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domenica 9 giugno 2013

Gay Pride a Palermo. Gianfranco Micciché: l'omosessualità è innaturale

Gianfranco Micciché a La Zanzara prima dice che del tema dell'omosessualità non gli importa nulla. Poi sostiene che è innaturale ma che se due stanno insieme gli vanno garantiti diritti. A capirlo si fa fatica. Ma tant'è.

Gianfranco Micciché dopo la nomina ringrazia
Marcello Dell'Utri . Chissà perché.

E così Gianfranco Micciché, viceministro alla Pubblica amministrazione e semplificazione, solleticato da Giuseppe Cruciani e Davis Parenzo, che sono due birbaccioni, alla fine e dopo non pochi traccheggiamenti l'ha detto: «l'omosessualità è innaturale.» 
Ah, meno male. Più semplice di così.
Si sentiva la mancanza di tale profonda considerazione proveniente da sì alto e immacolato pulpito. 

In prima battuta aveva cercato di scansare la risposta dicendo che «Non vado al Gay Pride a Palermo, ci vanno quelli a cui piace, a me non piace, non mi diverto. Non fanno niente di male a sfilare, se c'è gente che si bacia per strada non me ne frega niente. Ma sono cose schierate di cui non me ne frega niente. E' tutta demagogia.» 
Poi l'ha detto:  «l'omosessualità è innaturale.»

Considerazione unica, peraltro, nel panorama politico italiano, tanto da lasciare i più stupiti e a bocca aperta. Alcuni, anche dentro i palazzi degli eletti, che proprio perché eletti, sono il meglio del meglio della nazione. Personaggi come Carlo Giovanardi o Paola Binetti o Silvio Berlusconi stesso mai erano giunti a tanto: battutine sì, magari qualche accenno allo schifo, ma nulla di così categorico.
Qualcuno, in passato ma un passato molto molto lontano timidamente, aveva supposto che l'omosessualità fosse una malattia e, come tale curabile. Con il che si significava che dopo un certo periodo di malessere si tornasse alla normalità immunizzati da possibili  ricadute. Un fatto per così dire estemporaneo e di breve durata.

Si racconta, negli annali della repubblica che, le anime più belle di quella che fu una democrazia cristiana,  paragonassero  l'omosessualità ad alcune malattie esantematiche come il morbillo anche se più spesso il raffronto era alla parotite, volgarmente detta orecchioni. Forse il riferimento a quest'ultima era dovuta ad una certa attinenza tra un suo irregolare decorso e certe complicazioni con la sfera sessuale . E quindi essendo l'omosessualità considerata una malattia doveva necessariamente esserci anche un preciso antidoto, che però non è mai stato trovato. Pure se gli esperimenti furono moltissimi e non pochi privi di ingegno.  Qualcuno aveva pensato a decotti a base di ali di pipistrello con code di topo bollite in brodi di scorpione, coi quali fare lunghi pediluvi. Ma non funzionò e così pipistrelli e compagni tirarono un sospiro di sollievo . Altri avevano proposto più prosaicamente a soluzioni di acqua e sapone con cui fare gargarismi almeno cinque volte al giorno, poi ridotte a tre per motivi di praticità. E pare che da questa usanza sia venuta in seguito l'abitudine di lavarsi i denti dopo i tre pasti principali. Qualcun altro aveva ipotizzato impacchi di menta sotto le ascelle. Ci fu chi per errore ne assaggiò il sapore portandosi le dita alla bocca e allora nacque il the alla menta. Infine, ma ebbe pochissimo seguito,  fu suggerito l'uso del cilicio ma l'attrezzo oltre che di difficile gestione tendeva a sformare gli abiti e a bucare le canottiere. Per cui dopo qualche tempo l'umanità decise che si poteva «far l'amore ognuno come gli va.»  E nessuno affrontò più la questione.

Per questo motivo le dichiarazioni del viceministro Gianfranco Micciché hanno lasciato perplessa sia la comunità scientifica sia quella filosofica. Nessuno prima di lui aveva mai pensato e neppure osato dire che: «l'omosessualità è innaturale.» Affermazione che sotto il profilo filosofico si presta a non poche interpretazioni e può addirittura rappresentare un ossimoro: se una cosa è innaturale vuol dire che è fuori dalla natura. 
Ma poiché la natura rappresenta l'esistente, essere fuori dalla natura significa essere nel non esistente. Quindi nella sfera del non essere. Dunque, per conseguenza logica, se l'omosessualità è innaturale, fuori dalla natura e nella sfera del non essere vuol dire che non esiste. Panico. 
Anche in Vaticano. Che così gli viene a mancare un peccato abbastanza gettonato.
Rimedia però quasi subito il viceministro aggiungendo:«Il matrimonio è innaturale, non credo che alla gente interessi molto. Però se due si vogliono mettere insieme è giusto che vengano garantiti certi diritti.» È il buonismo che lo frega e mette chi lo ascolta nei guai. E quindi?

E quindi ci vuole pazienza perché essere sotto gli influssi della semplificazione, che nel Belpaese è merce rara e non solo di quella oltre che pericolosa dipendenza può provocare confusione ed euforia.
Che senz'altro nessuna delle due, confusione ed euforia, mancherà a Palermo durante il Gay Pride. 
Buon divertimento e tanti auguri.