sue colombe ed i suoi lupi,
parrebbe proprio un venditore di bufale. Nel senso di fregature. O di balle. E
infatti l’uomo redento lancia il suo programma elettorale fatto di dentiere,
cateteri, toupet e pensioni minime portate fino alla strabiliante cifra di mille,
diconsi mille, euro al mese. E udite udite, per tredici mensilità. E ovviamente
giù le tasse per tutti. Lascia stare che così a guadagnarci sarebbero solo
quelli con più soldi: non tutte le ciambelle riescono col buco.
Un uomo così non può
che avere in uggia il marciume. Nella politica come nella vita sociale e
soprattutto nella sua vita privata. E, se ne ha la quasi certezza, ben di disfarebbe
di tutti i suoi averi per darli ai poveri se non fosse per i tanti figli, che
sono pezz’e core, e per gli ancor più
numerosi nipoti. E poi mai vorrebbe rubare la scena a papa Bergoglio ed al
resto del clero.
Se la piccola
frequentazione dei servizi sociali, un sola volta alla settimana, ha potuto
operare tale cambiamento perché non allungarne la permanenza a quattro o cinque
giorni? Anzi a tutta la settimana e a tempo pieno. Così finalmente si avrebbe
un politico completamente depurato, come l’acqua microfiltrata, e il governo
del Paese ne trarrebbe infinito beneficio.