Ciò che possiamo licenziare

sabato 21 maggio 2016

Giacinto Pannella detto Marco è morto.

L’ultimo regalo di Marco Pannella: il pianto degli ipocriti.  Gli interventi di Adriano Sofri e Giorgio Napolitano paradigmatici della trita retorica di sempre. Lacrime da vitelli nel pubblico mentre nel privato chissà. Comunque vale sempre il detto: dei morti non si deve che dire bene.

Marco Pammella morto a 86 anni
All’età di 86 anni, cinque in più della media degli uomini italiani, e con un paio di tumori, polmoni e fegato, nonché innumerevoli metastasi, Giacinto Pannella in arte Marco è morto. 
L’evento, date le premesse, tutto sommato ci sta. Quel che non ci sta è la caterva di paginate grondanti trita retorica che gli sono state dedicate. Gli interventi di Adriano Sofri su Il Foglio e di Giorgio Napolitano su l’Unità in questo sono paradigmatici, con l’aggiunta di quintalate di politici e giornalisti che si sono messi a lacrimare come vitelli. Pubblicamente. Nel privato invece chissà. Oggettivamente sia gli uni che gli altri muovono a pena. Chissà se Giacinto in arte Marco avrebbe apprezzato. Se si pensa all’inventore di assurdi calembour, liberale-liberista-libertario (le tre cose non stanno insieme neanche volendo forzare la logica) o fascista-sfascista, magari anche sì, alle personalità megalomaniche ed istrioniche gli eccessi piacciono. Però forse (dicesi forse) è fargli torto.

Quel che è certo è che i tanti lacrimanti sono sempre stati molto, ma molto lontano da lui, dalle sue idea e dalle sue provocazioni. Per esempio il referendum sull’abolizione del finanziamento ai partiti, tanto per dirne uno. Quello dove i lacrimanti sono stati oltremodo vergognosi. Qualcuno su Rai radio 3 ha detto: «c’è da chiedersi quanti di questi l’hanno votato» e s’è immediatamente risposto: «pochi.» O forse anche nessuno. Paccottiglia di scarto. Sono infatti gli stessi che lo ritenevano molesto. E molesto spesso Giacinto Pannella detto Marco lo è stato per davvero. Con certe sue invenzioni cervellotiche che davano l’idea di essere studiate più per tenere lui, tanto, e un poco anche il Partito Radicale, sotto l’occhio dell’opinione pubblica. Opinione pubblica che comunque si liberava delle sue provocazioni con una scrollata di spalle e non lo seguiva.  Ché qualche volta il buon senso vince. E le sue iniziative perse sono state più di quelle vinte. Ma questo ci sta quanto le iniziative sono tante: più ne fai e più ne vinci, più ne fai e più ne perdi.

Anche l’ultima delle sue battaglie, quella sulle carceri, ha avuto poco seguito soprattutto tra i suoi novelli lacrimanti. Una battaglia di poco costo e di molta resa  e forse proprio per il rapporto costo/resa l’interesse è stato poco. Come dire inversamente proporzionale.

I romani dicevano che dei morti si deve solo dire bene (de mortuis nihil sine bene dicendum est), cominciavano già ad essere democristiani prima del tempo. Sarà l’aria della capitale. I vitelli piangenti di oggi continuano nella tradizione. Qualcuno però si chiama fuori  e non ci sta.

1 commento:

  1. Ricordati che nel PRI lamalfiano (Ugo ovviamente) ci fu chi lo cacciò a pedate dal congresso di Genova.

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