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martedì 2 settembre 2014

Matteo Renzi malato di annuncite? No, portatore (sano?) di procrastinite.

Per combattere l’italica malattia chiamata infattibilità si è usato come vaccino l’annuncite che però, per troppo uso, si è trasformata in una nuova malattia. Per debellare l’annuncite e l’infattibilità si è riscoperto il  fermento prōcrāstinātiō. Il tutto sperando nella reificazione, magari a breve, del buon senso.

Tra le virtù dell’italico popolo c’è la capacità dissacrante di saper ridere di tutto, compreso delle proprie sciagure. 
Quindi figurarsi se ne poteva andare salvo il buon Matteo Renzi che per adesso grosse marachelle ancora non ne ha fatte. A parte quel divertente twitter #enricostaisereno# che però è da ascriversi più che ad altro alla categoria degli scherzi goliardici che fiorentini e pisani si scambiano da sempre. E così il buon Matteo è stato accusato di essere un portatore, non sempre sano, di annuncite. Malattia terribile di cui nessun politico è mai stato esente. Anche perché l’annuncite. sapientemente dosata ha saputo essere talvolta una medicina quasi miracolosa.

Storicamente, l’annuncite era nata come antidoto all’altra endemica malattia che attanaglia il flaccido corpaccione a forma di stivale che galleggia nel Mediterraneo il cui nome scientifico è infactibilitas (infactibilitatis)  italica.  Mentre quello volgare è infattibilità e pure ci sono diverse varianti regionali del tipo, da sud a nord: nun se pò fa oppure se po’ minga fà. Verbalizzazioni diverse ma il senso è lo stesso: non c’è trippa per i gatti.

Il morbo della infattibilità è di quelli iperattivi, tipo ebola per intendersi,  infatti si trasforma geneticamente con notevole velocità ed è capace di prendere nuova forma anche nel giro di 24/36 ore. Appena si intravvede la possibilità di far qualcosa e pare che il terreno sia sgombro ecco che il morbo si trasforma e spunta un codicillo od un diritto acquisito che ne impedisce l’attuazione. Però se nessuno lo sfrucuglia il morbo è capace di sonnecchiare e di rimanere immobile per anni. O anche per decenni.  Che poi è la sua aspirazione.

Scopritore della malattia fu il principe di un’isola microscopica che di nome fa Salina che ne parlò in un libro, pubblicato postumo, dove la diagnosticò con questa lapidaria frase: «bisogna che tutto cambi perché nulla cambi.» Non molti ne capirono immediatamente il senso anche se alcuni, gli abitanti dell’oltre Tevere per esempio, ne erano già a conoscenza da qualche migliaio d’anni. Per questo ogni loro decisione aveva tempi di attuazione così incredibilmente lunghi che poi furono definiti «tempi biblici.» Però in quella diagnosi era insita, in qualche modo, anche la terapia.

In tempi più recenti e ne accorsero anche i democristiani e in particolar modo due loro sottospecie: i dorotei e i morotei. Loro capirono che per debellare la malattia dell’infattibilità poteva essere sufficiente l’annuncio.  Pensavano questi che l’annuncio di un’idea, di un cambiamento, di una seria riforma, messo su carta col tempo e quasi senza intervento umano questa si sarebbe reificata. Quindi l’annuncio come terapia della infattibilità. Però a lungo andare la terapia si è trasformata in malattia. Combattere l’inappetenza con cibi gustosi e saporiti è giusto ma se la medicina piace troppo e l’inappetente ne assume in abbondanza si trasforma in un obeso. Ecco questo è quello che è successo alla terapia dell’annuncio: si è trasformata in annuncite.

A questo punto il buon Matteo Renzi che è giovanotto sveglio ha scovato nel suo archivio storico il fermento che cura all’annuncite. Il nome scientifico è prōcrāstinātiō (prōcrāstinātiōnis)che tradotto in italiano suona all’incirca procrastinazione. Ovvero spostare il termine per la reificazione dell’idea inoculata con l’annuncite un po’, anzi un bel po’, più in là, quasi all’infinito. Il paradigma è chiarissimo: si prenda una qualsiasi riforma, di quelle vere, per intenderci non quella farlocca sulle pensioni ma una che, per esempio faccia pagare le tasse secondo i reali redditi, la si ponga al centro del parlamento e la si fissi intensamente: si reificherà. Quando? Col tempo, Non saranno cento giorni ma forse mille e quasi sicuramente quando questi saranno passati si scoprirà che prima di dire che la cosa non ha funzionato occorrerà ancora un po’ di tempo. Solo passato il tempo definito: 100, 1.000, 10.000 o 100.000 si potrà criticare se l’esperimento non è andato a buon fine. Ovviamente potranno criticare solo quelli che ci saranno ancora. Beati loro.

Probabilmente questo è quello che pensava anche il comandante Schettino: come si fa a dire che la nave affonda se non la si vede effettivamente affondare? Per questo stava tranquillamente su una scialuppa e osservava.


E poi c’è l’esempio storico di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore che sfiancò i nemici senza mai fare battaglie ma solo con la guerrilla. Quindi auspicando ogni bene festeggiamo Matteo Renzi Procrastinator e attendiamo fiduciosi il giorno di poi del mese di mai.