Cerca nel blog

domenica 26 febbraio 2017

I 7 pianeti si stanno allontanando dalla terra

Due notizie che sconvolgeranno la scienza: i 7 pianeti si stanno allontanando dalla Terra, ma un tempo erano a questa vicinissimi. Da loro è arrivata la scintilla che ha trasformato la pietra in rondine. Temono gli sia restituita qualche sòla che ci hanno rifilato nel corso dei millenni.


La notizia non è ancora ufficiale ma è questione di poche ore: i sette pianeti appena scoperti e su cui si presume l’esistenza della vita, si stanno progressivamente allontanando dalla Terra a forte velocità. Già da oggi la distanza tra la Terra e i sette pianeti è diventata di quarant’un anni luce. Un anno in più rispetto a pochi giorni addietro. Fonti solitamente ben informate ed assolutamente autorevoli l’hanno confermato più volte ed in diverse situazioni. Inoltre sono state fornite prove inoppugnabili sia della tipologia di vita esistente nei sette pianeti sia dei contatti precedenti tra questi e la Terra. Il motivo di questo repentino allontanamento pare sia imputabile ad un twitt a firma D’Alema er Massimo @MassimoLeaderPD «Ne hanno scoperti sette. Uno buono per mandarci Renzi ci sarà pure»

I sette pianeti sono assai più vecchi della Terra e proprio gli abitanti di questi, detti pianetani, che si sono costituiti in stati federali con sistema di voto maggioritario come nel Regno Unito, hanno dato il via alla vita sul nostro pianeta. Ne parlano nei loro libri di storia, di cui si è avuta la notizia in esclusiva. Tutto è cominciato con gli esperimenti di due fratelli gemelli, Linus e Woodstock  e del loro cugino Charlie. I due fratelli, in occasione del loro compleanno per gli otto anni, ebbero in dono il “piccolo chimico” e con questo riuscirono a ricreare il primo nucleo di vita che avrebbe determinato, sulla Terra, il passaggio dalla pietra  alla rondine. L’unico loro problema era come far arrivare la vita sul nostro pianeta. A questo ovviò il cugino Charlie che dodicenne aveva già messo a punto un vettore capace di raggiungere la Terra. E così posero le basi per le successive scoperte di Alfred Wallace e Charles Darwin.

Dai sette pianeti nel corso dei millenni sono arrivate anche la lupa che allattò Romolo e Remo e poi il lampadario di Galileo, la mela Newton, l’uovo di Colombo e il Presidente Abramo Lincoln. In mezzo a tanta grazia però i settepianetani hanno rifilato anche qualche sòla che d’altra parte ci sta. Il fatto è che il numero di sòle negli ultimi tempi sono aumentate vertiginosamente: da quelle dello scorso secolo rappresentate egregiamente da Achille Starace e Silvio Berlusconi a quelle dell’inizio di questo nuovo millennio riassumibili tutte nel solo Renzi Matteo. Ora l’idea di vederselo rispedire alla base ha a tal punto terrorizzato i settepianetani che sono riusciti ha ulteriormente piegare all’unisono i loro assi e si stanno allontanando a grande velocità.

Una breve dichiarazione captata nell’etere dai sette pianeti: «Il pensiero di farci triturare ancora con l’idea che il futuro ritorna non riusciremmo a sopportarla e potrebbe causare un nuovo big bang. Questo nella nostra galassia non potremmo permettercelo. Voi sulla Terra ci siete abituati. Auguri.»

Se è solo per questo nel Belpaese siamo anche abituati a sentire il Renzi Matteo ripetere che «I computer non prenderanno mai il posto degli scambi tra le persone. Me lo confermava stamani il CEO di Apple Tim Cook, a Cupertino, nel quartier generale di un’azienda che continua a mietere risultati straordinari e che in queste ore raggiunge il massimo della capitalizzazione come mi spiegava Luca Maestri, al vertice della parte finanziaria aziendale, italiano competente e capace.» Bravo.

