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sabato 15 agosto 2020

I Miser ... Abili

 Una volta si nasceva signori oggi indecenti e miserabili. Politici, nazionali e locali, il 30% di imprenditori truffaldini e tante partite IVA hanno chiesto senza bisogno. L’Alighieri aveva ideato belle pene per loro. Peccato non si possano adottare ai tempi nostri. 

                                                    

 

«Signori si nasce e io, modestamente lo nacqui» diceva Totò, in arte Principe Antonio de Curtis di Bisanzio. E lui signore lo era per davvero, almeno a sentire i racconti dei tanti che bussarono alla sua porta e se ne tornarono a casa con in mano la diecimila lire.  E quelli erano tempi in cui con la diecimila lire si risolveva la questione pranzo e cena per un bel po’ di tempo. Da alcuni giorni s’è conclamato un altro detto: indecenti si nasce e, disgraziatamente per noi, molti lo nacquero. Non che ci fosse bisogno di questo scaldaletto da quattro soldi dei tre o cinque o quanti siano parlamentari ingordi di denaro pubblico cui vanno aggiunti una buona fetta di quei tremila, duemila o quanti siano amministratori locali che si sono messi in fila per raccogliere nei tre mesi quei duemiladuecento euro stanziati per dare una mano a chi effettivamente ne aveva bisogno. E neppure c’era la necessità di sapere che il 30% della Cassa Integrazione Guadagni è stata richiesta e a quanto pare erogata a imprese che non ne avevano diritto. Senza contare quelle furbette, adesso si usa chiamare così i truffatori, che hanno continuato a far lavorare i loro dipendenti dichiarandoli assenti. E poi ci sono tutti quei simpatici compatrioti, forse decine o centinaia di migliaia o più ancora, che pur non avendone assolutamente bisogno hanno incassato il bonus giustificandosi col dire: «se li danno perché non prenderli».  Con ciò dimostrando grassa ignoranza, non sapendo cogliere la differenza tra chiedere e dare. Miserabili, Victor Hugo ci perdonerà, l’appropriazione indebita del titolo del suo capolavoro.

A parziale giustificazione di questi miserrimi individui, che a scusarli per intero non riesce neppure al più paraculo dei politici,  si dice che in fondo nulla hanno fatto di illegale e che il vulnus sta nella legge sottointendendo, neppur troppo velatamente, che l’occasione fa l’uomo ladro. Omettendo però di aggiungere che ladri bisogna esserlo dentro altrimenti l’occasione di suo non funziona. E tralasciamo le scuse accampate da molti furbetti, penose: il commercialista, la moglie, la beneficenza, l’albergo chiuso, eccetra eccetra. È peggio il tacon del buso. Con ciò dimostrando la pochezza intellettuale di questi miserabili che adesso si affrettano a restituire. Per loro ci vorrebbe la lettera scarlatta. Il Governo si è giustificato dicendo che c’era fretta di sostenere famiglie ed economia e quindi non hanno posto limiti. Giustificazione puerile oltre il lecito ché, se fossero stati posti limiti e  magari sanzioni le domande da vidimare sarebbero state molte molte di meno e quindi il lavoro avrebbe potuto svolgersi più speditamente.  Balla sesquipedale dunque, dato che l’Italia è il secondo Paese al mondo per risparmio delle famiglie e il primo, giusto per qualche centinaia di miliardi all’anno, per evasione, elusione e lavoro nero. In altre parole, a parte casi veri, facilmente quantificabili, tutti gli altri avrebbero potuto tranquillamente andare avanti per qualche mese senza fatica. Così come dire che un’azienda che non fattura per trenta giorni sia al collasso significa dire che è un’azienda decotta.

La ragione vera di tanta fretta e di tanta generosità è da ricercarsi nella paura. Paura che demagoghi di basso cabotaggio alla Salvini, alla Meloni e alla Berlusconi, avrebbero cavalcato la tigre e allora si dia fondo alle regalie. La politica del tanto peggio tanto meglio nel breve paga sempre. E il peggio arriverà, non c’è che da aspettare.

L’Alighieri Dante nella sua Commedia, quella che viviamo quotidianamente è ben poco divina, aveva già individuato pene per gli ingordi e i ladri, categorie contigue. Ha condannato i primi a rotolarsi nel fango e i secondi a vivere in mezzo ai serpenti con le mani legate dai viscidi rettili. Non male. Soprattutto se queste pene potessero essere applicate ai giorni nostri. Con un unico aggiustamento: sostituire il fango con una materia prima più confacente ad entrambe le categorie.

Buona settimana e buona fortuna.

lunedì 2 dicembre 2013

I cittadini sono meglio dei politici?

L'aspirazione ad imitare il poverello di Assisi è tanta ma non a tutti riesce bene. A 2.500, su 8.000 controlati, la povertà stava stretta e gli hanno scoperto automobili di lusso, ville con piscina e proprietà immobiliari oltre che conti in banca decisamente paffutelli. Forse allora i politici sono lo specchio della società civile.



