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giovedì 1 dicembre 2016

Prodi: non mi piace, ma la voto.

«Non siamo una Repubblica delle banane» tuonò l’Agnelli Giovanni. Ne aveva viste tante ma gli sono mancate le ultime supercazzole sul referendum costituzionale. I fulgidi esempi di Prodi Romano, Cacciari Massimo, Serra Michele, Benigni Roberto e penultimo in ordine di tempo Barca Fabrizio.



E così anche il Prodi Romano dalla tranquilla e banale storia personale: ex professore universitario, ex boiardo di Stato, ex presidente IRI, ex ministro, ex commissario europeo, ex presidente del consiglio ex (forse) aspirante presidente della Repubblica (anche se su quest’ultima carica una speranziella magari ancora la coltiva. Dicono le male lingue.) ha raccontato all’agognante italico popolo e anche ai suoi amici di Bruxelles come voterà il prossimo 4 dicembre al referendum costituzionale. L’ha fatto dopo aver giurato e spergiurato, lui cattolico e democristiano dentro, che mai l’avrebbe detto neppure sotto tortura.  Della tortura non c’è stato bisogno, devono essere bastate due tazze di camomilla per eccitare tanto ardore.

Ha comunicato, il Prodi Romano, il suo voto futuro con parole chiare e nette che non lasciano scampo ad alcuna interpretazione: «Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale». Dove le vere parole chiave stanno in quel «non» iniziale e «nella speranza». Il resto fuffa. Al solito tutto e il suo contrario. Se la riforma vincerà e sarà in futuro un fallimento quest’anima bella potrà giustificarsi sostenendo «L’avevo detto che non era profonda e io speravo.» Come dire che andando al ristorante si mangerà una pietanza avariata nella speranza che questo giovi al miglioramento delle abilità dello chef. Complimenti.

A onor del vero il Prodi Romano è solo l’ultimo in ordine di tempo a cimentarsi in questa supercazzola con scappellamento a destra. A chi dare la primogenitura sul referendario ossimoro vien difficile poiché in tanti si son cimentati a partire dal Benigni Roberto che riuscì a dire nello stesso discorso quanto fosse scritto male il nuovo testo e che la costituzione attuale «farebbero bene ad attuarla invece che cambiarla» per poi concludere che avrebbe votato a favore del cambiamento. Quasi negli stessi giorni anche il filosofo Cacciari Massimo si esprimeva: « Puttanata di riforma ma poi voterò sì» Quindi è stata la volta dell’amacante Serra Michele «Ora la sola idea che qualcosa accada è più convincete dell’idea che quella cosa possa essere sbagliata.» Ultimo, ma solo in ordine di tempo, Barca Fabrizio. Con un memorandum confuso il giusto, dove mischia sentimento e ragione, un elefante e un cavaliere, porta tanti e tali argomenti logici per votare NO che conclude dicendo che barrerà la scelta a favore della riforma. Manca ancora un giorno al silenzio di riflessione e dunque vive ancora la sentita speranza di veder spuntare qualcun altro fino a ieri nemico acerrimo della riforma dichiararsi a favore.

Chissà se l'Agnelli Giovanni, studi in giurisprudenza e poi seggio da senatore a vita, si sentirebbe ancora di pronunciare con l’aria di quello ferito nell’orgoglio: «Non siamo la Repubblica delle babane.» Lo disse in occasione di una delle tante critiche rivolte dalla stampa straniera a Berlusconi Silvio, fulgido esempio di eleganza e bon ton istituzionale. Fare cu-cù con la sua maestria è ancora atto inarrivabile pure se il giovin virgulto Renzi Matteo ci si sta velocemente avvicinando neanche avesse gli stivali delle sette leghe.

Non siamo la repubblica delle banane, pur tuttavia c'è sempre qualcuno che con impegno ed una pertinacia fuor dal comune cerca di far coincidere l’immagine dello stivale a quella di una banana. Ovviamente flambé.

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http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2016/06/michele-serra-difende-roberto-benigni.html
http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2016/05/massimo-cacciari-e-michele-serra-non.html

5 commenti:

  1. Stefano Versace2 dicembre 2016 00:08

    L'unica scelta era proprio il Rodota' scelto dai 5s. Guarda un po'.

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  2. Marisa Malchiodi2 dicembre 2016 00:14

    Bella espressione da volpone

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  3. Federico Cammilli2 dicembre 2016 00:18

    che schifo

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  4. CHE SCHIFOSO ESSERE VIVENTE. ...

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  5. Scoraggiante. Le classi politiche sono al livello minimo per essere sempre pronte a mettersi in riga davanti ai capitali di ipohi mascalzoni. È un trend triste ma sicuro.

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