Dimentica però il Renzi di aggiungere che tanti profitti sono frutto anche delle tante tasse non pagate in Europa ed in Italia. Per questo ci piacerebbe che i settepianetani si riprendessero la loro sòla.

martedì 21 febbraio 2017

Renzi come sparring partner vuole Emiliano. E questi (forse) ci sta.

Nel Pd non più comunista cose da repubblica dei soviet: il capo sceglie il suo avversario. Del Rio (la volpe) e Guerini (il gatto) vogliono convincere Emiliano (il gigante ficazzone di Puglia) a fare l’anti Renzi al congresso. I due ex democristiani penseranno a tutto l’altro dovrà solo pavoneggiarsi.



Le stranezze nel Belpaese non finiscono mai. Anzi lo Stivale è il vero vaso di Pandora delle bizzarrie più bizzarre. Cose che si pensava potessero accadere solo negli stati fratelli dell’Urss adesso si stanno concretizzando anche nel non più comunista Pd,: la maggioranza si inventa la minoranza. Anzi l’opposizione se la costruisce con un impegno degno di miglior causa. Pare, ma ci si mette due nanosecondi a crederlo, che due bizzantini renziani, ex democristiani di pura razza, come ti sbagli, vogliano convincere a restare l’enorme Michele Emiliano, altezza 1,90 e all’incirca 120 kili di peso. Che i due messi siano il mingherlino Graziano Del Rio e il neobarbuto Lorenzo Guerini nella sua migliore interpretazione 8.0 del vecchio Arnaldo  Forlani, non fa che aggiungere spasso a spasso. Ed  è proprio una manovra ultrademocristiana quella che i due stanno mettendo in piedi. Il gatto e la volpe renziani vogliono far cambiare idea al gigante ficazzone di Puglia.  

Vogliono convincerlo a rimanere nel partito? Di più. Vogliono convincerlo a non attaccare Renzi? Di più. Vogliono convincerlo a rimanere nel partito e ad attaccare con tutta la sua forza Renzi.  Cioè si danno da fare per convincerlo a essere lo sparring partner di Renzi. Per intenderci lo sparring partner è quello che allena il campione e, ben protetto, prende un sacco di botte. Finito l’allenamento poi siede alla tavola del campione. Neanche lo shakeraggio più raffinato di un Andreotti in massima forma sommato a un Forlani nelle vesti del coniglio mannaro e con l’aggiunta di una ombreta di Mariano Runor  e uno schizzo di Antonio Gava  sarebbe riuscito a farsi venire un’idea simile: costruirsi su misura la minoranza. 

Tra i tre che Del Rio e Guerini avevano a disposizione la scelta è caduta ovviamente sul più folcloristico. Grande e grosso, uno che predica la moralità ma scivola sulle cozze pelose, che vuole la chiarezza ma continua a stare in aspettativa dalla magistratura, un ex renziano che ha fiducia in Renzi e che, coram populo, quasi quasi si pente, di essere stato ex renziano. Poi in aggiunta, e per massima garanzia, è uno che non è stato capace di vincere il referendum sulle trivelle neanche nella sua regione. Insomma a Renzi piace vincere facile. 

Con che argomenti il gatto e la volpe cercheranno di blandire il ficazzone pugliese?  Con quello più semplice di tutti offrire le briciole della torta. Ovvero: il gigante resta nel Pd, e così da un lato rompe il fronte degli scissionisti e dall’altro dimostra che una minoranza nel partito renziano ci può pure stare. Poi avrà libero accesso a tutte le sezioni del nord e del centro che tanto non se lo fileranno di striscio. Inoltre vanesio com’è potrà avere ampio spazio sul l’Unità e sulle reti televisive che se lo contenderanno come campione dell’antirenzismo interno. Ma potrà l’Emiliano arrivare alle primarie? Certo che sì, il 5% dei consensi che serve per sfidare il boss glielo forniranno graziosamente i due di cui sopra e non ci sarà da stupirsi se lo raccoglierà dalle parti di Lodi, a Piacenza e magari un tantinello anche in quel di Pordenone. Ci sta. Col cinque per cento, o giù di lì, raccattato, sfiderà in campo aperto il fiorentino e verrà asfaltato con un bel novanta a dieci. Come succedeva in Bulgaria. 

