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giovedì 8 settembre 2016

Le oche del Campidoglio e i polli del direttorio

Il Campidoglio fu salvato dalle oche nobili pennuti simbolo di coraggio, fedeltà, lavoro di squadra, fiducia, amicizia, rinascita. Se una di quelle che salvò Roma si reincarnasse nei giorni nostri sarebbe un bel guadagno. È da polli, nel senso di gonzi, sapendo di vincere non prepararsi per tempo. Il termine oca è bisex, solo a Bologna per i maschi si usa ocarotto
La Sindaca di Roma V.Raggi  Di Maio del direttorio 

 Non si sa se sia storia vera o solo leggenda, ma ben 2.406 anni addietro Roma fu salvata dalle oche. Era il 390 a.c. e l’Urbe era cinta d’assedio dai Galli Senoni, celti trapiantati nelle Marche, comandati  da tal Brenno. Per interdeci quello che disse «Vae victis! (guai ai vinti!)» Furono le grida delle oche a svegliare i difensori della futura città eterna asserragliati nel colle del Campidoglio. Le oche a quell’epoca erano molto considerate, si pensava fossero le intermediarie tra gli umani e il mondo superiore, quello di mezzo non era stato ancora inventato e di Buzzi e Carminati non c’era neppure l’ombra, ed erano, le oche, sacre a Giunone. Solo per questo gli assediati non se le erano pappate dopo giorni e giorni di digiuno.
D’altra parte le caratteristiche delle oche sono molto interessanti. Come noto migrano da nord a sud per svernare e se durante il viaggio una di loro rimane ferita e si attarda un’altra uscirà dallo stormo e le starà accanto fino a quando la malata non guarirà o morirà. Non a caso in molte culture le oche rappresentano simbolicamente il coraggio, la fedeltà, il lavoro di squadra, la fiducia, l’amicizia e la determinazione. E come tutto ciò non bastasse l’oca era considerata l’uccello solare associato alla vita, alla creazione e alla rinascita.
Ecco, appunto, la rinascita. Deve essere stato per voglia di rinascita del Campidoglio (sinonimo del Comume di Roma) a spingere i romani a dare alla vincitrice delle elezioni dello scorso giugno una percentuale di voti quasi bulgara. Magari pensavano di mandare in Campidoglio la reincarnazione di una di quelle oche di duemila e briscola anni addietro fatte di coraggio, fedeltà, lavoro di squadra ecc, Perché anche adesso il Campidoglio è assediato, non dai Senoni di Brenno, ma dai nuovi barbari che si chiamano speculatori, mafiosi, intrallazzatori, affaristi e via delinquendo. È assediato il Campidoglio anche da forze politiche le più diverse che nel corso dei decenni di quella simpatica cittadina zeppa di pietre antiche e con una straordinaria famigliarità con gli intrighi ne hanno fatto il monumento vivente all’inefficienza. A Roma non funziona nulla. Non funziona la metropolitana , non funziona la nettezza urbana, non funzionano gli autobus, non funziona la circolazione, non funzionano gli uffici pubblici, il pronto soccorso e via di seguito.  Molti di questi non funzionamenti si sono trasferiti anche in altre città, ma questo è un altro discorso.
Diciannove i sindaci dal 1945 ad oggi che, chi più chi meno, hanno reso Roma quale è adesso. Sono stati di centro, fino al 1962, di centro sinistra (Dc, Psi, Psdi, Pri) fino al al 1976 e poi di sinistra (Pci e Psi) fino al 1985 e quindi ancora di centro sinistra fino al 1993 quando inizia l’era Rutelli seguita da Veltroni e poi Alemanno e Marino. Che quindi se le origini dei danni sono trentennali è facile dargli un nome ed un cognome. Senza più quelle camarille e quei buchi di bilancio e quel tanto apparire e quella minima sostanza anche a far poco si può fare un figurone devono aver pensato i romani: «Saran le oche del Campidoglio a salvarci.»
Hanno dimenticato però i romani che nel tempo, non si sa con precisione quando, il termine oca, almeno in Italia, non rappresenta più le meraviglie di cui sopra. Anzi è diventato simbolo di dabbenaggine e poca, anzi pchissima, acutezza. D’altra parte solo la dabbenaggine può far pensare di nascondere un fatto che per sua definizione è destinato, nel breve, a diventare pubblico. Le bugie hanno le gambe corte dicevano i nonni. Così come è dabbenaggine mettersi in squadra uno che fino all’altro ieri giocava con gli avversari della peggior specie o prendersi come compagni di strada personaggi men che cristallini o pensare di assegnare compensi ben sopra alla media quando i propri parlamentari lo stipendio se lo tagliano. Tanto per dirne alcune.
Il pollo invece è sempre stato pollo, cioè poco furbo. E per questo, che è da polli,  non da batteria ma da direttorio, avendo tutte le evidenze di una vittoria annunciata non mettersi al lavoro per dare una mano a costruire una squadra di competenti, magari inattaccabili e che, così, per sfiizio condividano anche la linea politica del vincitore  e le cose che sono da farsi. Perché la gioventù è bella ma non una malattia e la storia è piena di giovani che han saputo ben fare. L’inesperienza fa danni solo quando sta ben lontana dal buon senso.
Una precisazione: con oca si definiscono sia le femmine che i maschi del nobile pennuto. Il termine oca, nella sua accezione moderno, è quindi bisex. Solo dalle parti di Bologna si usa “ocarotto” per indicare un maschio, non necessariamente caucasico, non particolarmente sveglio. 

2 commenti:

  1. Le oche sono un pretesto, l'ho capito. Ma a Siena "Oca" è simbolo di vittoria. Di saggezza. Di vera e riconosciuta superiorità. S'è sempre comandato e sempre si comanda. Siamo di Fontebranda e paura non se n'ha.

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  2. Andreotti Roberto .10 settembre 2016 21:42

    Non fa una piega.....

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