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martedì 2 gennaio 2018

Il 2017 si chiude con il discorso del Presidente.



Il cerimoniale ha voluto essere innovativo, quasi rivoluzionario, il Presidente seduto in poltrona anziché assiso alla scrivania. Il discorso è scivolato secondo  i soliti canoni. Temi appena sfiorati «non tocca a me» Solidarietà a go-go e l’idea che chi riveste ruolo istituzionale ha responsabilità verso la Repubblica. Pensava a Minniti e Caldarozzi? Il tutto in dieci minuti, altra innovazione.

Il Presidente Sergio Mattarella durante il discorso di fine anno 2017


Come succede da millanta anni il 31 dicembre ore 20,30 o giù di lì. all’italica nazione viene regalato il discorso del Presidente della Repubblica. Il fatto è a reti unificate: televisione e radio, sia di Stato sia private. In altre parole non si può sfuggire all’evento. Il 2017, per non essere da meno degli altri anni che l’hanno preceduto, ha mantenuto la formalità del rito pure se il cerimoniale ha voluto essere innovativo, quasi rivoluzionario. Questa volta il presidente non era assiso alla scrivania - metamessaggio: sto lavorando anche l’ultimo giorno dell’anno e voi siete già a tavola - ma più familiarmente accomodato in una poltrona - metamessaggio: bando alle formalità, sono il Presidente ma facciamo finta che siamo uguali: il Nonno della nazione.
Dopo questo primo strappo alla regola il discorso è scivolato secondo i soliti canoni. In sintesi segue la cronaca
L’apertura è dedicata al settantesimo anniversario della Costituzione: lo si sapeva già. È da un anno che se ne parla e c’è chi ha l’idea di cambiarla anziché attuarla. Ma è storia vecchia.
Il secondo tema: le prossime elezioni, con l’invito ad andare alle urne. Banale. E ovviamente nessuna considerazione sul perché si teme che il 4 di marzo una bella fetta di elettori farà tutt’altro. Troppo complicato ed autolesionistico.
A seguire uno spruzzo di retorica sul centenario della vittoria nella Grande Guerra e sulle «immani sofferenze provocate dal conflitto». Superficiale. Se ne poteva fare a meno, Anche perché non era quella l’occasione per dire che fu, come sempre, un conflitto al quale la nazione si presentò impreparata con truppe mal addestrate, equipaggiamenti infami, le scarpe di cartone, e generali cialtroni e incapaci oltre il lecito. A chi ordinò le decimazioni sono state  in seguito dedicate piazze e vie. Vergogna.
Quanto poi all’accostamento tra gli attuali diciottenni ai “ ragazzi del ’99”: un infortunio. Salvo non si volesse sottintendere che la nuova generazione corre il serio rischio di fare la fine di quella di cent’anni addietro: essere carne da macello. E il trito riferimento al futuro, come sempre, lascia il tempo che trova.
Aggiungere che il lavoro è la priorità massima è ormai parte integrante delle giaculatorie di ogni politico. Quanto poi al fare è tutto un altro discorso soprattutto se, per istituzionale correttezza, ci si chiama fuori: «Non è mio compito formulare indicazioni» Anche se chi un lavoro non ce l’ha della correttezza istituzionale non sa che farsene.
Sul finire solidarietà a gog-go, tanto non costa nulla, ai terremotati dell’anno scorso, secondo anno senza casa e casette e di quest’anno e agli alluvionati. Di L’Aquila non si parla più. Acqua passata non macina più.
Come chiusura: il ringraziamento alle Forse dell’Ordine, ai servizi di intelligence, alle Forze Armate e a tutti quelli impegnati al lavoro durante le festività. E poi il monito: « Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica.» Chissà se nel pronunciare quest’ultima frase ha pensato al ministro Minniti Marco, che ha avuto la brillante idea di nominare vicedirettore della DIA tale Gilberto Caldarozzi, pregiudicato, 3 anni e 8 mesi, abile costruttore di prove false, che prese parte alla “macelleria messicana” della scuola Diaz a Genova e, per soprammercato definito dalla Cassazione “vergogna del Paese.” Ma quasi sicuramente no, non pensava a Minniti né ad alcun altro. Era giusto per dire.
Il tutto in circa dieci minuti un’altra bella novità: un’intramuscolo quasi indolore rispetto ai tanto ponderosi quanto noiosi ed inefficaci saluti di Napolitano Giorgio. Alla fine si trova sempre qualcosa di positivo in ogni situazione.

5 commenti:

  1. Massimo Canella2 gennaio 2018 05:21

    Campagna elettorale, presidente silente. A lui poi si addice

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  2. L'unica concessione coraggiosa il riferimento alla Costituzione, ma senza riconoscere che l'abbiamo salvata dai beceri..

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  3. Ermenegildo Gildo2 gennaio 2018 19:55

    E quasi vergognoso e poi sollecitare i 18enni al voto e forse una restituzione invii il bonus ai 18enni ????? Campagna elettorale nel piccolo ma proprio piccolo discorso del Presidente..

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  4. A me è sembrato l'elogio funebre di un triste becchino .

    Il morto è l'Italia.

    Max Hurr

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  5. Alberto L. Beretta16 gennaio 2018 12:48

    Innovazioni formali e sussiegosa insipienza perbenista del 'Mummia'. Ridatemi i discorsi di fine d'anno del Comandante-Presidente eterno, Sandro Pertini, anche se fu fatto fuori dal PSI ormai craxiano, nel quale era da tempo emarginato, con la promozione a PdR, perché no diventasse Premier. Craxi fu preferito a Lombardi. Penso a quello che avrebbe potuto essere con Lombardi e Pertini Segretari del PSI e/o PdR o Premier... Non fu voluto dai poteri prepotenti sotterranei né dalla base socialista, ormai OGM.

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