E poi? E poi gli si offrirà il dieci per cento, ma magari meno,  dei posti in lista. Attenzione: non vuol dire degli eletti. Quindi Emiliano col suo sparuto gruppo di amici si trasferirà a Roma. E tutto nel Pd riprenderà come prima con le giovani (per età) cariatidi che suoneranno i cembali così come hanno fatto in assemblea mentre il capo supremo si scherniva e invitava la platea a calmarsi. A gustarsi la scena in tv pareva di veder proiettato un  vecchio documentario Luce. Ma così è se vi pare. 

Certo che se Tristan Tzara avesse saputo tutto questo, dati causa e pretesto, si sarebbe mosso per non nascere in Romania e avrebbe fondato il movimento dadaista non in Svizzera ma in Italia. Sua vera patria d’elezione. Prosit

domenica 19 febbraio 2017

A Renzi non piacciono i caminetti. Ma mente.

All’assemblea Pd Renzi dirà di essere contro i compromessi che per lui sono come l’aglio per Dracula. Ma è non è vero. Da che ha scalato il Pd è stato l’uomo dei caminetti. Senza caminetti non c’è maggioranza. Ogni “uomo solo al comando” dipende dai suoi gerarchi.



Poveri caminetti. Chissà perché il Renzi Matteo ce l’ha proprio con loro e dire che sono stati il primo metodo di riscaldamento dell’abitazione, almeno un po’ di gratitudine. Senza contare che lui di riscaldamento in questo periodo ne ha proprio bisogno.  Tuttavia, essendo il Renzi fiorentino, si può immaginare che questa sia solo una metafora per dire che lui non è disposto a compromessi.  Per Renzi Matteo l’idea del compromesso è come l’aglio per Dracula. Apparentemente. Bubbola da buttare in pasto al largo pubblico, quello va festante dei comizi e delle Leopolde, in privato è tutta un’altro film. Così come insegna la storia. Quella che il giovin virgulto fiorentino conosce  solo per approssimazione. 

Infatti il suo bel posto da segretario del Pd prima e poi da primo ministro lo deve a un bell’accordo fatto con Dario Franceschi e la sua corrente Area dem. Cento dei trecento deputati del Pd fanno riferimento a questa corrente. Quindi l’avventura renziana è partita con un bel caminettino. O per meglio dire un primo inciucino. Poi altri caminetti e altri inciucini con i Giovani Turchi di Orfini che hanno gustato il classico piatto di lenticchie: una presidenza che conta meno di zero e un ministero che per essere mantenuto richiede  l’assenso continuo. Oltre naturalmente ai tanti ed alle tante disinvoltamente voltagabbana pescati/e da tutte le correnti: ex lettiani, ex dalemiani, ex bersaniani, ex veltroniani e chi più ne ha più ne metta. Manzione particolare merita l’inopinata corrente Sinistra e Cambiamento dell’ex bersaniano Martina che probabilmente raccoglie quattro gatti ma che tra averli e non averli e meglio averli. Pare che anche il Fassino Pietro abbia se non proprio una corrente uno spifferino e Renzi come tutti i robivecchi raccoglie tutto e non butta niente.

Ovviamente la campagna caminetti (o acquisti) ha travalicato i confini del Pd pescando anche nella concorrenza come Scelta Civica e Sel.  E con generosità a tutti i nuovi  è stato fornito un kit di ringraziamento o posticino: una vicepresidenza, il mantenimento di un ministero, una condirezione, e via declinando. In fondo funzioni e titoli conseguenti, si sa, in qualsiasi organizzazione sono moltiplicabili all’infinito. E con Renzi ancora di più.