Oltre 2 miliardi di € il costo delle truffe allo Stato
Uno dei mantra che si è soliti sentire è che i politici, questi politici, che ora siedono in Parlamento, ma non solo loro, non rappresentano la società civile.
 La tesi è accattivante anche perché a nessuno piace essere accostato a quella parte di deputati e senatori o consiglieri del Piemonte o del Lazio o della Lombardia (gestione Formigoni, per quella Maroni tutto bene. Almeno per ora) o dell'Emilia Romagna, giusto per citare i più rappresentativi. Poiché in verità, a voler essere pignoli si dovrebbe dire che su 20 parlamentini regionali 16 hanno propri rappresentanti sotto accusa per disinvolto uso di denaro pubblico. Per dirla con simpatica metafora. Il natale si avvicina etocca essere buoni.

No, ad essere accostati con quelli che hanno il dono dell'ubiquità (riescono a pranzare contemporaneamente in due ristoranti che distano centinaia di chilometri l'uno dall'altro) o frequentano mafiosi o si fanno corrompere per concedere appalti et similia, o quelli che vogliono il rimborso del caffè (pezzenti) o della sauna (pezzenti al cubo) all'italiano medio proprio non piace. Anche perché son cose così vergognose, un po' da ladri di polli e un po' da arrampicatori sociali che cercano di togliersi le croste di dosso, da mettere in imbarazzo chiunque abbia un po' d'amor proprio e qualche briciolo di dignità. Per non dire di senso morale o addirittura dello Stato. Se questo è quel che fanno i politici, solo un parte dei politici ben inteso, quelli che son stati beccati, il resto degli italiani che fa?


Bhè, come non tutti i politici son candidi (eufemismo) così neanche tutti gli italiani lo sono.
Oddio è certo che lo Stato nelle sue varie accezioni (comune, fisco, catasto, università, asl, tanto per ricordarne alcune) una bella mano a chi vuol fare il furbo di sicuro la dà. Non accorgersi, in una piccola cittadina, di una qualche decina di immobili ancorché non accatastati è un po' da citrulli (eufemismo) e se poi a chi possiede quei beni al sole, che proprio perché tali son noti e visibili a tutti, si concedono benefici sociali (assegno di accompagnamento e pensione e rimborso delle tasse universitarie del figlio) significa essere citrulli al cubo (eufemismo). Così come vien difficile pensare che chi abita in una zona esclusiva d'una qualsiasi città possa aver diritto all'esenzione delle tasse universitarie. Basta una semplice verifica sull'indirizzo della famiglia e il trucchetto è presto scoperto. Però per farlo ci vuole un minimo di ben d'intelletto o anche più semplicemente di attenzione e, se si vuole esagerare, la voglia di far bene il proprio lavoro. La domanda è quanti ce l'hanno questa voglia?


In fondo il truffatore fa il suo mestiere che, per l'appunto, è quello di truffare come per i piccioni è quello di lordare le panchine del parco. Mica ce la si può prendere con i piccioni se fanno il loro mestiere e pure con coscienza, no? Mentre con i truffatori sì che ce la si può prendere e se chi deve controllare non è tarlucco (e questo è un bel dubbio amletico) il gioco è presto scoperto. Perché pensare che tutti i controllori siano conniventi fa male al cuore e al fegato ancor prima che alla ragione. Anche se poi si scopre che i dipendenti pubblici denunciati per azioni poco consone al ruolo (eufemismo) son ben 5.000. Ad oggi. Che se per avventura si va avanti con le indagini, e soprattutto se il governo non taglierà i fondi alla Guardia di Finanza come ha già fatto con la polizia i tribunali e le carceri, il numero senza dubbio è destinato ad aumentare.


Dalle recenti indagini della Guardia di Finanza è emerso che su 8.000 controlli effettuati ben 2.500 che si dichiaravano poveri, non lo erano affatto. E' certo che l'aspirazione e la voglia di imitare il poverello di Assisi è tanta ma è altrettanto vero che non a tutti riesce bene e qualche proprietà, per incidente, gli rimane tra le dita. Ciò che colpisce nella statistica presentata dalle fimme gialle non è tanto il numero in assoluto degli evasori o dei truffatori, senz'altro ragguardevole, quanto la percentuale tra controllati e scoperti: oltre il 30%. Al confronto i parlamentari, solo l'11% è indagato, ci fan quasi la figura delle verginelle. Almeno di spirito.
Anche se poi verrebbe la voglia di capire come possono stare in piedi talune fondazioni di politici che spesso hanno sedi prestigiose e quindi costose (ancorché ottenute a prezzi di favore da banche o assicurazioni, che pure questo con l'agire cristallino c'entra poco) e pletorici comitati direttivi composti da famose personalità e magari, per salvare le apparenze, pure di prestigiosi organismi di controllo: che in quei “santuari” vien difficile pensare che ci si entri per far beneficenza e neppure per salvarsi l'anima.
Allora forse val la pena di riconsiderare l'assioma di partenza: la società civile è il brodo di coltura di questi politici, a tutti i livelli, che lì guazzano con agio e disinvoltura. La società civile, dunque, è ben rappresentata negli organi politici. Purtroppo.