Brutta mossa quella di Renzi di chiamare in aiuto
gli yankee, dimostra debolezza. Una lettura patafisica: l’ambasciatore John
Philips nei panni del 7° cavalleggeri. Il 7° di solito arriva quando la
situazione è disperata. E non sempre ce la fa. Se si vedrà apparire
all’orizzonte anche la sesta flotta americana del Pacifico e mobilitarsi i
paracadutisti della RAF sarà un bel segnale per il NO.
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| Renzi con John Philips il moderno 7° cavalleggeri US |
Lo si deve
ammettere con laicità e al di fuori di ogni disputa ideologica: Renzi Matteo è
un grande. Il suo obbiettivo è di tenere gli italici allegri e divertiti e
quando non ci riesce in diretta lo fa per interposta persona. Questa volta si è
avvalso della collaborazione dell’ambasciatore Usa in Italia: John Philips. Una
lettura patafisica del biglietto da visita del diplomatico dice che: di
patronimico fa Philips come dire la lampadina della grande idea che si accende
in testa ai geni e di nome fa John che riecheggia quello del mitico Ford, il
regista maestro nell’arte di «arrivano i nostri». Ed è proprio l’impressione da «arrivano i
nostri», che diverte e intenerisce i cuori e fa andare indietro nel tempo negli
anni ’50 e ‘60. Era da tanto che non la si vedeva. Le parole di John Philips riportano
alla mente gli squilli della tromba del 7° cavalleggeri quando suonava la
carica come in tanti vecchi cari film western
Come non
ricordarli. Era la scena clou del finale: i buoni stanno soccombendo e giusto
all’ultimo quando oramai li si dava per spacciati ecco gli squilli della tromba
che suona in lontananza la carica e poi subito dopo sbucare da dietro la
collina le giubbe plu, o se si vuole la versione indiana: i lunghi coltelli. E
poi in quegli anni c’era anche la tv dei
ragazzi con la serie di Rintintin. Il protagonista, oltre al cane Rintintin,
era il caporale Rusty, vaga rassomiglianza con il boyscout Renzi, entrambi
paffutelli ed entrambi con la disperata voglia di cacciarsi in qualche
guaio. Solo che Rusty avendo letto il
copione sapeva che sarebbe stato salvato. Renzi invece non sa proprio come
andrà a finire. E questo fa divertiti gli italici.
Ecco, a uno
yankee, puro wasp, come John Philips non sarà parso vero di correre in soccorso
del piccolo caporale Renzi-Rusty. Attenzione però: gli yankee hanno amicizie
mutevoli: prima si son detti amici di Berlusconi e poi di Montri e poi di Letta. Quindi meglio meditare. Che poi a stretto giro sia entrata in scena anche un’agenzia di
rating, una sorta di Rintintin, non butta propriamente bene per il simil
fiorentino. E questo sembra proprio il metamessaggio che l’ambasciatore e
l’agenzia di rating stanno mandando con i loro interventi in stile guerra
fredda. Quelli del governo devono proprio aver letto dei sondaggi ben poco
rassicuranti se hanno sentito la necessità di pietire l’aiuto degli yankee. Se
le intenzioni di voto vedessero in modo inequivoco la predominanza dei
favorevoli alla proposta governativa non ci sarebbe bisogno di incomodare i
nipotini del 7° cavalleggeri. È ovvio.
E poi, dicendola tutta, viene un po’ da
ridere a pensare Pierluigi Bersani nel ruolo del capo cattivo dei sioux. Fosse
un pellerossa il Bersani farebbe la parte del sioux buono se non
addirittura quella dello scout (guida
indiana) come ha fatto durante gli anni di permanenza al ministero
dell’industria. Con D’Alema Massimo sarebbe già un po’ diverso. Lui più che nei
panni dei nativi, non abbastanza di classe, è pù facile vederlo nel bianco che
gli vende le armi. Comunque entrambi innocui per i futuri rapporti con gli
yankee. In ogni caso dopo l’intervento del Presidente Mattarella quest’ultima
carica del 7° cavalleggeri e l’abbaiare del cane da guardia hanno fatto
cilecca. Cioè quella dell’ambasciatore, o di chi per lui, non è stata un’idea
luminosa.Ora non resta che attendere: se all’orizzonte si vedrà comparire la sesta
flotta americana del Pacifrico e si saprà della mobilitazione dei paracadutisti
della Raf sarà un bel segnale per quelli del NO vortrà dire che Renzi e i suoi
amici saranno proprio disperati. E allora una bella parte di italici se la riderà
alla grande ringraziando Renzi per l’ennesima occasione di buon umore.
