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venerdì 6 novembre 2020

La banalità dell’incredibile

Tre esempi di incredibile che si dimostrano solo banali. La Cina e il Coronavirus, Donald Trump e le elezioni americane. L’eterna storia italica: mamma Ciccio mi tocca. Toccami Ciccio che mamma non vede. 

Se posso, mi sento di dare un suggerimento a chi un giorno scriverà di questi tempi e si troverà a decidere su come intitolare il capitolo relativo ai primi vent’anni del secolo, non ci pensi troppo e scriva: la banalità dell’incredibile. Un titolo che a occhio e croce attraversa come una X l’intero globo terracqueo. Prendiamo il più grande Paese del mondo: la Cina. Si lasciano incredibilmente scivolare tra le dita un virus che hanno studiato per anni, almeno così dice la vulgata, e quando si rendono conto del pasticcio in quattro e quattro otto blindano una città di oltre sei milioni di abitanti, un per l’altro due volte più popolosa di Roma e quasi cinque volte di Milano  come se nulla fosse. Costruiscono un ospedale vero da mille posti letto , mica una tendopoli, in una settimana. E poi quando il focolaio riappare fanno tre milioni di tamponi in ventiquattro ore. E senza che nessuno fiati. Sarà che la Cina è una dittatura e comandano i comunisti, sarà che l’esercito è cattivo, sarà che i  cinesi sono ubbidienti, sarà,magari, che hanno capito che è meglio proteggersi che farsi del male da soli.  Si direbbe incredibile e invece quando si parla della Cina è semplicemente banale.

Il dirimpettaio americano non è da meno, dopo quattro anni di trampismo sfrenato. Il Donald non ne vuole sapere di lasciare la Casa Bianca, ambiente confortevole e quindi, come fosse Napoleone, ma qualche volta forse lo pensa per davvero, decide di incoronarsi vincitore delle elezioni mentre ancora si stanno contando le schede. Ha un problema con quelle mandate per posta. Ma chi non ha problemi con le poste al mondo? I suoi sostenitori si sono divisi in due correnti: negli stati dove momentaneamente è in testa chiedono di sospendere il conteggio dei voti e dove invece è momentaneamente in ritardo chiedo di contare tutti i voti. Fa ritornare alla memoria il vecchio adagio: quel che è tuo è mio e quel che è mio è mio. Si direbbe incredibile invece quando si tratta di Trump è semplicemente banale.

Per non essere da meno anche i presidenti delle italiche regioni sono sulla stessa linea, in verità sono stati dei precursori. Innanzi tutto si sono autoproclamati “governatori” titolo non previsto dalla Costituzione e inventato o meglio scimmiottato da un ex presidente di regione poi conclamato delinquente, condannato in via definitiva per corruzione. E dire che aveva fatto voto sia di povertà sia di castità. Non ne ha mantenuto neanche uno. Manco a dirlo. Al dunque i presidenti di regione hanno due linee di pensiero che corrono parallele come le famose convergenze: quando il governo prende decisioni urlano e strepitano perché reclamano la loro autonomia, maledetto titolo V,  quando il governo li accontenta e affida a loro la scelta del che fare questi, come pudiche vergini, si ritraggono e dicono che tocca al governo. Sembrano trampiani anche se tra loro c’è pure qualcuno che si dice, voce dal sen fuggita, di sinistra. Riecheggia alla mente un modo di dire d’antan: “Mamma Ciccio mi tocca. Toccami Ciccio che mamma non vede”. Si direbbe incredibile quando si parla della salute della nazione e invece è semplicemente banale. E non s’è detto di Regno Unito, Francia, Germania, Olanda …..Si direbbero tutti fatti incredibili e invece sono semplicemente banali.

Buona settimana e buona fortuna.

venerdì 24 aprile 2020

CoronaVirus cause ignote per effetti certi?

Ogni azione spesso si porta dietro degli effetti collaterali. Qualche volta positivi, qualche volta negativi e qualche volta dubbi. Accade anche per CoronaVirus.

