Ciò che possiamo licenziare

mercoledì 5 ottobre 2016

Quando lo Stato inganna sé stesso: i casi Cucchi e Previti

Sul caso Cucchi è stato detto e scritto di tutto e di più per arrivare alla conclusione che son tutti innocenti meno il povero Stefano. I casi di Tony Negri, Cesare Previti e altri come loro condannati in via definitiva se sono diversi nelle premesse sembrano uguali nelle conclusioni: lo Stato inganna sé stesso. Per non doversi dire anche per lo Stato che ognuno si inganna come crede.


Talvolta capita che per giustificare sé stesso qualcuno si autoinganni inventandosi di sana pianta delle scuse che non stanno né in cielo né in terra. Ovviamente nessun riferimento al Def del ministro Padoan, quando mai, avendo piena fiducia nelle previsioni degli economisti che hanno la stessa possibilità di avverarsi quanto il signor Papagnozzi Alfredo di vincere al superenalotto. E neppure il riferimento è ai proclami del giovane Presidente del Consiglio che assomigliano sempre di più alle grida spagnole di cui racconta il Manzoni: dove roboante suono era inversamente proporzionale alla loro efficacia. Piacerebbe a tutti sentire il Renzi Matteo dichiarare:«È finito il tempo delle patacche sesquipedali.» Ma evidentemente non è finito e allora dai con il ponte sullo stretto. Però tutto questo purtroppo ci stà quando si sta nell’ambito della sedicente politica.

Altro è quando si gira pagina e si entra nel settore della giustizia dove lo Stato è chiamato ad adempiere in prima persona al suo ruolo. I casi di Stefano Cucchi e degli ex onorevoli Tony Negri o Cesare Previti, giusto per dirne due, sono purtroppo lì a dimostrare come talvolta o magari anche spesso lo Stato, quello con la esse maiuscola, si comporti come il più miserrimo dei peracottari. E in giro per il Belpaese di peracottari ce ne sono tanti.

Sul caso Cucchi è stato detto e scritto di tutto e di più per arrivare alla conclusione che son tutti innocenti meno il povero Stefano. I medici non si sono accorti che era stato pestato, e quando lui ha rifiutato l’alimentazione ne hanno semplicemente preso atto. Dopo la prima condanna in primo grado per i medici e l’assoluzione per insufficienza di prove per infermieri e agenti di polizia penitenziaria seguono due processi d’appello il secondo dei quali manda tutti assolti perché il fatto non sussiste. Ora che il Cucchi fosse pieno di lividi e che la sua vescica contenesse oltre un litro di urina e fosse scheletrico ai giudici non disse nulla. Così come nulla per loro hanno significato una serie di testimonianze una addirittura oculare, ma purtroppo rese da detenuti. Come si fa a credere a degli avanzi di galera? Che poi ci sia anche la testimonianza della moglie di un carabiniere che pare si sia vantato del pestaggio è un’altra di quelle cose che sono entrate da un orecchio e subito uscite dall’altro. Anzi tutto questo fa venire il sospetto che il Cucchi abbia tramando contro le sacre istituzioni repubblicane così come sta facendo la sorella Ilaria che si ostina a volere un minimo, neanche tanta, di giustizia.  

Di qualche giorno fa è la notizia che i periti nominati dal GIP abbiano dichiarato che:«fu morte improvvisa ed inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale in trattamento con farmaci anti-epilettici» Ipotesi dotata «di maggior forza ed attendibilità» Avrebbero dovuto aggiungere anche «rarità». Chissà se lo Stato vorrà ancora mentire a sé stesso.

I casi di Tony Negri, Cesare Previti e altri come loro condannati in via definitiva se sono diversi nelle premesse sembra uguale nelle conclusioni: lo Stato inganna sé stesso. Nel maggio del 2015 Camera e Senato, supportati da circa 500.000 firme raccolte da Libera, approvarono la delibera di sospensione dai vitalizzi ai deputati condannati per mafia e schifezze varie con pene superiori ai due anni. Questo tutto sommato ci sta, anche se non si capisce il limite dei due anni. Dare dei soldi dello Stato a delinquenti (così si chiamano quelli che delinquono e sono condannati) sembra proprio da fessi. Ora dopo un bell’annetto si arriva a sospendere anche i due noti di cui sopra con gli altri meno famosi. Bello. Magari varrebbe la pena di farsi ridare, con gli interessi, quanto già versato visto che il reato è antecedente alla sua erogazione. Però c’è un però: dopo gli ottant’anni il casellario giudiziario si azzera e tutti ritornano immacolati. Sarà così anche per Reina? E dunque, se il casellario risulta pulito, è giusto che il sudato vitalizio ritorni sui conti correnti degli ex delinquenti, o no?

Che succede se un deputato, che dirlo onorevole vien il mal di stomaco, è condannato all’età di cinquanta anni quando, lunga vita, supera finalmente il traguardo degli ottanta? Risultando pulito riacquista il diritto? Se sì, questo è anche retroattivo? Magari per giustificare il fatto si farà ricorso a codici, codicilli ed eccezioni e al famoso stato di diritto. E qualcuno dirà che la legalità, purtroppo, non sempre è giustizia. E se invece si facesse che la giustizia, soprattutto quando palese, diventa legalità? Per non doversi dire anche per lo Stato che ognuno si inganna come crede.

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