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lunedì 15 gennaio 2018

Napolitano disse no a Gratteri Ministro della Giustizia.



Senza giri di parole il Procuratore Capo di Catanzaro dice quel che pensa. Gli basta un «sì» e un «no» Quando ha paura la lingua gli diventa amara. Non apprezza la riforma della giustizia di Orlando e dice che la politica di Minniti è solo un tappo.

Nicola Gratteri Procuratore a Catanzaro intervistato da Minoli

Qualche volta, non così spesso, succede che vengano svelati i motivi di scelte che, alla apparenza, siano risultate incomprensibili. Talvolta per arrivare a galla la verità ci mette secoli o decenni altre volte “solo” pochi anni. Il caso di Nicola Gratteri, mancato Ministro della Giustizia nel 2013, fa parte di questa seconda serie.
Nicola Gratteri, calabrese di Gerace, dal 1989 vive sotto scorta e dal 21 aprile 2016 è Procuratore della Repubblica in quel di Catanzaro. Un bel personaggio ritenuto dalla  n’dranghta pericoloso il giusto. E forse anche qual cosina di più. Parla in modo pacato e tranquillo come fanno quelli che sanno di avere la ragione dalla loro. E che per questo rischiano la pelle. Durante le interviste dà risposte chiare e secche, che talvolta non vanno oltre il «sì» o  il «no». E in un monosillabo c’è la quantità di senso che un parolaio di professione, Renzi? Berlusconi? Salvini?, non riuscirebbe ad esplicitare neppure in una decina di comizi.
Durante lla trasmissione  Faccia-a-Faccia di Minoli Gianni si è svolto questo dialogo. Domanda: «Lei ha detto che questo è solo l’inizio della guerra [contro la n’drangheta ndr ]. Veramente questo è solo l’inizio»  Risposta: «Sì»
Domanda: «Da quando è a Catanzaro lei ha arrestato mille e duecento persone, a quante vuole arrivare» Risposta: « Il più possibile»
Domanda: «Vuole arrestare tutti gli n’dranghetisti di Calabria?» Risposta:«Ci proviamo»
Domanda:«Ha paura?» Risposta «Mi diventa la lingua amara quando ho paura.»  Sì, anche Nicola Gratteri, come tutti quelli che corrono rischi, ha paura.
Niente retorica, niente voli pindarici, niente sbragamenti: la realtà così com’è. E Nicola Gratteri si sente di dire quel che deve dire non solo alla n’drangheta ed al resto delle mafie lo fa anche quando si tratta di “personaggi importanti” che detengono il potere. E quindi con la semplicità e trasparenza dei forti dice che la riforma della giustizia varata da Orlando è largamente deficitaria e  la politica di Minniti sulla immigrazione è sbagliata. «Un tappo» che per ciò stesso non è  strutturale e che duemila immigrati in meno al giorno sono nulla se si sa, come si sa, che nei campi profughi della Libia ogni giorno donne vengono violentate e bambini vengono percossi. Lo sa anche il ministro Minniti che però non muove un dito per evitare questo scempio e si limita a passerelle, osannate dalla destra (becera), durante le quali butta polvere negli occhi dell’intero paese. Come curare una polmonite con un’aspirina. Ed in questa pratica molti ministri e ministre sono ampiamente specializzati.
Con la stessa tranquillità Nicola Gratteri ha raccontato che nel 2013 non è stato nominato Ministro della Giustizia perché Napolitano Giorgio, il presidente dei moniti,  e delle leggi ad personam firmate al primo colpo, non ha voluto. Il messaggio di Gratteri è stato forte e chiaro. A questo punto sarebbe bello se anche  il presidente dei due mandati, tra i peggiori avuti, con uguale chiarezza raccontasse in televisione perché non ha voluto che Nicola Gratteri fosse ministro.  Sarebbe bello, ma non accadrà.
Un conto è lanciare moniti, stando comodi, altro è sentirsi la lingua amara in bocca lavorando tutto il giorno per tutti i giorni.

3 commenti:

  1. Candidati Senza Voce27 gennaio 2018 19:48

    Amministratore del gruppo Preferirei non entrare in queste dichiarazioni incrociate e ripicche personali dei potenti e potentati di turno ... non abbiamo elementi oggettivi per poter pensare male di Gratteri o viceversa ergerlo ad idolo. E' un magistrato, faccia il suo lavoro ... non e' detto che essere un buon giudice sia condizione sufficiente o necessaria per essere un buon ministro. Prendiamo atto del fatto che avrebbe rifiutato candidatura ... se e' vero gli faccia onore ma si dissoci dai suoi predecessori (alcuni illustri, altri meno): stia più in tribunale e meno in tivvu'.

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    1. Federico Maria Mari27 gennaio 2018 19:50

      Mi pare di ricordare che anche Grasso all'epoca disse qualcosa di analogo.

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