Puntuale come la polemica sul caro libri d’autunno, l’influenza d’inverno, il raffreddore da fieno di primavera e le zanzare d’estate ecco uscire la solita esilerante intervista al semi-conte Massimo D’Alema*.
A fare da spalla Dario Di Vico, già apprezzato per ben altri servizi giornalistici.
Questa volta Massimo l’intelligente – anche noi viviamo di luoghi comuni - ha deciso di fare ll’imitazione di Crozza che imita Montezemolo.(http://youtu.be/zEtf5xE3tko )
Già, oramai le batture dei comici hanno sapore di cose serie rispetto ai triti non-sense dei politici. Neanche fossero Lewis Carroll che, potendo, senz’altro prenderebbe appunti.
L’attacco dell’intervista è degno del miglior Crozza.
L’ex barcarolo e attuale viticultore D’Alema parte con uno scattante“tocca alle opposizioni sbloccare la situazione avanzando una proposta che già dall’annuncio possa accelerare il mutamento” che poi doppia con una strambata (termine marinaro che il Massimo dovrebbe capire non foss’altro che per averlo letto nel manuale delle giovani marmotte) del tipo “occorre un consenso largo, un’alleanza tra progressiste e moderati, un progetto capace di guidare il Paese almeno per una legislatura di grandi riforme e di ricostruzione.”
Ma è bellissimo, viene voglia di gridare per poi aggiungere: che avrà voluto dire? Neanche al Cappellaio Matto sarebbe riuscito in simile ragionamento. Per chiamarlo ragionamento.
E qui ci saremmo aspettati che l’implacabile Di Vico incalzasse con un : “Come? Quando?”
Ma non l’ha fatto. Evidentemente è animato dall’ autentico e caritatevole spirito cristiano che impedisce di infierire sugli inermi e sui mezzi conti della Città del Vaticano.
E inoltre De Vico sa bene che D’Alema, al contrario di Montezemolo, una Emma nel motore non ce l’ha proprio. Si adatta a far da solo. E si vede.
Scatenato nel suo eloquio il Massimo – ben disegnato da Mastroianni che ce lo presenta con sguardo arcigno, bocca piegata al basso e un inutile (come lui del resto) fogliettino tra le mani – prosegue e dice: “non sono contrario, come è noto, (chissà a chi dovrebbe essere noto) ad accelerare la riforma previdenziale del sistema contributivo.”
Infatti nessuno con una pensione da nababbo,ops, si voleva dire da parlamentare, che per anni ha fatto pranzo e cena con una manciata di euro sarebbe contrario al taglio delle pensioni degli altri.
Poi il mezzo conte D’Alema, già inebriato dal suo futuro e non ancora bevuto vino, vagheggia di raggiungere un tondo 60% di consensi. Finalmente De Vico si fa provocante e chiede “ Per arrivare al suo 60% occorre portare all’alleanza con la sinistra il Nord (dove campeggia la Lega), la Confindustria (dove abita l’agognata Emma), la piccola impresa, le professioni (gente che non si vuol fare mettere le mani in tasca, per intenderci gli evasori fiscali) mondi che finora sono stati generosi di consensi verso Berlusconi.”
La risposta esce dai fumi del vino con precisione fulminante: “dobbiamo sottoporre loro un’offerta politica convincente per ridare slancio al Paese e mettere mano ai meccanismi corporativi che lo bloccano”
Per sapere quando e come pescare la carta degli imprevisti e ripassare dal via. Come a monopoli.
E poi perché quelli dei meccanismi corporativi dovrebbero votare a sinistra? Già perché uno di centrodestra dovrebbe votare a sinistra?
“Perché uno ce prova” sarebbe la risposta spontanea, detta di cuore.
E lui, il mai laureato in filosofia, ce stà a provà come aveva già intuito nel 1997 (dabaden badaben 1997) Sabina Guzzanti . http://youtu.be/FCnhobIAJO4 **
Poi, dopo mill’altre facezie, per finire in gloria gli vien chiesto di Prodi e qui siamo all’apoteosi: “Prodi è una grande personalità, tra l’altro molto apprezzata anche al di fuori del nostro Paese. Quindi una risorsa importante.”
E probabilmente per questo nel 1998, quando s’è fatto prendere dalle fregole e dai rodimenti, ha fatto di tutto per farlo cadere. E c’è pure riuscito questo campione in fallimenti.
Ma non tutto è perso. Una cosa c’è di veramente intrigante in tutta questa intervista: l’auspicio per una nuova stagione politica. Magari senza di lui.
Alleluia.