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sabato 25 giugno 2016

La Corte Costituzionale dice sì alla bambina con due mamme. Bene per adesso ma quando sarà adolescente?

Va bene l’interesse del minore nella fase dell’infanzia e della pubertà, ma questo interesse sarà lo stesso in quella dell’adolescenza? Avere due mamme può essere uno svantaggio per una ragazza. Chi se la sente di affrontare due suocere?L’adozione a tempo potrebbe essere una soluzione. Bene comunque che abbia trionfato il buon senso con buona pace di Alfano e company.

Una bambina con due mamme
E così la Corte Costituzionale ha stabilito in modo inequivoco che in una coppia dello stesso sesso la figlia o il figlio biologico di uno dei due partner può essere adottato anche dall’altro.  L’ha fatto, ovviamente, da par suo e cioè in punta di diritto considerando e ponzando sia sulla legge cosiddetta Cirinnà sia su quanto precedentemente la giurisprudenza aveva già fatto suo e , a fortiori ratione, rientra addirittura nel senso comune. Che proprio perché comune questo senso sfugge alla comprensione di Angelino Alfano e della sua piccola congrega, così come a personaggi di indubbia levatura e caratura come il Gasparri Maurizio o il Giovanardi Carlo, giusto per portare ad esempio due dall’acuminato sapere. 

Il senso comune vuole che in una disputa che veda coinvolto un minore il giudizio debba tener conto dell’interesse di questo e di null’altro. Ora detto così può parere fin troppo facile ed ecco allora la motivazione, orpellata come si conviene, che la Consulta, mai così benemerita, ha scritto: «Si rileva che la legge del 20 maggio 2016, numero76 (regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze) entrata in vigore il 5 giugno, non si applica, ratione temporis, ed in mancanza di disciplina transitoria, alla fattispecie, dedotta in giudizio.» Il che, chiarissimo per il Gasparri ed il Giovanardi, tradotto per i comuni mortali, significa che la legge sulle unioni civili non c’entra in modo alcuno con la decisione se far adottare un bimbo oppure meno alla compagna (nel caso specifico) della mamma o al compagno del papà. E questo in base alla legge 184 del 1983 che disciplina le adozioni in generale. La qual legge 184 stabilisce che nel processo adottivo va tenuto conto dell’interesse del minore che è prevalente rispetto a quello degli adulti. E fin qui a parte quelli dall’acuminato sapere ci si poteva arrivare facilmente. E quindi evviva che anche la Consulta ci sia arrivata. Evviva Evviva.

Però, come in tutte le grandi questioni che toccano la summa del pensiero e della vita c’è anche un però. In termini pratici l’interesse del minore non è dato una volta per tutte, come sempre, non è che la briscola sia la stessa ad ogni partita. Il minore evolve nel tempo e il suo interesse, che deve prevalere sempre su quello dell’adulto, può anche cambiare di segno. Ed arrivare pure al suo opposto. Quindi se è lecito oltre che ragionevole, pensare che una bimbina, intesa qui come sineddoche,  di tre, ma pure di quattro e foss’anche nove anni abituata a vivere con due mamme veda nel suo interesse essere adottata da quella che non l’ha partorita, la stessa cosa con uguale facilità non può essere data per assodata nel momento in cui questa passa dalla pubertà all’adolescenza. Poiché l’interesse di una adolescente è di molto diverso da quello della bimbina che fu. L’adolescenza è quella fase della vita nella qualle all’affermazione «Di mamma ce n’è una sola» di solito risponde «E meno male»

Una adolescente già soffre di suo la presenza di una sola mamma, asfissiante, impicciona e ficcanaso quanto basta, figurarsi cosa significhi per lei combattere e difendersi da due dello stesso genere che per definizione hanno le stesse caratteristiche essendo ambedue mamme. Si provi un po’ a ricordare il risveglio del mattino e la ciabatta “educativa” e si moltiplichi il tutto pr due. Se già è difficile nascondere il diario ad una, che al confronto Sherlock Holmes è un pivello, diventa  missione impossibile, nasconderlo a due. Senza contare poi il controllo pre uscita fatto doppio, il dover mostrare d’avere indossata la condottiera due volte, nonché sottostare al doppio interrogatorio in fase di rientro. E il doppio controllo sulle date fatidiche. E anche la doppia spiegazione del perché piaccia quel ragazzo e non quell’altro e alla fine doversi sorbirsi il doppio predicozzo sui fatti della vita. Per non dire del doppio racconto e del doppio pianto per le pene d’amore. Uno strazio. Che se si passa la vita stressate dai genitori e angariate dai figli (se ci saranno) la prima parte con due mamme deve essere assolutamente mortale. 

Senza dire degli effetti collaterali che colpiscono chi per sua ventura si trova a gravitare intorno a questa bizzarra famiglia e che magari di mamma ne ha una sola (beato). Questo non si capaciterà di dover sottostare allo sguardo indagatore delle due mamme della fidanzata. E delle doppie critiche. Problema mica da ridere. Quanti in coscienza avrebbero l’ardire di affrontare due suocere? E dover trangugiare la famosa zuppa della suocera che poi sono due? Cioè anche due zuppe? E magari essere costretto a chiamare entrambe mamma con l’incredibile situazione di averne addirittura tre? Detto seriamente potrebbe essere addirittura causa di divorzio per crudeltà mentale. Senza contare che: quanto può essere viziato un bambino con tre nonne?
Tutto ciò considerato varrebbe la pena che qualcuno dei sonnolenti parlamentari considerasse con la dovuta serietà la questione e sollevasse le fondamentali obiezioni di merito fino alla proposta di  legiferare sul fatto che l’interesse del minore con due mamme lo si debba considerare “a tempo”.  E dunque vada rinegoziato, come il debito di Roma, considerandolo variabile dipendente dall’età dell’adottato.
Comunque bene che la Corte Costituzionale sia intervenuta per rendere il buon senso parte integrante del diritto con tanto di sentenza. Non capita spesso.


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