Dimentica però il Renzi che ogni “comandante in capo” ancorché definito, con piaggeria e compiacimento, “uomo solo al comando” in realtà  dipende dai suo gerarchi. Senza di loro è nulla. E in ogni compagnia di giro se c’è sempre un Farinacci, uno Starace, un Bottai e anche un Grandi, tanto per dirne quattro, e la loro compagnia non è delle migliori. Se a tutto questo si aggiunge una notevole dose di megalomania il rischio di finire a gambe all’aria e più che concreto.  A prescindere dalla scissione che è solo un problema di potere e non di linee politiche fino ad ora inespresse da ogni concorrente.

domenica 12 febbraio 2017

Alla Consulta piace il gioco dell'oca

Il porcellum è stato considerato (giustamente) incostituzionale perché toglieva ai cittadini la rappresentatività Mentre avere un candidato bloccato in diverse circoscrizioni li rappresenta. Un passo avanti e un passo indietro. Come nel gioco dell’oca.


Pare che i francesi dicano che la vita è un gioco mentre per gli inglesi il cricket è un gioco. Per gli italici, come al solito, esiste la via di mezzo: la vita è un gioco ma solo un po’. E con qualche probabilità a questo principio si devono essere attenuti i tredici giudici della Consulta. Peraltro il gioco dell’oca fa fare passi avanti e passi indietro a seconda che si cada su una casella o su un’altra. Come soprammercato è abbastanza popolare lungo tutto lo stivale e non potrebbe essere diversamente. I tredici giudici della Corte sono pur sempre italiani. Comunque alla fin della fiera la Consulta ha reso note le motivazioni che stanno alla base della sentenza emessa lo scorso 25 gennaio e quindi un qualche senso di divertimento ha toccato l’animo di più d’uno dei sessanta e briscola milioni di italiani. Neonati inclusi.

La sentenza ha ammesso che i capilista possano essere bloccati e che in aggiunta un candidato possa essere capolista in più collegi. Cosa bizzarra visto che si è considerato incostituzionale il porcellum – vera porcata che ha assistito a diverse elezioni -  perché metteva in scena una lista bloccata. Ovvero alterava il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti e coartava la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti.  In altre parole con la nuova sentenza si fa un passo avanti ed uno indietro. Il passo avanti sta nel principio che la lista non possa essere bloccata. Il passo indietro è che il principio viene negato per il capolista. Il gioco dell’oca.

Se però il capolista presentato in più circoscrizioni risultasse eletto in tutte non potrà scegliere motu proprio il collegio d’elezione, ma dovrà affidarsi al caso, magari tirando due dadi. Così come avviene nel gioco dell’oca, dove il caso la fa da padrone.

Quindi la Corte ha decretato che il ballottaggio è incostituzionale non essendovi un quorum minimo. Quorum che non esiste nel processo di elezione del sindaco che assai spesso viene scelto con il ballottaggio. Pertanto, a logica, che non esiste nel gioco dell’oca, una bella percentuale dei sindaci d’Italia è incostituzionale. Divertente.

Infine la Corte ha sentenziato che  il premio di maggioranza è legittimo perché fissa  «una soglia di sbarramento non eccessivamente elevata (40% dei voti per ottenere il 55% dei seggi) che non determina di per sé una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo.» Aggiungendo poi che «se il premio ha lo scopo di assicurare l’esistenza di una maggioranza, una ragionevole soglia di sbarramento può a sua volta contribuire allo scopo di non ostacolarne la formazione»  Il tutto senza considerare che un sistema proporzionale difficilmente potrà permettere ad una singola lista di ottenere quella percentuale. Mai successo neppure al tempo della Democrazia Cristiana. Così come il premio dato alla coalizione non garantisce la governabilità. Cosa già accaduta almeno un paio di volte negli ultimi vent’anni.   Ancora una volta un passo avanti ed uno indietro. Come nel gioco dell’oca.

Il tutto scritto in cento pagine. Il che fa, della Corte Costituzionale uno dei peggiori nemici della foresta amazzonica e contemporaneamente un grande estimatore del gioco dell’oca

Poi, detto per inciso, come dato esclusivamente statistico, cinque dei tredici giudici sono stati nominati da Napolitano Giorgio che ha passato la più parte della sua vita in Parlamento, sia nazionale sia europeo. Come dire i posti d’elezione del gioco dell’oca.