Le acque del fiume Po sono tornate all'origine
CoronaVirus, come ogni evento, si porta appresso degli effetti non voluti definiti collaterali. In non pochi contesti la dizione, “effetti collaterali”, ha un che di cinico e di crudele. È accaduto talvolta che per colpire un capo nemico ci siano andati di mezzo i suoi ignari vicini, effetti collaterali, o che certe produzioni industriali assai profittevoli per pochi abbiano generato carcinoma per molti, altri effetti collaterali. CoronaVirus anche nel campo effetti collaterali dimostra una certa qual creatività, infatti ne ha messo sul tavolo ben tre tipologie: quelli negativi, quelli positivi e quelli dubbi, con tanti punti interrogativi. Di quelli negativi è inutile dire, sono sotto gli occhi di tutti. Quelli positivi sono di natura ecologica - riduzione dell’inquinamento e il ritorno all’azzurro delle acque del Po e del Canal Grande -  e anche politica: finalmente si è capito quanto sia stato idiota, per rimanere nel politicamente corretto, tagliare le spese per sanità, ricerca, scuola e università. Tanto per dirne quattro. Che in verità per capirlo non bisognava scomodare il CoronaVirus. Effetto collaterale dell’effetto collaterale quelli che prima sproloquiavano di tagli anziché andare a nascondersi sotto un tavolo sproloquiano ancora sulle solite comodissime e remuneratissime poltrone televisive. Poi ci sono gli effetti collaterali dubbi, nel senso che non si sa se siano positivi o negativi. Tra questi la caduta a pioggia di una montagna di miliardi nelle tasche di aziende e di lavoratori autonomi. È una buona cosa? Bah. Senz’altro alcuni se la passano male, decisamente male, ma non tutti, c’è il dubbio. Già, perché in questo momento di grande difficoltà sanitaria ed economica, nessuno si chiede dove siano finiti i profitti aziendali degli anni passati e perché gli imprenditori non li usino in questi frangenti. E se bastano un paio di mesi per mettere in ginocchio il sistema industriale italico ci si può ben chiedere su che razza di fondamenta questo poggi. In tutto questo ci si dimentica che l’Italia è il secondo paese al mondo per risparmio privato e qui vale la stessa domanda di prima e come soprammercato nessuno, ma proprio nessuno, sta parlando di evasione fiscale e di nero: 110mld annui che rappresentano l’equivalente di due manovre. E si tratta di una stima. Tanti, forse tantissimi stanno sfruttando la situazione. È il caso di chi proprietario di una attività di ristorazione, in località turistica, e già che c’è anche dei muri quindi nessun affitto da pagare, vacanze alle Maldive, vestito firmato o di chi, una fattura o uno scontrino ogni dieci, viaggia in auto superlusso. Entrambi in fila a mendicare i 600€. E li hanno pure ottenuti. Effetti collaterali. L’aspetto paradossale sta nell’incrocio tra l’esiguità dell’importo e la quantità delle richieste. Se questo è il paradigma come potremo cavarcela?
Buona settimana e buona fortuna.


 



mercoledì 26 febbraio 2020

Coronavirus Made in Italy


Il caso del Signor Cechi da Codogno. Le rassicuranti dichiarazioni della Dottoressa Maria Rita Gismondo responsabile virologia del Sacco e del Dottor Giovanni Maga Direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia e quelle esilaranti di Fontana, Presidente della regione Lombardia e di Beppe Sala, Sindaco di Milano.

 Fontana, Presidente Regione Lombardia e Sala Sindaco di Milano
 
L’Italia è sempre la stessa e, con molta probabilità, non cambierà mai. L’ufficio complicazione affari semplici lavora a ritmo continuo e quando gli affari son  già complessi di loro renderli ancora più complicati merita lunghe ore di straordinari alle quali i maggiorenti aderiscono con entusiasmo.  

La kafkiana esperienza del Signor Cechi è ormai nota. Il Signor Cechi è di Codogno e abita nello stesso condominio dell’ormai famoso Mattia, meglio noto come paziente 1 e per questo, con grande senso civico, sua sponte si mette in quarantena. Tanto di cappello. Dopodichè si ammala: febbre, tosse e restante corollario sintomatico. E qui comincia il valzer delle telefonate: prima chiama il medico curante il quale gli risponde che di visitarlo proprio non se ne parla, poi passa al 112 che lo rimbalza al medico di base che lo deve auscultare, bella parola. Piena di fascino. Allora prova con il 118 che lo gira alla guardia medica e alla fine, disperato,  chiama Prima Pagina, trasmissione di radio3rai  e la notizia fa il giro d’Italia e, si spera, non del resto del mondo. Che già abbiamo una bella reputazione. Magari adesso qualcuno andrà finalmente a fargli un tampone. Evviva, evviva

Nel frattempo la dottoressa  Maria Rita Gismondo, responsabile della microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, titolo più lungo della catena del DNA, noblesse oblige,  afferma che è una follia scambiare «un'infezione appena più seria di un'influenza per una pandemia letale». E aggiunge che per rendersene conto basta guardare i numeri. In questo avendo conferma da Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, che riassumendo i risultati dello studio condotto in Cina i numeri li snocciola: « nell'80% dei casi i  sintomi sono lievi e circa il 95% delle persone guarisce senza gravi complicazioni.» A tutto ciò fa eco, giusto per non creare panico il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che prospetta Milano possa diventare la Wuhan d’Italia. Cioè una città chiusa. Un lazzaretto come ai tempi della peste manzoniana. Una bazzecola. In quest’opera di rassicurazione lo coadiuva il sindaco di Milano Beppe Sala che afferma coram populo «stiamo navigando a vista» La popolazione così rassicurata assalta i supermercati e li svuota. Comprando addirittura chili di farina. Pane pasta e dolci fatti in casa per i prossimi anni. Alleluia. 
Nel mentre gli abitanti di Ischia vogliono chiudere l’isola a Lombardi e veneti, in subordine cinesi. Una bella vendetta per le umiliazioni patite negli anni ’50. Ormai non ci speravano più. I voli con la Cina sono chiusi da quel dì, però dalla Cina si continua ad arrivare. Quella che sembrava una grande idea si è trasformata in una fesseria. Si è chiusa l’unica porta che consentiva un controllo, monitorando gli arrivi. Adesso chi torna dalla Cina atterra in qualsiasi altro Paese d’Europa e di lì, bello bello, entrare in Italia con il treno. E le stazioni non sono controllate. Geniale.
E così l’Ital\ia è al terzo posto dopo Cina, e Giappone avendo superato la  Corea con oltre duecento casi di contagio. Neanche fossimo un Paese asiatico. E dire che fino a pochi giorni fa ci si vantava di aver le migliori misure di sicurezza sanitaria del mondo. Figurarsi se fossero state solo un po’ meno sicure..
Buona settimana e buona fortuna.