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lunedì 10 ottobre 2016

Ritorna il circo Barnum, adesso si chiama Pd

Oggi Phineas Taylor Barnum impallidirebbe a vedere le capacità circensi della dirigenza Pd. Barnum aveva la donna cannone e il Pd esibisce “il bomba”, Barnum mostrava lo scheletro di Cristoforo Colombo e il Pd una serie di mummie che da decenni occupano posti senza costrutto alcuno e la cui unica abilità sta nel trasformismo. Se Mister Phineas Taylor Barnum assistesse ad una direzione del Pd si divertirebbe come un matto e ammetterebbe di avere ancora molto da imparare.

Quando nel 1872 Phineas Taylor Barnum fondò il suo circo, che modestamente battezzò The Greatest Show on Earth,(Il più grande spettacolo del mondo) a tutto pensava fuorché a mischiarsi con la politica. Mister Barnum voleva solo portare divertimento e stupore ai suoi contemporanei e soprattutto voleva che i suoi spettatori fossero tantissimi. Nel suo circo, composto da tre piste, quattro palcoscenici con oltre mille lavoranti, potevano entrare addirittura ventimila persone che venivano costantemente stupite da effetti speciali e fenomeni d’ogni tipo. Barnum fu in grado di presentare al suo pubblico la nutrice di Giorgio Washington che vantava addirittura 165 anni, il gigante di Cardiff e, nietepopodiomenoche, la sirena delle isole Figi.  E poi anche qualsiasi cosa la fantasia potesse immaginare. Arrivò addirittura a presentare sé stesso come il più grande mistificatore del suo tempo. Con il suo circo fu coniata la frase: «Venghino, venghino signori e signore, più gente entra e più bestie si vedono.» ma tutto questo è nulla rispetto alla storia della politica italiana.

Mister Phineas Taylor Barnum sarebbe impallidito e avrebbe considerata ben poca cosa la sua creatività se avesse potuto vedere quello che succedeva nel partito socialista italiano degli anni venti, secolo scorso, vero circo Barnum della politica. La definizione è di Antonio Gramsci da Ales. Nel Psi stava dentro di tutto, dagli anarcosindacalisti ai socialdemocratici riformisti (c’erano già allora) alla fazione comunista giusto per dirne tre,  che al confronto la donna cannone e lo scheletro di Cristoforo Colombo erano bazzecole. E la cosa sembrava essersi fermata lì, ma poiché Giambattista Vico docet, i corsi e i ricorsi storici sono sempre dietro l’angolo, ecco il Pd.

Già dalla nascita questo è il partito sarchiapone, non non a caso frutto della fantasia di un politologo dalle camice improbabili, e dimostra nella sua dirigenza una confusione mentale che né Freud né Jung o Lacan mai avrebbero immaginato. A parte gli ex comunisti, alcuni dei quali hanno dichiarato dopo decenni di militanza di non essere mai stati tali ma solo kennediani (kennediani?)  ci stanno dentro, tutti quelli che non hanno trovato spazio e strapuntini altrove. Ci sono i fautori della doppia linea e gli utili idioti, l’abbinata di solito va di pari passo, gli aspiranti manager e gli aspiranti mezzi conti. Poi con il tempo sono arrivati i globetrotter dei partiti, che averne girati solo un paio fa poco chic e quelli che dichiarandosi minoranza sono solidi alleati della maggioranza. La situazione in sé ha del kafkiano e viene catalogata nella categoria ossimori ma qui è la norma, poiché come noto è la somma che fa il totale. E poi come si fa a resistere ad un ministero? Naturalmente non può  mancare la lotta generazionale: i giovani contro i vecchi anche se si scopre che molti di quelli che stanno dalla parte dei giovani sono lì da sempre e anzi hanno stati di servizio trentennali se non addirittura di più. E in questo tourbillon le posizioni si mischiano e si rimischiano: se prima si vota in favore per non danneggiare la ditta, quando mai un partito è stato una ditta? poi si vota contro per non si sa quale motivo. Se prima si sosteneva la separazione tra il ruolo di capo partito e premier adesso che si è entrambi la si difende a spada tratta. 

Si vuole  il cambiamento con un ardore tale che per ottenerlo van bene anche i vecchi arnesi delle gestioni precedenti. Sarà che questi sono in grado di raccattare i voti (magari taroccati) delle sezioni? Ci sono anche quelli che, nel nome del nuovo, che poi sarebbe il riformismo, dicono che non si può vincere un referendum senza i voti di quelli di destra che, per definizione, si dicono conservatori. E dunque ecco spuntare la categoria dei conservatori innovatori. Che di questa facciano parte ex vecchi democristiani e patetici filosofi decotti è solo un segno dei tempi. E allora giù blandizie anche per il vecchio capo della parte avversa scampato alla galera solo per una carineria. Il tutto, ovviamente, senza il benché   minimo barlume di quello che in un tempo antico si chiamava “il disegno politico”. La visione del mondo.

Se Mister Phineas Taylor Barnum potesse assistere ad una direzione del Pd si divertirebbe come un matto e dovrebbe ammettere, nonostante tutto, di avere ancora molto da imparare e fare ammenda per essersi dichiarato “mistificatore”. C’è chi nel Pd gli potrebbe dare lezioni.

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