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venerdì 3 ottobre 2014

Diego Della Valle parla bene ma come razzola?

La sua azienda va alla grande, conosce bene il mondo degli affari. Quando è entrato nei salotti buoni ha contestato i vecchi residenti. Con Italo perde soldi ma le FFSS non si sono comportate come gentiluomini inglesi- Ha amicizie varie e inimicizie molteplici. Nel Paese più dadaista del mondo c’è posto anche per lui.

Ormai è qualche tempo, dal 1994, che Diego Della Valle gironzola nei dintorni della politica quindi le sue presenze televisive, che nelle ultime settimane si sono intensificate, non devono suonare di sorpresa per alcuno. Di lui si dice che dopo essere stato elettore del partito repubblicano sia stato incantato da Berlusconi, ma fu fascinazione di breve durata. Pare che già dopo un paio d’anni fosse deluso dal domiciliato d’Arcore e decidesse di muoversi per altri lidi. La cosa di per sé fa già salire la colonna delle positività di almeno un paio di punti.

Da quel che dice sembra uomo di buon senso piuttosto che partigiano di una parte (sinistra) piuttosto che dell’altra (destra). Con un po’ di civetteria si definisce ciabattino e non gli dispiace ricordare d’essere figlio e nipote di operai e quindi qualche ricordo, foss’anche lontano, di cosa si debba fare per arrivare alla fine del mese deve averlo mantenuto. E forse per lo stesso motivo pare che conosca bene i disagi dei pendolari che spesso cita. Indubbiamente è uomo che sa far funzionare la sua azienda e oltre alla produzione conosce bene il mondo degli affari. Ammette che star fuori da certe stanze non aiuta il business e per questo, alla fine degli anni novanta, acquistò quote di Banca Nazionale del Lavoro ed entrò nel consiglio d’amministrazione della Comit, poi in Mediobanca e quindi in Rcs. Senza voler dimenticare la Fiorentina. Una squadra di calcio fa status anche se, dopo i primi incontri, la compagnia non gli deve essere piaciuta molto e ha passato la mano al fratello.  Ma d’altra parte non sempre si possono scegliere i vicini.

Dovunque è stato ha svolto la parte del contestatore del sistema esistente. Essendo del ’53 gli deve essere rimasta attaccata qualche scoria del tardo ’68. Comunque a dare un’occhiata anche superficiale al sistema economico-finanziario italiano vien difficile dargli torto. Dopodiché lui avrà i suoi obiettivi, tutti legittimi e retti, si immagina, ma al momento non sono questi in discussione. Li si analizzerà a tempo debito.

Oltre che ai salotti sedicenti buoni della finanza italica si è dato da fare sul campo sia in Italia che negli Usa. Ha fondato un fondo di investimento dedicato al lusso (Charme), ha partecipazioni in molte aziende: Piaggio, Bialetti, Ferrari (e bisognerà vedere per quanto ancora) e Cinecittà. Negli Usa ha comprato e venduto quote di Saks Fifth Avenue. E pare abbia sempre guadagnato dalle sue operazioni. L’unica che gli va in perdita è Italo, la compagnia ferroviaria. Ma ad onor del vero sono da dire due cose. La prima è che Italo corre solo sulle tratte ricche e non si occupa affatto dei percorsi dei pendolari. E questo lascia un po’ di amaro. La seconda e che  le FFSS gli hanno creato un sacco di problemi e, per dirla come va detta, non si sono comportate come dei gentiluomini inglesi. Ma d’altra parte Mauro Moretti non ha mai preteso di esserlo. Oltre a tutto viene dalla Cgil.

Qualche volta ha detto di non essere contro la patrimoniale, se fatta con equità, talaltra ha confermato che le tasse dovrebbero essere pagate secondo i propri redditi. Non è una gran novità ma detta da un miliardario suona meglio.  

Le sue amicizie sono varie: da Luca Cordero di Montezemolo a Luigi Abete a Clemente Mastella e , forse, D'Alema Massimo. Non sono proprio la stessa cosa ma lui che li conosce di persona vi ha trovato del buono. Magari un giorno dirà dove stà. I nemici invece, come capita a molti, sono tanti: Marchionne, da sempre, poi Elkan John, che lui chiama Yaki, Berlusconi, Verdini e poi Renzi e poi il già citato Moretti. Quelli di seconda schiera non sono considerati.

Accusa Renzi di aver fatto tonnellate di promesse mentre i fatti conclusi si pesano ad etti. E anche qui dargli torto viene difficile. A sentire i beni informati starebbe pensando ad un governo fatto solo da esperti che non vuol dire tecnici. Di quelli ne ha avuto abbastanza anche lui. Il suo nuovo slogan è: «questa non è l’ultima spiaggia.» Che tradotto significa: «ci sono alternative a Renzi (ed io sono una di quelle. Se non l'unica.).» 

A questo punto restano due interrogativi: come fa ha racimolare i voti per governare e poi quali sono i suoi esperti. Dopodiché nel paese più dadaista che c’è una chance la si può dare anche a lui. Che un conto è parlare un altro è razzolare.