Per
combattere l’italica malattia chiamata infattibilità si è usato come vaccino l’annuncite
che però, per troppo uso, si è trasformata in una nuova malattia. Per debellare
l’annuncite e l’infattibilità si è riscoperto il fermento prōcrāstinātiō. Il tutto sperando
nella reificazione, magari a breve, del buon senso.
Tra le virtù dell’italico
popolo c’è la capacità dissacrante di saper ridere di tutto, compreso delle
proprie sciagure.
Quindi figurarsi se ne poteva andare salvo il buon Matteo
Renzi che per adesso grosse marachelle ancora non ne ha fatte. A parte quel
divertente twitter #enricostaisereno# che però è da ascriversi più che ad altro
alla categoria degli scherzi goliardici che fiorentini e pisani si scambiano da
sempre. E così il buon Matteo è stato accusato di essere un portatore, non
sempre sano, di annuncite. Malattia
terribile di cui nessun politico è mai stato esente. Anche perché l’annuncite. sapientemente dosata ha saputo
essere talvolta una medicina quasi miracolosa.
Storicamente, l’annuncite era nata come antidoto all’altra
endemica malattia che attanaglia il flaccido corpaccione a forma di stivale che
galleggia nel Mediterraneo il cui nome scientifico è infactibilitas (infactibilitatis) italica. Mentre quello volgare è infattibilità e pure ci
sono diverse varianti regionali del tipo, da sud a nord: nun se pò fa oppure se po’ minga
fà. Verbalizzazioni diverse ma il senso è lo stesso: non c’è trippa per i
gatti.
Il morbo della infattibilità è di quelli iperattivi,
tipo ebola per intendersi, infatti si
trasforma geneticamente con notevole velocità ed è capace di prendere nuova
forma anche nel giro di 24/36 ore. Appena si intravvede la possibilità di far
qualcosa e pare che il terreno sia sgombro ecco che il morbo si trasforma e
spunta un codicillo od un diritto acquisito che ne impedisce l’attuazione. Però
se nessuno lo sfrucuglia il morbo è capace di sonnecchiare e di rimanere
immobile per anni. O anche per decenni. Che
poi è la sua aspirazione.
Scopritore della malattia
fu il principe di un’isola microscopica che di nome fa Salina che ne parlò in
un libro, pubblicato postumo, dove la diagnosticò con questa lapidaria frase: «bisogna
che tutto cambi perché nulla cambi.» Non molti ne capirono immediatamente il
senso anche se alcuni, gli abitanti dell’oltre Tevere per esempio, ne erano già
a conoscenza da qualche migliaio d’anni. Per questo ogni loro decisione aveva
tempi di attuazione così incredibilmente lunghi che poi furono definiti «tempi
biblici.» Però in quella diagnosi era insita, in qualche modo, anche la
terapia.
In tempi più recenti e
ne accorsero anche i democristiani e in particolar modo due loro sottospecie: i
dorotei e i morotei. Loro capirono che per debellare la malattia dell’infattibilità poteva essere sufficiente l’annuncio. Pensavano questi che l’annuncio di un’idea,
di un cambiamento, di una seria riforma, messo su carta col tempo e quasi senza
intervento umano questa si sarebbe reificata. Quindi l’annuncio come terapia della infattibilità. Però a lungo andare la
terapia si è trasformata in malattia. Combattere l’inappetenza con cibi gustosi
e saporiti è giusto ma se la medicina piace troppo e l’inappetente ne assume in
abbondanza si trasforma in un obeso. Ecco questo è quello che è successo alla
terapia dell’annuncio: si è trasformata in annuncite.
A questo punto il buon
Matteo Renzi che è giovanotto sveglio ha scovato nel suo archivio storico il
fermento che cura all’annuncite. Il
nome scientifico è prōcrāstinātiō (prōcrāstinātiōnis)che
tradotto in italiano suona all’incirca procrastinazione. Ovvero spostare il termine
per la reificazione dell’idea inoculata con l’annuncite un po’, anzi un bel po’, più in là, quasi all’infinito.
Il paradigma è chiarissimo: si prenda una qualsiasi riforma, di quelle vere,
per intenderci non quella farlocca sulle pensioni ma una che, per esempio
faccia pagare le tasse secondo i reali redditi, la si ponga al centro del
parlamento e la si fissi intensamente: si reificherà. Quando? Col tempo, Non
saranno cento giorni ma forse mille e quasi sicuramente quando questi saranno
passati si scoprirà che prima di dire che la cosa non ha funzionato occorrerà ancora un po’ di tempo. Solo passato il tempo definito: 100, 1.000, 10.000 o
100.000 si potrà criticare se l’esperimento non è andato a buon fine. Ovviamente
potranno criticare solo quelli che ci saranno ancora. Beati loro.
Probabilmente questo è
quello che pensava anche il comandante Schettino: come si fa a dire che la nave
affonda se non la si vede effettivamente affondare? Per questo stava tranquillamente
su una scialuppa e osservava.
E poi c’è l’esempio
storico di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore che sfiancò i nemici senza
mai fare battaglie ma solo con la guerrilla. Quindi auspicando ogni bene
festeggiamo Matteo Renzi Procrastinator e attendiamo fiduciosi il giorno di poi
del mese di mai.