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sabato 17 dicembre 2016

Valeria Fedeli e Annette Schavan due donne quasi uguali.

Entrambe hanno fatto strada in politica: un mondo maschilista oltre il lecito. Entrambe hanno ricoperto la carica di Ministro della Istruzione. Entrambe sono inciampate in un piccolo incidente, ma qui le similitudini cessano. I diversi comportamenti loro e di Merkel e di Gentiloni.

Senatrive Valeria Fedeli Ministro dell'Istruzione e Ricerca

Alcuni si domanderanno chi è Annette Schavan, se mai l’hanno sentita nominare e si sforzeranno di ripescare nella memoria un qualche suo piccolo ricordo. Molto probabilmente con scarse possibilità di riuscita. Ma a breve verrà fornito un aiutino. Mentre invece di Valeria Fedeli forse qualcuno si ricorda. Sarà per quella sgargiante tinta rossa con cui colora l’enorme massa di capelli che porta a spasso per l’emiciclo del senato,  nel quale è stata eletta per la prima volta nel 2013. E magari, ma questi saranno molto meno, per il fatto di essere viceesegretario, pure vicario essendo stata quella più votata per ricoprire la carica. Un centinaio e briscola di senatori l’hanno preferita a Gasparri Maurizio e Calderoli Roberto come dire che con cotanta concorrenza ha vinto a mani basse.
Queste due donne Fedeli e Schavan hanno molto in comune sotto taluni aspetti e quasi nulla sotto altri. In comune oltre ad essere donne che si sono fatta strada in un mondo maschilista più del giusto, c’è che hanno dedicato la loro vita alla politica. Annette Schavan già dall’età di venti anni, è nata nel 1955, si è impegnata nella attività politica di Neuss, comune natale e poi lemme lemme ha scalato tutti i gradini della gerarchia del suo partito CDU Baden-Wurtemberg (regione dove si allevano meravigliosi cavalli) fino ad essere considerata nella rosa dei papabili per la carica di presidente della Repubblica Federale Tedesca.  Nel frattempo è stata un paio di volte ministro, ma di questo si dirà in seguito. Valeria Fedeli, da Treviglio, qualche anno di più, è del 1949, ha esordito nel mondo del lavoro come maestra giardiniera, si chiamavano così una volta le maestre d’asilo, alle dipendenze del Comune di Milano. Ma con i bimbi ci è rimasta poco, è stata quasi subito folgorata dal sindacalismo. Prima come militante di base poi come distaccata alla segreteria provinciale della CGIL milanese per i lavoratori enti locali della sanità. Quindi allarga le sue competenze e si mette a rappresentare negli anni i lavoratori di pubblico-comunicazione-tessile. Che a leggerla così non si coglie immediatamente quale sia il filo rosso che leghi le tre categorie. Ma senz’altro ci sarà. Deinde per una decina d’anni a bagno maria come presidente del sindacato europeo sempre dei tessili. Infine dal purgatorio al paradiso: ecco arrivare, dopo una breve parentesi in Fedrconsumatori,la candidatura a capolista in Toscana, dove il Pd potrebbe far eleggere anche un gatto, per il Senato.  Di questo un po’ conosce le dinamiche essendo sposata con un ex senatore.
Altro che colleghi le due Signore è che entrambe hanno ricoperto la carica di ministro della Istruzione, la tedesca in virtù delle sue competenze mentre l’italiana, che in Senato fa parte della Commissione Difesa, per volere di chissà chi o come lei dice «Posso fare il Ministro anche senza laurea, hoo lavorato nel sindacato.» Che se bastasse questo ….
Entrambe, altra somiglianza, sono inciampate su un dettaglio. La Schavan, già laureata in Filosofia e Teologia, è stata accusata di aver copiato senza citarne la fonte una parte della sua tesi di dottorato (94 pagine su 325).  Mentre il contrattempo della Fedeli è stata la scoperta che non è laureata come da lei affermato e pare anche che non abbia neppure affrontato l’esame di maturità. Mario Adinolfi dixit.
Dove invece le due Signore sono diverse è nel comportamento. Frau Schavan, dopo le ovvie verifiche da parte dell’Università di Düsseldorf, si è dimessa e Angela Merkel ha accettato le dimissioni. Non si può riporre la propria fiducia in chi non cita le fonti. Valeria Fedeli, invece ha dichiarato che l’essersi dichiarata laureata in Scienze Sociali è stata solo una «svista lessicale». Poi ha tolto la dizione dal suo sito web e infine non ha presentato copia del suo diploma di maturità. Che a farlo sarebbe stato semplice. Se il diploma fosse realmente esistente. Insomma un caso Oscar Giannino al femminile. In ogni caso il Presidente Paolo Gentiloni ritiene che si possa riporre fiducia in chi commette sviste lessicali.
A margine, ma solo come aneddoto, la senatrice Valeria Fedeli, ospite della trasmissione di Un Giorno da Pecora, ha dichiarato di non essere mai stata in un ristorante stellato perché «non me lo posso permettere» il che suona sgradevole. E anche un tantino ipocrita e bigotto per non dire da trinaricciuti conoscendo lo stipendio e il vitalizio di chi ha posato le terga negli scranni del Senato. Ma tant’è.

1 commento:

  1. Lucrezia Delmoro19 dicembre 2016 23:21

    Chiediamoci perchè tanta differenza nel funzionamento dei due Stati, forse perchè i due popoli che li abitano sono profondamente diversi e il divario è immenso.

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