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domenica 12 febbraio 2017

Alla Consulta piace il gioco dell'oca

Il porcellum è stato considerato (giustamente) incostituzionale perché toglieva ai cittadini la rappresentatività Mentre avere un candidato bloccato in diverse circoscrizioni li rappresenta. Un passo avanti e un passo indietro. Come nel gioco dell’oca.


Pare che i francesi dicano che la vita è un gioco mentre per gli inglesi il cricket è un gioco. Per gli italici, come al solito, esiste la via di mezzo: la vita è un gioco ma solo un po’. E con qualche probabilità a questo principio si devono essere attenuti i tredici giudici della Consulta. Peraltro il gioco dell’oca fa fare passi avanti e passi indietro a seconda che si cada su una casella o su un’altra. Come soprammercato è abbastanza popolare lungo tutto lo stivale e non potrebbe essere diversamente. I tredici giudici della Corte sono pur sempre italiani. Comunque alla fin della fiera la Consulta ha reso note le motivazioni che stanno alla base della sentenza emessa lo scorso 25 gennaio e quindi un qualche senso di divertimento ha toccato l’animo di più d’uno dei sessanta e briscola milioni di italiani. Neonati inclusi.

La sentenza ha ammesso che i capilista possano essere bloccati e che in aggiunta un candidato possa essere capolista in più collegi. Cosa bizzarra visto che si è considerato incostituzionale il porcellum – vera porcata che ha assistito a diverse elezioni -  perché metteva in scena una lista bloccata. Ovvero alterava il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti e coartava la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti.  In altre parole con la nuova sentenza si fa un passo avanti ed uno indietro. Il passo avanti sta nel principio che la lista non possa essere bloccata. Il passo indietro è che il principio viene negato per il capolista. Il gioco dell’oca.

Se però il capolista presentato in più circoscrizioni risultasse eletto in tutte non potrà scegliere motu proprio il collegio d’elezione, ma dovrà affidarsi al caso, magari tirando due dadi. Così come avviene nel gioco dell’oca, dove il caso la fa da padrone.

Quindi la Corte ha decretato che il ballottaggio è incostituzionale non essendovi un quorum minimo. Quorum che non esiste nel processo di elezione del sindaco che assai spesso viene scelto con il ballottaggio. Pertanto, a logica, che non esiste nel gioco dell’oca, una bella percentuale dei sindaci d’Italia è incostituzionale. Divertente.

Infine la Corte ha sentenziato che  il premio di maggioranza è legittimo perché fissa  «una soglia di sbarramento non eccessivamente elevata (40% dei voti per ottenere il 55% dei seggi) che non determina di per sé una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo.» Aggiungendo poi che «se il premio ha lo scopo di assicurare l’esistenza di una maggioranza, una ragionevole soglia di sbarramento può a sua volta contribuire allo scopo di non ostacolarne la formazione»  Il tutto senza considerare che un sistema proporzionale difficilmente potrà permettere ad una singola lista di ottenere quella percentuale. Mai successo neppure al tempo della Democrazia Cristiana. Così come il premio dato alla coalizione non garantisce la governabilità. Cosa già accaduta almeno un paio di volte negli ultimi vent’anni.   Ancora una volta un passo avanti ed uno indietro. Come nel gioco dell’oca.

Il tutto scritto in cento pagine. Il che fa, della Corte Costituzionale uno dei peggiori nemici della foresta amazzonica e contemporaneamente un grande estimatore del gioco dell’oca

Poi, detto per inciso, come dato esclusivamente statistico, cinque dei tredici giudici sono stati nominati da Napolitano Giorgio che ha passato la più parte della sua vita in Parlamento, sia nazionale sia europeo. Come dire i posti d’elezione del gioco dell’oca.

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