Uno
dei pochi vantaggi delle elezioni, in Italia, è di confermarci nella
convinzione che il pianeta Marte sia abitato e che i marziani siano
tra di noi.
Ovviamente
avete già compreso che mi riferisco al nostro fantasmagorico ceto
politico: veri marziani calati sulla terra. Questi non capiscono cosa
vogliono gli elettori e gli elettori a loro volta non si capacitano di
cosa quelli ci stiano a fare. Incomunicabilità. Forse conviene
ritornare a vedere i film di Michelangelo Antonioni. Lì almeno si capiva che non si capiva.
Però,
però, rispetto alle precedenti elezioni c'è una novità: i perdenti
hanno fatto meno ricorso alla litania sul “destino cinico e baro”
(1)
e in qualche modo chi più, chi meno, hanno ammesso la sconfitta.
Casini è stato il più brillante dicendo qualcosa del tipo: “ il
terzo polo ha perso, punto e basta”. Accidenti questi diavoli di
democristiani (2)
. Non ci toccherà mica
rimpiangerli?
Gli
altri hanno ammesso sì ma a denti stretti e con qualche reticenza.
Per Maroni la colpa è dei media che hanno enfatizzato la questione
Bossi's family e via diamantando, per i falchi del pdl la colpa è di
Alfano che ha sbagliato le candidature. Per Silvio poer
nano Berlusconi
è stato quasi un pareggio: lui si aspettava di peggio. Ma d'altra
parte da ottimista quale è considera la sconfitta un pareggio, il
pareggio una vittoria che se poi vince per davvero sciambola: non
combina nulla. Come dimostrato.
A
sinistra invece si brinda anche se a Palermo ha vinto il vecchio
Leoluca Orlando che farà il sindaco per la quarta volta. Oggi sta con Di
Pietro mentre nelle tre volte precedenti stava con la DC. Accidenti
ancora un democristiano. A Genova è un corsa uno di SEL e a Parma il
pidiino se la deve vedere con un grillino. Certo che se questo è
vincere, auguri. E D'Alema che era per l'alleanza con il centro ha
chiosato “quà ci si allea con il centro e là ci si allea con la
sinistra”. Il che assomiglia stranamente alla politica dei due
forni di tal Giulio Andreotti. Ancora una volta un democristiano.
Caro mezzo-conte
a quando l' entrata nell'Azione Cattolica?
Ma
comunque in tutto questo bailamme di parole nessuno che abbia
risposto alla domanda clou dei cittadini. Eppure i sondaggi, le
ricerche, le inchieste, le interviste parlano chiaro ma loro, quello
che si autodefinisce il personale politico, pare proprio non darsene per
inteso. Eppure è così chiaro. Per nostra fortuna ci siamo imbattuti
in un signore che ha avuto, a sua insaputa, qualche frequentazione
con Marte ed ha imparato, sempre a sua insaputa, i rudimenti della
lingua marziana.
Si
tratta del signor Papagnozzi Alfredo.
A
lui abbiamo chiesto di scrivere nel linguaggio di Marte il pensiero
degli italiani. In modo chiaro e coinciso. Ecco quanto il Signor
Papagnozzi, dopo qualche minuto di riflessione ha vergato sulla
carta:
“xzy#¢¥©µ±ù&<>w%@xzt~¢§µ§µ¿ƢƸƾ҈җԅ”
Questo
messaggio verrà inoltrato a tutti i 900 parlamentari e alle migliaia
di politici fai da te che circolano per comuni, province e regioni.
Visto
che si parla il loro linguaggio si spera che finalmente capiscano e
si comportino di conseguenza.
Cosa
c'è scritto? Ma è semplice, lo capirebbe anche un bambino.
Dite
di no. Ah, va bene, la traduzione è:
“ve
ne vulite annà, si o no”.
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(1)
Espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1953 da Giuseppe
Saragat segretario del PSDI (partito socialdemocratico italiano) in
occasione della sconfitta della coalizione di governo alle elezioni
del 7 giugno di quell'anno avente a tema la”legge truffa”.
L'espressione è stata successivamente reiterata in diverse forme e
tonalità ad ogni elezione dai perdenti di turno.
(2)
I democristiani non diventano mai “ex” nascono democristiani e
così rimangono. Un democristiano è democristiano dentro. Per
sempre.
